Focus Rock & Diritto: Syd Barret, il “diamante” dei Pink Floyd

DIECI ANNI DALLA MORTE DEL GRANDE MUSICISTA INGLESE

di Valentina Copparoni

Sin dalla prima infanzia, Syd Barret dimostra di avere un talento artistico innato, brillante come la sua mente e si dedica alla pittura oltre che alla chitarra. Nato a Cambridge nel gennaio 1946, frequenta il Cambridge College Of Arts and Technology  dove incontra David Gilmor e nel 1964 si trasferisce a Londra dove è in contatto con Roger Waters, che assieme a Nick Mason e Rick Wright ha in progetto di formare una rock band. Su questo progetto Barret, che si fa chiamare Syd in omaggio a un musicista jazz di Cambridge, imprime un’impronta indelebile sin dal nome: infatti è lui a proporre per il nascente gruppo il nome Pink Floyd Sound (poi abbreviato in Pink Floyd) ispirandosi ai suoi preferiti bluesmen americani Pink Anderson e Floyd Council (nonostante lui dica che siano stati gli extraterrestri a suggerirgli il nome!).

La complessa e carismatica personalità di Syd diventa subito la forza trainante della band : Syd è bello, ha una mente geniale, strega il pubblico quando sale sul palco ed ha un talento artistico innato grazie al quale nasce “The piper at the gates of dawn”, il primo album dei Pink Floyd che nel 1967 diventa uno dei dischi simbolo della stagione psichedelica e  del cd “flower power”.
Ma il successo sempre più travolgente sia personale che della band lo trascinano paradossalmente sempre di più nell’uso massiccio di lsd e altre sostanze allucinogene che gli provocano un inevitabile annebbiamento della mente e  lo portano a chiudersi in se stesso e ad assumere comportamenti sempre più eccentrici, imprevedibili, che mettono in difficoltà gli altri componenti dei Pink Floyd che a volte si trovano  sul palco  con Syd che resta immobile con lo sguardo fisso nel vuoto.
La situazione diventa tanto problematica che la band decide nel 1968 a reclutare Gilmour come secondo chitarrista ma di lì a poco Syd uscirà completamente dalla scena dei Pink Floyd lasciando però un segno indelebile nella storia, nella musica e nei cuori dei componenti della band che vivono in maniera fortemente dolorosa il declino improvviso di Syd. L’amico Roger Waters nel 1975 scrive “Shine On Your Crazy Diamond”, uno dei brani più belli dei Pink Floyd forse proprio perchè si legge dietro quella musica e quelle parole un affetto ed un legame intenso per l’amico Syd. Dopo l’abbandono dai Pink Floyd il declino di Syd diventa ancora più drammatico: si chiude completamente in se stesso, non parla, è calvo e terribilmente gonfio e sentire parlare della band, che in qualche modo continua a considerare parte di sé, lo fa precipitare ancora di più velocemente nell’abisso. La sorella di Syd decide quindi di tenerlo il più possibile lontano da tutto quello che per lui è stato il passato ma che comunque continua a vivere quotidianamente  il suo presente, l’unico incontro con la band  avviene nel 1975 nello studio di Abbey Road mentre il gruppo sta producendo l’album “Wish you were here” il cui singolo nel 2005 durante il Live 8 verrà dedicato da Roger Water proprio al caro Syd.
Negli anni successivi non solo le sue condizioni mentali ma anche quelle fisiche peggiorano sempre di più: diabete ed ulcere gastriche  lo dilaniano fino a che gli viene diagnostico un cancro allo stomaco che lo porterà via nel 2006 all’età di 60 anni.
Dopo la sua morte la casa di Hills Road e gli oggetti vengono venduti all’asta; nel 2007 i Pink Floyd salgono sul palco per eseguire “Arnold Layne” durante un concerto tributo “Syd Barrett – Madcap’s last laugh”.
Nel 2010 viene pubblicata “An introduction to Syd Barret”, un’ antologia curata da David Gilmour in cui si uniscono il repertorio solista e quello con i Pink Floyd.

Syd è stato spesso definito un “diamante” la cui luce anche dopo il declino e la morte ha continuato a splendere … per questo voglio lasciarvi con il brano “Shine On Your Crazy Diamond” e con le indimenticabili parole e musica di  “Wish You Were Here”.

So, so you think you can tell Heaven from Hell, 

blue skies from pain. 

Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil?
Do you think you can tell?

And did they get you trade your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change? And did you exchange
a walk on part in the war for a lead role in a cage?

How I wish, how I wish you were here.
We’re just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground. What have we found?
The same old fears,
wish you were here”

“Allora, pensi di saper distinguere 
il paradiso dall’inferno?
I cieli azzurri dal dolore?
Sai distinguere un campo verde
da una fredda rotaia d’acciaio?
Un sorriso da un pretesto?
Pensi di saperli distinguere?
Ti hanno portato a barattare i tuoi eroi per dei fantasmi?
Ceneri calde con gli alberi?
Aria calda con brezza fresca?
Un freddo benessere con un cambiamento?
e hai scambiato un ruolo di comparsa nella guerra
con il ruolo da protagonista in una gabbia?
Come vorrei, come vorrei che fossi qui
Siamo solo due anime sperdute
Che nuotano in una boccia di pesci
Anno dopo anno
Corriamo sullo stesso vecchio terreno
E cosa abbiamo trovato?
Le solite vecchie paure
Vorrei che fossi qui
 “

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