Ex Casa del Mutilato di Ancona, stop al degrado

LA SORPINTENDENZA “STRIGLIA” LA REGIONE

- Ancona – di Giampaolo Milzi -

xF&D 1 casa mutilatoLa bella e gloriosa ex Casa del Mutilato è diventata un fantasma urbanistico. Un edificio di pregio nel pieno centro di Ancona, sprangato da alcuni anni, vittima di crescente degrado e dell’attacco dello smog, abbandonato di fatto e per troppo tempo dalla proprietà, che fa capo all’ente Regione Marche. L’appassionato sos è partito all’inizio di quest’anno da alcuni cittadini. Consapevoli dell’alto valore architettonico dell’edificio, che si apre al civico 9 di corso Stamira, e testimoni del distacco di una targa dalla facciata che dà su via Astagno, frantumatasi al suolo. Costruito nel 1937 secondo i dettami dell’allora imperante stile della nuova ondata del neoclassicismo tanro cara al fascismo, alto tre piani, l’immobile presenta sul fronte principale decorazioni scultoree, bassorilievi, fregi e stemmi. Su tutti, prevale per eleganza e valenza artistica l’Arengario, ovvero il balcone opera del celebre scultore anconetano Mentore Malltoni. E conserva al suo interno almeno altre due gemme: la statua della Vittoria Alata, in marmo di Carrara, firmata dall’altrettanto celebre collega anconetano Sanzio Blasi; l’altorilievo raffigurante San Sebastiano, in una nicchia del salone per le cerimonie nel piano rialzato. Ma nessuno conosce, attualmente, lo stato di salute di questi importanti reperti. Parti integranti di un palazzo edificato su progetto dell’architetto Eusebio Petetti, anconetano d’adozione, nell’ambito del Piano di risanamento dell’Astagno del 1929, che previde l’apertura di corso Stamira – e la realizzazione di altre opere pubbliche lungo il suo tracciato – sull’area dell’antico Ghetto ebraico.

Per la Casa del Mutilato, Petetti si ispirò al palazzo romano dell’Opera Nazionale Invalidi, “esempio di opera italianamente moderna”, sorta in onore e memoria dei militari caduti, mutilati, invalidi e feriti italiani durante la prima guerra mondiale (1914 – 1918). Di cui, amara ironia della sorte, ricorre proprio quest’anno il centenario.

Di certo si sa che da molto tempo, la ex Casa del Mutilato soffre in particolare per lesioni al controsoffitto. Fonte di infiltrazioni di acqua e sporcizia che potrebbero aver danneggiato la statua della Vittoria. Ma basta soffermarsi con lo sguardo incamminandosi lungo la parte iniziale di corso Stamira per temere il peggio: il candido bianco degli elementi decorativi in pietra è ormai debellato dal grigio della fuliggine; arrugginiti gli infissi, marcite e deteriorate le rifiniture lignee.

La bella notizia è che la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche, dopo aver raccolto le segnalazioni d’allarme e inviato suoi funzionari per una prima verifica esterna, ha scritto una lettera al presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca. Una missiva che suona come una ramanzina. Eccone la sostanza: accertata la caduta di una targa lapidea, c’è il pericolo che le facciate perdano altri pezzi; ergo, la Regione deve al più presto provvedere alla manutenzione, conservazione e tutela del palazzo e predisporre delle recinzioni lungo i marciapiede per garantire la pubblica sicurezza. Già, la Regione “deve”. Perché l’immobile è oggetto del decreto n°42 del 2004 emesso della Direzione regionale per la Tutela dei Beni culturali e paesaggistici, un atto avente forza di legge che impone a chi ne è in possesso – in questo caso la Regione, appunto – di provvedere alla sua conservazione nel migliore dei modi. E l’ente pubblico Regione, inadempiente, nel febbraio scorso si è finalmente dato da fare. L’assessorato al Patrimonio ha attuato una due giorni di sopralluoghi tecnici. Preoccupante l’esito: se da un lato si evidenza che a vista non si notano evidenti rischi di distacchi o crolli di elementi dalle pareti esterne dell’edificio, si fa sapere alla Soprintendenza che la Regione provvederà ad un monitoraggio approfondito dei paramenti “mattonella per mattonella” tramite l’uso di carrelli sospesi in quota; quanto alla situazione interna, si è verificato la stato di degrado del sottotetto con relative infiltrazioni di acqua, tale da rendere necessaria una corposa e impegnativa opera di restauro conservativo delle pareti e del solaio del citato sottotetto. In ogni caso, l’assessorato regionale al Patrimonio è intenzionato, se occorrerà, ad effettuare un restauro più generalizzato. Intanto chiederà alla Soprintendenza di poter procedere con il piano di interventi mirati che le sta per inoltrare. Un atteggiamento positivo, dunque, da parte della Regione. Ma colpisce il fatto che i suoi sopralluoghi (il cui esito è stato inviato alla Soprintendenza) nulla dicono a proposito delle opere all’interno dello stabile. Un giallo inquietante. Sul quale intende far luce Biagio De Martinis, l’architetto della Soprintendenza che segue la pratica: “Non solo parteciperemo con nostri esperti ai lavori di restauro esterni, ma chiederemo alla Regione un nuovo, articolato sopralluogo congiunto dentro il palazzo, perché le opere scultoree, le pavimentazioni e gli altri elementi architettonici interni vanno messi al sicuro e se necessario restaurati e protetti”.

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

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