‘The million women study’, una ricerca contro il cancro al seno

TRA CONFERME E NUOVE PROSPETTIVE NELLA CURA DEL TUMORE DELLA MAMMELLA

del dottor Giorgio Rossi (Oncologo)

UnknownE’ stato pubblicato sul British Journal of Cancer il resoconto della ricerca, denominata The Million Women Study, coordinata dall’Università di Oxford con la collaborazione del Cancer Research U.K. e National Health Service Inglese che evidenzia le differenze che ci sono nell’incidenza del tumore al seno tra donne bianche, asiatiche e nere. Dal 1996 al 2001 sono state arruolate più di un milione di donne bianche, 6 mila asiatiche e 5 mila di colore di età da 50 anni e in su che accedevano allo screening mammografico per il tumore al seno. Sono stati valutati dei fattori di rischio classici come lo stile di vita, le abitudine dietetiche ( in particolare l’uso di alcol), il numero di gravidanze e l’allattamento al seno, l’uso di terapie ormonali supplementari alla menopausa ed inoltre fattori genetici.

Globalmente è risultato che sono le donne bianche ad avere i maggiori rischi di ammalarsi di tumore al seno, seguite dalle donne di colore che hanno una probabilità ridotta del 15% e dalle asiatiche per le quali questa probabilità arriva al 18%. Viene confermato che avere più figli ed allattarli per lungo periodo rappresenta un fattore protettivo: le donne bianche hanno in media 2.1 figlio e allattano nel 69% dei casi, mentre per le asiatiche questa percentuale sale a 2.7 e per le donne di colore a 2.9 con una abitudine all’allattamento che supera l’80% dei casi.

L’alcol invece rappresenta un fattore favorente il rischio; si è visto che solo il 23% delle donne bianche non usa alcol, a fronte del 38% delle donne di colore e del 75% delle asiatiche . Inoltre la dieta ; per le donne bianche sovrappeso e obesità incidono meno nel rischio rispetto ad asiatiche e nere, ma mantenere il giusto peso con adeguata dieta associata ad una altrettanto adeguata attività fisica rappresenta una valida attività di prevenzione per tutti.

Un altro elemento che aumenta il rischio di tumore al seno è rappresentato dall’uso degli ormoni sostitutivi in menopausa. Sono le donne bianche che ne fanno il maggior uso, 85% dei casi contro il 29% delle donne di colore e il 22% delle asiatiche .

Anche i fattori genetici sembrano a svantaggio delle donne bianche che presentano il 10% di probabilità di avere un familiare ammalato di tumore al seno contro il 7% delle asiatiche ed il 5% delle nere.

Lo studio pur non evidenziando delle novità assolute, conferma dei dati già conosciuti e questo rappresenta un elemento sempre di grande valore scientifico : la riproducibilità. Ha grande valore per l’elevato numero di persone osservate che è fattore di fondamentale importanza per gli studi epidemiologici. Inoltre rappresenta un valido strumento di sanità pubblica in quanto indica ai cittadini dei validi sistemi di prevenzione attraverso il cambiamento di alcune abitudini di vita.

A fronte di tali studi, come detto sempre di grande valore scientifico, vengono però proposti da vari ricercatori nuovi indirizzi di studio primo tra tutti quello riguardante i cosiddetti “ perturbatori endocrini”. Non infrequentemente si osservano persone malate di tumore al seno che non hanno alcun fattore di rischio, in questi casi, trattandosi di un tumore sicuramente indotto da fattori ormonali, si ipotizza la responsabilità della malattia a sostanze chimiche che interferiscono in qualche modo sul delicato e complesso equilibrio ormonale degli esseri umani ed anche degli animali.

I perturbatori endocrini sono sostanze di origine naturale o artificiale che possono interferire con il sistema ormonale ; numerosi prodotti di uso quotidiano contengono tali sostanze e le persone ne possono essere esposte attraverso l’ambiente o l’alimentazione. Quelli sintetici sono presenti nei pesticidi, nelle apparecchiature elettroniche, nei prodotti per l’igiene personale, nei cosmetici . Quelli naturali sono rappresentati dai fitoestrogeni prodotti dalle piante come ad esempio gli isoflavoni nella soia e il resveratrolo nell’uva e nel vino.

Ma sono soprattutto verso le sostanze chimiche sintetiche che si rivolgono le maggiori attenzioni sia dell’ONU con il programma per l’ambiente Unep e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che affermano che a tutt’oggi esistono numerose sostanze chimiche sintetiche i cui effetti perturbatori sul sistema endocrino non sono stati testati e potrebbero avere effetti non trascurabili sulla salute e raccomandano, pertanto, di proseguire le intense ricerche internazionali condotte da più di dieci anni che non hanno ancora chiarito in modo definitivo questo ulteriore minaccia per la salute pubblica.

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