Cardeto-Cappucini sfiorito, cattiva manutenzione del Comune di Ancona

SPECIE PROTETTE ESTINTE O A RISCHIO

- ANCONA – di Giampaolo Milzi -

Il Colchico, uno delle specie floreali estinte nel parco di Ancona a causa della inadeguata manutenzione del verde operata dal Comune
Il Colchico, uno delle specie floreali estinte nel parco di Ancona
a causa della inadeguata manutenzione del verde operata dal Comune

Effetto Attila”, o poco ci manca, al Parco del Cardeto-Cappuccini di Ancona. Fiori rari, da salvaguardare sulla carta, ma vittime delle spericolate sforbiciate impartite dal Comune e quindi estinti, come alcuni tipi di Orchidee, il Gladiolo, il Colchico, il Tulipano. Isolati esemplari di Cardo Mariano resistono solo ai Cappuccini. A rischio anche la sopravvivenza del Narciso. Assenze che abbiamo “toccato con gli occhi”, nel corso della “Festa della flora al Campo degli Ebrei” organizzata dal circolo di Legambiente “Il Pungitopo” il 12 aprile scorso. Nel ruolo di guasta-feste, quella domenica mattina, le attività di manutenzione effettuate in modo sregolato, superficiale e troppo reiterato nel tempo dall’Ufficio verde municipale.

Chiedere conferma, per i dubbiosi, al prof. Giorgio Petetti, laureato in Scienze naturali, grande esperto della flora del territorio locale e di quei chilometri e chilometri di macchia mediterranea della Riviera del Conero che si allunga magicamente, costeggiando il mare, fino al Faro, su al colle dei Cappuccini.

Abbiamo toccato con gli occhi, tristemente, mentre avremmo dovuto toccare gioiosamente e fattivamente con mano. Infatti l’evento-passeggiata al Campo degli Ebrei aveva scopi non solo divulgativi sulle piante di grande valore presenti nel verde fra le antiche tombe dell’ area cimiteriale ebraica, ma anche quello di selezionarle, e di potare con modalità corrette quelle di minor pregio botanico che altrimenti possono crescere in modo smisurato e quindi rovinare il tipico, bellissimo paesaggio. La trentina di cittadini partecipanti, armati di cesoie, avrebbero dovuto sfoltire specie erbacee come il Sedano selvatico, di solito molto fitto, gli Alianti (detti anche “Toccacelo”, che possono diventare alberi molto elevati non adatti a un prato), i rovi, in modo di restituire al sito un aspetto ordinato. E invece: “Abbiamo preso atto che qualche giorno prima i tecnici inviati dal Comune, accortisi che effettivamente erba e piante in genere erano diventate troppo alte, avevano proceduto a tabula rasa, indiscriminatamente, come ormai fanno da tempo”, ha spiegato Petetti. Risultato: vittime sul campo i Narcisi spontanei, la specie tre locali più pregiata del prato cimiteriale, noti per le fioriture spettacolari (i fiori sono bianchi con la paracorolla centrale gialla) e capaci di emanare ondate di profumo a centinaia di metri di distanza. “E pensare che fino a qualche anno fa di narcisi ce n’erano tanti, quella domenica invece erano spariti”, ha aggiunto Petetti. Spariti in che senso? “Alcune radici e pianticelle restano, ma sono invisibili. A questo nefasto risultato, che purtroppo avevamo previsto, si è arrivati perché sono ormai 4-5 anni che l’Ufficio Verde del Comune attua potature radicali e indiscriminate. E quindi via via le piante di Narciso hanno sempre più sofferto, si sono indebolite, fino a soccombere. A questo punto ci vorranno anni per scongiurarne l’estinzione, così com’è accaduto qui per il Tulipano selvatico, col ripristino di una potatura istituzionale oculata nel metodo e nei tempi”. Il paradosso – che rappresenta un’aggravante per il Comune – è che Il Pungitopo aveva spiegato all’Ufficio Verde come operare correttamente. Petetti: “Per tanti anni abbiamo avuto incontri col responsabile dell’Ufficio, Maurizio Agostinelli, e avevamo concordato come operare per salvaguardare i Narcisi: potarli a giugno, poco dopo il loro appassimento naturale; in alternativa, non potarli affatto, grazie a nostre segnalazioni preventive”. Fino a 4-5 anni fa il piano ha retto. Certe volte i volontari del Pungitopo intervenivano assieme ai tecnici delle ditte incaricate dal Comune. Altre, prima che le ditte operassero, andavano al Campo degli Ebrei e segnalavano le piante di narciso con un fiocchetto rosso, in modo che fossero riconoscibili e risparmiate. Poi, diciamo così, il Comune si è “dimenticato di quel patto operativo virtuoso”. Con qualche attenuante: eliminazione della figura istituzionale di Responsabile del Parco; scarsità di fondi, o fondi disponibili a singhiozzo, senza programmazione e quindi necessità di tagliare in fretta.

A Petetti e ai cittadini volontari dal “pollice verde” – impossibilitati a curare il prato del Campo degli Ebrei ridotto a una spianata verde-giallognola – non è rimasto che cambiare obiettivo. E dirottare la passeggiata eco-terapeutica in direzione sud – est lungo il Colle Cardeto, dove la manutenzione comunale latita da molti mesi. Petetti: “Abbiamo potuto tagliare a dovere e doverosamente il Sedano selvatico, e ammirare, oltre a varie piante con fiorellini, ordinarie della zona, anche alcune decine di rare Orchidee purpuree, che come il Narciso selvatico sono tra le specie protette nell’elenco regionale”. Purtroppo, il gruppo di volontari, ha avuto la riprova dell’estinzione di altri tipi di Orchidee protette (tipo “Ape”, “Bombo”, “Pramidale”), del Cardo Mariano, del Gladiolo dei campi, del Colchico (una pianta bulbosa con vistosa fioritura color rosa delicato). E pensare che dal nome popolare del Cardo Mariano, ovvero il “Pincigarello”, deriva il toponimo di Gardeto, poi diventato Cardeto. Si tratta di una pianta spinosissima, con fiori rosa-lilla che sembrano piccoli carciofi. Alcuni esemplari sono miracolosamente sopravvissuti ai Cappucini.

In conclusione, dal Pungitopo e da Petetti un accorato appello al Comune e al sindaco. “Invertire la rotta, ripristinare e rispettare i vecchi e accordi di manutenzione-potatura corretta con l’Ufficio Verde del Comune ed estenderli a tutto il Parco, un Parco con vocazione di Oasi, straordinario anche e proprio perché si affaccia sul centro di Ancona”.

E le piante estinte? Un sogno reintrodurle? Petetti: “Perché no, noi abbiamo i semi, le stiamo coltivando in spazi privati”. Sempre che il Comune si penta, si mostri collaborativo e non debba meritarsi definitivamente l’appellativo di Attila.

Per maggiori informazioni: www.pungitopo.org

(articolo tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

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