La terra dei fuochi, un male che brucia!

L’ANALISI MEDICA E GIURIDICA DELLE QUESTIONI LEGATE AI RIFIUTI TOSSICI

di dottor Giorgio Rossi e Avv. Tommaso Rossi

UnknownDegli avvenimenti accaduti negli ultimi mesi dell’anno appena compiuto, penso che meriti ritornare per alcune considerazione sulla triste vicenda della “ Terra dei Fuochi”.Una vasta area situata tra le provincie di Napoli e Caserta e comprendente ben 57 comuni ed un numero molto più alto di siti di stoccaggio di rifiuti illegali e soprattutto tossici sotto il controllo della malavita organizzata. Fin dagli anni 80 del 900 la camorra si buttò a capofitto sul traffico dei rifiuti offrendo prezzi stracciati per lo smaltimento di rifiuti urbani ed ancor più, in proporzione, per quelli speciali; nasceva l’Ecomafia. Finora sono stati 22 i pentiti di Ecomafia fino a Carmine Schiavone, oggi il pentito più famoso per le rilevazioni fatte in tivù negli ultimi mesi del 2013, che peraltro aveva già reso nel lontano 1996. Pertanto un problema antico conosciuto dalle autorità competenti e dai cittadini della zona che molto spesso hanno denunciato . Dal 2000 a oggi le inchieste giudiziarie sui rifiuti tossici sono state 33 solo a Napoli e 73 nel resto della Campania ; ben 311 sono state le ordinanze di custodia cautelare , 448 le persone denunciate , 116 le aziende coinvolte. Ma il problema è lungi dall’essere risolto.

Se almeno si è tentato di tutelare la legalità, al bene più prezioso di un cittadino, che è la salute, chi ha pensato? Lo Stato cosa ha fatto per salvaguardare i propri cittadini.

Ancora una volta, questo avvenimento, ha dimostrato quanto sia farraginosa ed inefficiente l’apparato dello Stato per affrontare in modo razionale un problema di enorme interesse pubblico.

Siamo dovuti venire a conoscenza dell’allarmante situazione dal rapporto completo dei militari USA sui rischi dei rifiuti tossici in Campania. Per tutelare i propri concittadini, militari delle basi NATO in Campania e le proprie famiglie, il comando dell’US Navy di Napoli ha effettuato l’unico grande studio esistente sugli effetti delle discariche clandestine e rappresenta la sola diagnosi completa dei mali. Oltre due anni di esami, dal 2009 al 2011, costati circa 30 milioni di dollari, attraverso i quali è stata scandagliata un’area di oltre mille chilometri quadrati, analizzando aria, acqua, terreno di 543 case e dieci basi militari statunitensi e sono state individuate 214 sostanze nocive. Gli esperti americani hanno individuato luoghi con rischi inaccettabili per la salute sparsi ovunque nelle due provincie di Napoli e Caserta . Ci sono tre aree rosse intorno a Casal di Principe, Villa Literno, Marcianise, Casoria e Arzano dove viene vietato di prendere casa; nei grandi complessi statunitensi di Capodichino e di Gricignano d’Aversa le minacce per la salute sono considerate accettabili a condizione che il personale vi resti mediamente per 2.2 anni e mai oltre 6 anni. I dati maggiormente negativi riguardano l’acqua ove, per inquinamento delle falde, sono stati riscontrati livelli nocivi di tetracloroetene sostanza cancerogena usata come solvente industriale;la diossina invece non è apparsa superiore ai livelli consentiti; particolarmente preoccupante la radioattività superiore ai livelli d’allarme, rilevata nell’acqua e derivante dall’uranio nella zona di Casal di Principe e Villa Literno, proprio dove il pentito Carmine Schiavone ha affermato che camion provenienti dalla Germania sversavano fanghi radioattivi nelle discariche.

E che dire della filiera agroalimentare? Anche qui informazioni scarse e frammentarie, tra allarmismi e tendenza a minimizzare ed intanto forte calo dei consumi dei uno dei più rappresentativi prodotti della zona, la mozzarella di bufala.

In un quadro così compromesso è evidente che danni alla salute sono inevitabili ed infatti abbiamo sentito parlare di aumento dei tumori, ma non sappiamo quali tipi di tumore, se è presente un tipo di tumore prevalente, quali fasce di età sono prevalentemente colpite, se è aumentata sia l’incidenza che la mortalità per tumore. Tutti dati che non rappresentano solo statistiche, ma avrebbero dovuto accendere i campanelli d’allarme ed anche ora sarebbero guida per una mappatura del territorio ed una attuazione di una ipotetica bonifica fatta ovviamente per gradi iniziando da dove il pericolo è maggiore. Le fonti utilizzate sono quelle provenienti da alcune ASL attraverso l’aumento della richiesta di esenzione ticket per malattia tumorale, corrispondente al codice 048, verificatesi in questo ultimo decennio. Oppure un gruppo di volenterosi medici di famiglia che consorziandosi hanno registrato tra i loro pazienti un incremento di malattie oncologiche, specie tra i bambini con incremento di leucemie e linfomi. O ancora il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello che ha denunciato un incremento significativo dei funerali tra i suoi parrocchiani dovuto per il 70% a morte per tumore.

Anche se significative ed utili, non sono però queste le fonti che un paese civile dovrebbe utilizzare. Manca in quella zona, come in molte altre regioni italiane, il Registro Tumori. Strumento indispensabile per una corretta raccolta dati, relativa ad una determinata area geografica, ove mediante precise e assolutamente attendibile fonti vengono registrate sia l’incidenza che la mortalità per tumore suddivise per anno, età , tipo di tumore ecc. Purtroppo in Italia i registri tumori sono funzionanti ancora solo in poche regioni, spesso hanno una valenza piuttosto circoscritta come una provincia o addirittura una città. In Campania in realtà nel 2010 con delibera regionale è stato istituito il Registro Tumori, ma a tutt’oggi sembrerebbe ancora scarsamente funzionante.

Ora sembra che qualcosa si muova. Il Governo Letta ha approvato il decreto “Terra di Fuochi” ove oltre all’aspetto sanzionatorio che prevede il reato di combustione dei rifiuti, oltre allo stanziamento di fondi per la bonifica, pensa anche alla salute dei cittadini nell’immediato , con la perimetrazione delle aree inquinate che diventeranno aree no-food, terreni non più coltivabili. Speriamo che dopo tanti anni trascorsi, siamo ancora in tempo a recuperare il tempo perduto; certamente mai saremo in grado di sapere quanto è stato il costo in vite umane di tale disastro ambientale.

Ma quali sono le novità del decreto legge? Analizziamo i profili giuridici:

Con il decreto legge approvato è stato finalmente introdotto nell’ordinamento penale italiano il reato di combustione dei rifiuti, per provare a porre un freno ai roghi tossici e nocivi dei cumuli di “monnezza”, spesso di origini sconosciute, abbandonata. Il decreto ha inoltre previsto la perimetrazione delle aree agricole interessate e della campagna (per distinguere le aree contaminate da quelle sane),  un accurato controllo entro 150 giorni di tutti i suoli e un’accelerazione delle procedure per le bonifiche, oltre alla possibilità dell’uso dei militari per le azioni di contrasto in tal materia.

L’area denominata Terra dei Fuochi, tra Napoli e Caserta, spesso regno indisturbato dei clan camorristici, diventa sorvegliata speciale, e lo Stato cerca di disciplinare con risposte organiche e non solo emergenziali un fenomeno ormai radicato e duro da sradicare.

Ma qual’era, ad oggi, la normativa applicabile in materia di ambiente e rifiuti?

 I reati ambientali sono stati introdotti in maniera dettagliata nel sistema penale italiano con il d.lgs. 152/2006 (cd. codice dell’ambiente). Tuttavia, a parte i due soli delitti del trasporto di rifiuti pericolosi senza formulario d’identificazione (art. 258, 4°) e delle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260), le fattispecie illecite sono tutte contravvenzioni che si prescrivono in 5 anni e hanno un trattamento sanzionatorio molto lieve (per esempio, possibilità di oblazione con conseguente estinzione del reato; non configurabilità del tentativo; inammissibilità dell’applicazione di misure cautelari; impossibilità di procedere ad intercettazioni telefoniche).
In precedenza i reati ambientali erano stati introdotti nel 2001 con modifica del decreto Ronchi. Di recente è anche in entrato in vigore il d.lgs. 121/2011 che attua una serie di direttive europee  sulla tutela dell’ambiente prevedendo per la prima volta l’estensione della responsabilità per i c.d. reati ambientali anche alle persone giuridiche.
In particolare la nostra disciplina classifica i rifiuti in base all’origine (rifiuti urbani e rifiuti speciali) ed in base alle loro caratteristiche di pericolosità (rifiuti pericolosi e  non pericolosi).

- Il traffico illecito di rifiuti punisce con la reclusione da uno a 6 anni “chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti”. E’ un delitto a concorso necessario ove il dolo deve consistere nella volontà di dare un contributo ad una attività complessa e plurisoggettiva di traffico di rifiuti.

Mentre le contravvenzioni previste già dal decreto Ronchi ed ora riportate dal d.lgs. 152/2006 tutelano il bene giuridico “ambiente”, il reato di cui all’art. 260 riguarda la protezione della incolumità pubblica, la quale vede nell’aggressione ambientale la causa di un’effettiva lesione o di una messa in pericolo, e si prescrive in 7 anni e mezzo.

Il reato di avvelenamento di acque è previsto dall’art. 439 c.p. Tra i delitti contro l’incolumità pubblica ed è punito con la reclusione non inferiore a 15 anni. La prescrizione, in questo caso, sarebbe di oltre 18 anni e pertanto non maturata.

Il reato di disastro ambientale, che come il precedente è stato escluso in questo caso, è previsto dall’art. 434 c.p. E secondo la Cassazione consiste in una condotta diretta a cagionare un nocumento che metta in pericolo, anche solo potenzialmente, un numero indeterminato di persone. La pena sarebbe della reclusione da uno a 5 anni per la mera messa in pericolo e della reclusione fino a 12 anni se il disastro ambientale avvenisse. In qusto ultimo caso la prescrizione sarebbe di 15 anni.

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