Vent’anni di Anconetangraffiti

UNA LUNGA STORIA DA VALORIZZARE

- Ancona – di Giampaolo Milzi -

2 peschereccio decorato AAncona capitale dei graffiti”. No, mica stiamo prendendovi per il vostro lato B… Il virgolettato racchiude un titoletto di una delle news brevi pubblicate proprio nel numero 2 del nostro neonato Urlo. Correva la primavera del 1993. Ancona capitale dei graffiti era un auspicio che prendeva atto di un evento rivoluzionario nell’ambito di un fenomeno di per sé rivoluzionario, quello del graffitismo. Semplice ma eccezionale: per la prima volta un buon numero di writers cittadini stringeva un accordo con l’Amministrazione comunale per una sorta di legalizzazione del wall painting stradaiolo; Renato Galeazzi e Fabio Sturani, allora rispettivamente sindaco e assessore alle Politiche giovanili, mettevano a disposizione 5 milioni di lire per l’acquisto delle bombolette di vernice spray e alcuni muri per dare libero sfogo creativo agli artisti dello spruzzo colorato. Risultato, grige pareti della periferia urbana oggetto di variopinte quanto suggestive creazioni artistiche al termine di due giorni di performance, il 28 e 29 maggio, seguita il 30 da una conferenza tenuta dal prof. Lapassade, docente dell’Università Parigi VIII, esperto mondiale del tema. Un successo strepitoso, tanto da meritare il bis con una due giorni nel giugno del ’94.

Una leggenda metropolitana molto vera recita che già dalla fine degli anni ’80, importata da un gruppo di ragazzi anconetani reduci da un viaggio a New York, la cultura hip hop e della street art – di cui il graffitismo, assieme a rap e break dance, è la principale espressione – aveva iniziato a mettere radici nel capoluogo marchigiano. In modo ulltra liberatorio quanto trasgressivo. A suon di musica “black”, ogni superficie più o meno piatta dell’architettura urbana era diventata buona per essere marchiata con “tags” – indecifrabili scritte-firma dei bombolettari pirata – e abbellita con graffianti pitture. Ad Ancona i writers erano divisi in bande, si contendevano fette di territorio, agendo soprattutto di notte, per sfuggire alla caccia delle forze dell’ordine. Non si “salvavano” nemmeno i vagoni dei treni in stazione. Proprio come avveniva già da un pezzo negli Usa e in altre città europee e italiane. La provinciale Ancona pioniera nel settore. Con tanto di giovani capi-scuola.

Eppure Ancona non divenne capitale dei graffiti. Perché le istituzioni non furono capaci di valorizzare la street art. Al biennio ’93-’94 seguirono anni di polemiche, continuò la caccia ai graffitisti. Bollati semplicisticamente come vandali. Un clima pesante, per la sempre più folta categoria, interrotto solo da una convention nazionale – più o meno alla fine degli anni ’90 – messa in scena all’edificio Panettone e al rione Q2.

In ogni caso la scena del graffitismo tirò dritta. Acquisendo sempre più spessore artistico, facendosi conoscere e apprezzare, anche all’estero, con tour e fanzine autoprodotte. Fino all’inizio del terzo millennio. Quando scese in strada l’associazione MAC, fortemente impegnata, appunto, anche e soprattutto nella promozione della street art. Con l’Amministrazione comunale fu di nuovo collaborazione. Per tre anni, 2008, 2009, 2010, Ancona finì anche sui giornali nazionali per aver ospitato le edizioni del Festival d’arte contemporanea nello spazio urbano “Pop Up!”. Che puntò sapientemente sull’area portuale e sul mare, l’anima storica della città. Di grande e innovativo spessore artistico e culturale il bilancio di quelle tre formidabili edizioni: una trentina di pescherecci dipinti, una quindicina di opere di wall painting e poster-art con creativi di calibro internazionale, affiancati da autori locali come Blast, Run, Allegra Corbo, William Vecchietti, Maurizio Senatore, Yuri Romagnoli, Moon8fusion Crew; dipinti anche due imponenti silos (dal senigalliese Blu e dal bolognese Ericailcane), le facciate del mercato ittico (dal romano Andreco,) e del padiglione cooperativa pescatori (dai romani Sten e Lex), i piloni dei retrostanti svincoli stradali dello scalo marittimo. Poi lo straordinario murale all’uscita della galleria San Martino, quello con la madonna e il bambinello con le teste capovolte sullo sfondo di un inquietante panorama metropolitano (realizzato a sei mani dal milanese Ozmo, dal polacco M-City e dall’anconetano Run). E ancora, il ciclo pittorico di Ericailcane all’interno di Porta Pia (ma ci siamo limitati a fare alcuni esempi).

Ancona capitale dei graffiti? Si può, lo dimostra questa storia di grandi e “sempre giovani” potenzialità, in gran parte ancora inespresse, che vi abbiamo in sintesi raccontato. Ora ci riprovano con un concorso, insieme, l’associazione A20 e il Comune. Speriamo che stavolta il rinato feeling fra la scena graffitista e l’istituzione municipale duri a lungo, senza pause. Della serie “saranno famosi”, pop davvero.

(articolo tratto da Urlo-mensile di resistenza giovanile)

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