“Ombrina Mare”: il progetto della piattaforma al largo della costa abruzzese tra favoritismi e proteste

ombrina mareChieti, 9 GIUGNO ’13 – “Ombrina Mare” è un progetto della Medoilgas Italia, avente come obiettivo l’installazione di una piattaforma petrolifera e di una nave-raffineria al largo della costa abruzzese. Si prevede lo scavo di 4 o 6 pozzi a 5 chilometri di distanza dalla costa, circa 40 chilometri di tubature, raffinazione e stoccaggio del greggio a circa 7 chilometri dalla piattaforma, quindi a 12 dalla costa.

Il progetto è stato fin da subito aspramente criticato da ambientalisti, titolari di bagni e gente comune per i possibili danni che potrebbero derivare all’agricoltura, all’ambiente, al paesaggio, alla salute marina e di conseguenza al flusso turistico della costa teatina.

Il 13 aprile ha visto la luce un corale documento di protesta firmato da 46 comuni, 178 associazioni e movimenti, la provincia di Chieti, le diocesi di Chieti, Pescara e Lanciano. Il wwf, invece, ha presentato una diffida al ministero dell’Ambiente, Direzione generale per le valutazioni ambientali, secondo la quale il giudizio positivo n. 1154 di compatibilità ambientale del progetto, emesso il 25 gennaio 2013, va immediatamente ritirato “in quanto completamente illegittimo e abnorme” perché un precedente giudizio negativo, emesso nell’ottobre 2010, “doveva essere immediatamente definito in senso ostativo con un provvedimento di rigetto”, sulla base della legge vigente al tempo.

Facciamo un passo indietro per cercare di capire quest’intreccio politico-legislativo che trova in Italia sempre terreno fertile.

L’istanza per la pronuncia di compatibilità ambientale era stata avanzata dalla Medoilgas il 3 dicembre 2009 e il 7 ottobre 2010, venne adottato un giudizio negativo. Sulla base della legge in vigore a quel tempo e secondo la denuncia del wwf, la questione doveva bloccarsi e quindi il progetto arenarsi ed affondare in forza “della normativa vigente in quel momento e del giudizio negativo già espresso dalla Commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale, ndr). Risulta invece che il procedimento sia stato congelato e sospeso contravvenendo alle più elementari regole – generali e settoriali – che disciplinano i procedimenti amministrativi (e in particolare quelli riguardanti i progetti di coltivazione dei giacimenti di idrocarburi), che imponevano la chiusura del procedimento”, spiega l’avvocato Herbert Simone.

Allora perché si è arrivati alla valutazione di compatibilità? Il deputato 5 stelle abruzzese, Gianluca Vacca, ricorda che “il problema sollevato dalla diffida non poteva essere sfuggito al Ministero poiché noi stessi lo evidenziammo già più di un mese fa e anche nella mozione parlamentare presentata un mese fa, il 9 maggio”. Si tratta di una irregolarità di una gravità assoluta: “è come se durante un processo il giudice, dopo aver accertato la colpevolezza dell’imputato, sospenda il giudizio per alcuni anni in attesa che una nuova legge cancelli il reato, così da dichiarare innocente l’imputato”. Infatti, la modifica della legge con il Decreto sviluppo 2012 ha riabilitato il progetto “Ombrina Mare”, con la connivenza del Ministero dell’Ambiente, il quale avrebbe favorito il progetto non respingendolo quando la legge lo richiedeva e aspettando la correzione legislativa che  è stata fatta, sottolinea ancora il deputato 5 stelle, “dal governo di cui faceva parte Clini, nel 2012 ministro dell’Ambiente ma da molti anni dirigente dello stesso Ministero”.

Stando così le cose, acquisirebbe senso la lettera di ringraziamento del giugno scorso della Medoilgas indirizzata proprio all’allora ministro. Con tale lettera, la società petrolifera dice grazie per quanto fatto dal Governo per aver messo “riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore”.

Ad oggi manca ancora una risposta del Ministero alle sollecitazioni del Movimento 5 Stelle che chiede spiegazioni riguardo alla vicenda.

Ma, andando oltre alle questioni e ai meccanismi di favori e favoritismi, la protesta contro l’insediamento della piattaforma non si ferma al M5S e al WWF, ma trova voce anche nella Conferenza episcopale dell’Abruzzo e Molise, la quale ha emesso recentemente una nota molto esplicita: “Fermate “Ombrina Mare”, fermate ogni progetto petrolifero e di sfruttamento selvaggio dell’ambiente naturale, difendete il Creato, ponete la sua salvaguardia al centro di una politica che sia perseguimento del bene comune”.

I motivi di tanta protesta non sono difficili da individuare. Parla Dante Caserta, presidente del WWF Italia: “Tanta opposizione si spiega facilmente. Siamo sulla costa teatina, di fronte a un’area individuata come parco nazionale e che sta sviluppando un’economia legata al turismo ambientale. Diventa inaccettabile la costruzione di un impianto petrolifero che avrà inevitabilmente un massiccio impatto ambientale soprattutto per l’impianto di desolforazione e pretrattamento sulla nave collegata. Occorre che il ministero intervenga al più presto”.

Da mesi circola uno studio della professoressa Maria R. D’Orsogna, abruzzese di nascita, ma da anni docente di Matematica applicata e dell’Istituto per la sostenibilità della California State University di Northridge, Los Angeles. La professoressa parla di “totale incompatibilità del progetto sia con l’attuale assetto naturale e antropologico sia con tutte le future linee di sviluppo della costa teatina”.

La Medoilgas, dal canto suo, si difende attaccando la credibilità della studiosa, la quale viene screditata da fonti aziendali: “una professoressa di matematica che vive negli Stati Uniti e non ha alcuna competenza in geologia degli idrocarburi. Il suo blog è un “no” a tutto. Si erge a esperta di un settore e di tecnologie che non conosce con l’intento di fomentare allarmismo e preoccupazione su qualsiasi progetto di esplorazione e produzione di petrolio e gas, specie se in Italia, dove ogni giorno paghiamo il dazio di un milione e mezzo di barili di petrolio importati dall’estero, per non parlare del gas”.

Per quanto riguarda il rischio ambientale e turistico la Medoilgas dice che “Decenni di attività in Adriatico, dove sono presenti un centinaio di piattaforme (e dove, nonostante la scoperta di nuovi giacimenti, la produzione sta calando per la paralisi delle autorizzazioni), dimostrano i livelli di sicurezza raggiunti da questi impianti e rendono inaccettabili e prive di fondamento le affermazioni sulla probabilità o inevitabilità di incidenti. In regioni adriatiche con più piattaforme a mare, anche più vicine alla costa rispetto a quella di “Ombrina”, il turismo è cresciuto più che in Abruzzo ed è persino ridicolo affermare che vi possano essere rischi per l’agricoltura”. Dura è anche la critica al WWF e alle associazioni ambientaliste, le quali “hanno un approccio radicale e totalitario, tale da aver minato la loro stessa credibilità. Si oppongono a ogni nuova infrastruttura e non certo solo a “Ombrina”. Distorcendo numeri, ignorando le evidenze tecnico-scientifiche ed evocando il rischio di ogni genere di incidenti stanno compromettendo qualsiasi opportunità di sviluppo economico, sociale e occupazionale. Le riserve di “Ombrina” corrispondono al bisogno di petrolio dell’intero Abruzzo per quattro anni. Il giacimento vale oltre un miliardo di euro tra investimenti e fiscalità e può dare molto ossigeno all’economia del territorio. Tutto ciò con elevati standard di sicurezza, pubblici e documentati, per le persone e per l’ambiente”. Quanto alla Conferenza episcopale, Sergio Morandi ribatte di persona con il dovuto tatto: “abbiamo la sensazione che ai vescovi, a cui noi cattolici obbediamo dal punto di vista spirituale, sia stata rappresentata una visione molto di parte del progetto. Su queste tematiche, siamo dell’idea che un confronto aperto, anche pubblico ove i vescovi lo ritengano, potrebbe rappresentare un momento di sviluppo di quel bene comune cui si ispira l’intera dottrina sociale della Chiesa”.

Staremo a vedere come questa storia finirà: da una parte gli interessi economici e le possibilità occupazionali e di maggiore autonomia che un tale progetto certamente offre, dall’altra il rischio ambientale con conseguenti ricadute sul piano del turismo, degli interessi economici di chi col turismo riesce a lavorare. Ricadute altrettanto inevitabili e non raggirabili di fronte ad un compromesso che non sembra possibile raggiungere.

MOSE’ TINTI

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