Focus Rock & Diritto: Wish you were here, un quadro d’autore

 “So, so you think you can tell Heaven from Hell,

blue skies from pain.

Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil?

Do you think you can tell?

 

And did they get you trade your heroes for ghosts?

Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?

Cold comfort for change? And did you exchange

a walk on part in the war for a lead role in a cage?

 

How I wish, how I wish you were here.

We’re just two lost souls swimming in a fish bowl,

year after year,

running over the same old ground. What have we found?

The same old fears,

wish you were here “

“Allora, pensi di saper distinguere

il paradiso dall’inferno?

I cieli azzurri dal dolore?

Sai distinguere un campo verde

da una fredda rotaia d’acciaio?

Un sorriso da un pretesto?  

Pensi di saperli distinguere?

Ti hanno portato a barattare i tuoi eroi per dei fantasmi?

Ceneri calde con gli alberi?

Aria calda con brezza fresca?

Un freddo benessere con un cambiamento?

e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra

con il ruolo da protagonista in una gabbia?

Come vorrei, come vorrei che fossi qui

Siamo solo due anime sperdute

Che nuotano in una boccia di pesci

Anno dopo anno

Corriamo sullo stesso vecchio terreno

E cosa abbiamo trovato?

Le solite vecchie paure

Vorrei che fossi qui”

17 GIUGNO 2012- Oggi voglio iniziare il focus musicale regalandovi subito il testo e la traduzione di una delle canzoni in assoluto più scolpite nella mente e nel cuore degli appassionati del rock  e in genere di quelle emozioni che solo grandi artisti sono in grado di far vivere e sentire.
Credo che la musica sia veramente una forma d’arte e che anche nella musica ci siano capolavori ed artisti indimenticabili, unici.  Il brano, Wish you were here (Vorrei che fossi qui) , è una perla rara inserita nell’omonimo album dei Pink Floyd del 1975 ed  è il magnifico risultato della collaborazione musicale tra David Gilmor e Roger Waters.
La versione originale di Wish you were here è contraddistinta da iniziali suoni confusi che dipingono con pennellate da maestri di altri tempi un quadro incredibilmente ipnotico, affascinante. Ascoltatela e provate ad immaginare: alcune persone in una stanza che ascoltano una vecchia radio, la frequenza viene cambiata più volte finchè non viene fermata sul discorso di un uomo ed una donna, che sembrano discutere. Il cambio di stazione alla radio continua, si sente un accenno della quarta sinfonia di Caikovskij fino ad arrivare a quella in cui si sente l’intro di Wish you were here.

Un inizio magico reso ancora più magico dal suono di una seconda chitarra che accompagna quello della prima, l’idea evocata è quella di qualcuno che in quella stanza  suona  il brano con una chitarra …  è lo stesso David Gilmor ad eseguirlo, è cosi presente che sembra quasi di poterlo vedere. L’”opera d’arte” poco prima di chiudersi, prima del delicato suono del vento,  lascia  spazio ad un assolo di violino  eseguito dal violinista jazz Stéphane Grappelli, ex membro del Quintette du Hot Club de France.

E’ il 1977 quando la canzone viene per la prima volta eseguita live ed è subito innamoramento per la folla, un colpo di fulmine che si ripete ogni volta che già dalle prime note dell’intro diventa riconoscibile, quelle note che danno al brano un segno distintivo,unico, come una pennellata di Vang Gogh.
Per dieci anni non viene più eseguito, per riascoltarlo dal vivo i fan devono aspettare il 1987. Nel 2004, Rogers Waters ed Eric Clapton eseguirono la canzone in occasione dello Tsunami Aid e l’anno successivo durante il Live 8 Waters ritorna a suonare con i suoi ex compagni a Londra per eseguire ancora una volta questo fantastico brano.
Nel 2011 la riedizione dell’album Wish You Were Here (Immersion) regala ai fan  una versione inedita  con protagonista il violino di Stéphane Grappelli; per chi ha nel cuore questa canzone non può che rimanere estasiato nel sentire il suono del violino che dolcemente ti accompagna nell’ascolto. Un vero capolavoro, uno di quelli che rimangono sempre e comunque nel cuore.

In tanti ritengono che Wish you were here sia dedicata, come gran parte dell’album omonimo, all’ex componente dei Pink Floyd Syd Barret (si rilegga il focus musicale https://www.fattodiritto.it/focus-rock-syd-barret-diamante-dei-pink-floyd/). Non è chiaro se questo brano e l’intero album siano nati già con l’intento di dedicarlo al caro Syd Barrett ma quello che è certo è che i testi e la musica di quasi tutte le canzoni sono impregnate di un forte senso di amicizia e a tratti anche di tristezza.

Melodia da brivido, testo semplice ma carico di significato, un pezzo di storia della musica di tutti i tempi piena di una dolcezza mista a rimpianto per una persona cara che non è riuscita a continuare nel cammino intrapreso perdendosi invece nel buio profondo della propria mente.
Anche la copertina del disco Wish you were here è un’icona nella storia della discografia: due uomini non in una strada qualunque ma negli studi di registrazione della Warner Bros  che si stringono la mano, uno vestito come un uomo d’affari con occhiali scuri, l’altro, chinato un po’ in avanti, quasi in segno di riverenza, forse una potenziale nascente stella della musica.

Quando penso ad un quadro di Van Gogh davanti agli occhi ho pennellate cariche e dense di colori, forti come le emozioni che ogni singola pennellata sembra portare con sé sulla tela … ho in mente un quadro su tutti “Notte stellata”… allo stesso modo quando penso ad una canzone dei Pink Floyd nella mente e nel cuore ho tante canzoni ma una su tutte Wish you were here.

VALENTINA COPPARONI

 

 

Pink Floyd – Wish You Were Here feat – Stèphane Grappelli  – Wish You Were Here Immersion Set

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