Carceri, emergenza no stop anche nelle Marche

MOBILITAZIONE NAZIONALE DEI GARANTI DEI DETENUTI

ANCONA – di Giampaolo Milzi –

F&DcarceriCronica l’emergenza carceri, anche nelle Marche. “Nulla di nuovo sotto il sole”, che continua impietosamente a gettare una luce sinistra sui “temi fortemente critici del settore penitenziario anche nella nostra regione: sovraffollamento, carenza del numero di agenti di polizia penitenziaria e del personale di assistenza, situazione igienico-sanitaria preoccupante, pochissisme opportunità di lavoro per i detenuti”. Un quadro tratteggiato il 29 maggio scorso da Vittoriano Solazzi, presidente dell’Assemblea legistaltiva delle Marche, durante la conferenza stampa convocata assieme all’Ombusdman delle Marche Italo Tanoni. Un faccia a faccia coi giornalisti, voluto da Tanoni ad Ancona, nell’ambito della mobilitazione nazionale dei Garanti dei diritti dei detenuti volta a sollecitare il Governo Renzi ad adottare interventi immediati per fermare la violazione dei diritti umani negli istituti di pena italiani. Ombusdman e Garanti sono scesi con forza in campo spinti dalla recente sentenza con la quale la Corte Europea per i diritti dell’uomo ha condannato l’Italia proprio per “il livello disumano del suo sistema carcerario”. Tra le forti criticità nella Marche, quelle dell’assistenza sanitaria, già segnalata dal report del Garante dei diritti dei detenuti contenuto nella relazione 2013 di Tanoni: i reclusi patiscono i ritardi per le visite specialistiche, le cure odontoiatriche (in particolare l’applicazione delle protesi dentarie), le visite Inps per ottenere l’invalidità civile; in un carcere si è segnalato un caso di scabbia; particolarmente sofferente, per l’inadeguatezza di un’assistenza e di un sostegno mirati, la categoria dei detenuti tossicodipendenti, pari al 29% dell’intera popolazione carceraria, con solo l’11% trattato con terapia metadonica e il 17% dei ristetti che soffre di epatite C. “Altra percentuale di particolare rilevanza riguarda le patologie psichiatrice, pari al 21% e che, nella maggior parte dei casi, derivano o sono aggravate dallo stato detentivo costrittivo (…) La difficoltà di contenimento e di cura deriva, in parte, dalla discontinuità del sostegno dovuto ad un monte ore non sufficiente il trattamento psicologico dei ristretti”, si legge nel report del Garante. Sofferenze psicologiche che alimentano il tragico trend dei suicidi. Il 26 maggio ad Ancona, nel carcere di Montacuto, nel giro di poche ore un detenuto si è ucciso impiccandosi, un altro a cercato di togliersi la vita ma è stato salvato per miracolo.

Dall’inizio dell’anno, già 15 detenuti si sono tolti la vita in Italia.

Pure nella nostra regione il regime carcerario è spesso un regime di tortura. Anche per i deficit nell’assistenza sanitaria. “Assenti gli educatori, ridotti rispetto al passato gli orari delle visite neuropsichiatrice”, ha segnalato l’Ombusdman. E questo, nonostante da un anno e mezzo la competenza per l’assistenza sanitaria sia passata alla competenza delle Regioni. “La Regione Marche in questo breve periodo si è impegnata al massimo e la situazione complessiva è un po’ migliorata rispetto alla media nazionale. Ma ammetto che gli obiettivi che ci siamo posti sono stati raggiunti solo in parte, perché i fondi a disposizione sono inadeguati, anche per la scarsa o assente contribuzione dei Comuni”, ha dichiarato il presidente Solazzi. Il quale ha aggiunto di “aver più volte sollecitato l’assessore regionale alla Sanità, Mezzolani, a moltiplicare il suo impegno”.

Edi impegno istituzionale ne serve tanto anche per l’avviamento al lavoro. Trovare un’occupazione, una volta scontata la pena, è una chimera. Nelle carceci marchigiani solo il 4% dei detenuti lavora. Lavori, pealtro, di bassissimo profilo: addetti alle pulizie, alla cucina. Solazzi: “Potremmo fare di più se nelle ci fosse una legge regionale quadro di settore”. Sta di fatto, ha aggiunto, che “spesso anche nelle Marche resta inattuata la disposizione dell’art. 27 della Costituzione secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”.

A rendere appena meno nero il quadro generale nei sette istituti penitenziari marchigiani, l’inversione di tendenza per quanto riguarda il sovraffollamento, grazie anche all’entrata in vigore delle leggi Severino e Cancellieri:974 detenuti, di cui circa la metà stranieri, rispetto ai 1072 rinchiusi alla fine dell’anno scorso, e ai 1225 del 2012; la regione passa dal 5° al 10° posto nella classifica nazionale. Tanoni: “Ma le strutture restano in genere inadeguate, quelle di Fermo e Camerino andrebbero chiuse”.

Ci si consola con il fatto che, sempre nel 2013, in 2500 occasioni i detenuti sono stati coinvolti in attività sportive e/o culturali (in media 2,3 volte a testa). E che a Barcaglione di Ancona e nel carcere di Macerata Feltria (PU) si è iniziato ad attuare il regime di vigilanza attenuata.

Le Regioni hanno il compito di sorvegliare, vigilare e segnalare, e l’Ombusdman e il Garante svolgono in modo molto efficiente il loro lavoro – ha rimarcato Solazzi – ma sono le autorità nazionali competenti che devono affrontare le singole situazioni problematiche”. Lungo, quindi, l’elenco di richieste al Governo nazionale dei garanti italiani: tra queste la necessità di rifinanziare il Piano carceri, di attuare i decreti di espulsione degli stranieri detenuti, di ridurre i tempi di attesa per il giudizio definitivo (solo per citarne alcune) “Abbiamo inviato un documento comune al ministro Orlando – ha evidenziato Tanoni – chiedendo un incontro sui temi più importanti della realtà carceraria. Tra le urgenze, la nomina del Garante nazionale che ci farebbe sentire più tutelati”.

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All’approfondimento sopra riportato, va aggiunto che all’inizio del giugno scorso il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha “promosso” l’Italia per i “significativi risultati” ottenuti sul fronte del sovraffollamento delle nostre carceri. Sul punto è intervenuto con una nota Giuseppe Berretta, del PD. Ma, al di là dell’ottimismo e dell’entusiasmo, nel leggere la nota ci si rende conto che i “significativi risultati” sono riferiti solo all’aspetto della riduzione del sovraffollamento, peraltro in base a dati e statistiche contestati, in quanto ritenuti “inaffidabili e poco obiettivi” da molte associazioni che si occupano dell’emergenza carceri e dal Partito Radicale. Pubblichiamo in ogni caso la nota di Beretta (tratto da: www.giuseppeberretta.it/politica-italiana/carceri-ok-allitalia-dal-consiglio-deuropa del 5/6/2014)

Come sapete, da sottosegretario alla Giustizia nel precedente Governo mi sono speso molto e ho dato il mio contributo per mettere in atto alcune misure importanti volte a migliorare le condizioni dei nostri detenuti. Il responso del Consiglio d’Europa è un’ottima notizia per l’Italia, che premia l’impegno costante avviato con il Governo Letta e proseguito in maniera eccellente dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, un impegno interamente rivolto alla riduzione del sovraffollamento nelle carceri italiane e al miglioramento delle condizioni dei detenuti.

Nella decisione del comitato dei ministri sulla esecuzione della sentenza Torreggiani, con cui la Corte europea dei diritti umani aveva condannato l’Italia per le condizioni in cui erano costretti sette detenuti a causa del sovraffollamento carcerario, si legge che il comitato riprenderà in esame la questione “al più tardi nella sua riunione del giugno 2015” quando farà un esame approfondito sui progressi fatti.
In questo ultimo anno la questione carceraria e l’esigenza di garantire ai detenuti migliori condizioni di vita sono state considerate delle priorità, con interventi strutturali importanti per ridurre l’indice di sovraffollamento. Il ministero della Giustizia è intervenuto positivamente sui flussi penitenziari in entrata, evitando il ricorso al carcere nei confronti degli autori di reati di modesta pericolosità, ampliando e potenziando il trattamento rieducativo sul versante dell’accesso al lavoro e facilitando il ricorso alle misure alternative.
Oggi questi sforzi sono stati premiati e il responso del comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa è un ottimo segnale, un passo avanti verso condizioni detentive migliori che rendono il nostro un Paese certamente più civile. Rivolgo un apprezzamento particolare al lavoro che in questi mesi ha svolto il Ministro Andrea Orlando che attraverso una serie di misure, anche di carattere amministrativo, è riuscito a presentarsi in Europa con le carte in regola. C’è ancora molto da fare, tuttavia il responso odierno incoraggia il Paese ad andare avanti sulla via intrapresa.

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