Bimba uccisa dalla malaria :le ipotesi mediche 

MENTRE SI INFITTISCE IL MISTERO

del dottor Giorgio Rossi

In questi primi giorni di settembre siamo stati tutti colpiti dal luttuoso evento della bambina, la piccola Sofia,  morta a Brescia per una grave forma di malaria cerebrale.
Per gli esperti la modalità del contagio è considerato  un mistero.
La malaria è stata presente nel nostro Paese fino ai primi anni cinquanta. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarò l’Italia malaria free nel 1970 sia per la scomparsa di persone malate, sia per la scomparsa del vettore: la zanzara  Anopheles.
Tutti i casi verificatesi successivamente sono stati d’importazione: turisti o lavoratori che la contraevano durante il soggiorno all’estero.

Nella  grande maggioranza, questi pazienti non avevano praticato la profilassi farmacologica e comportamentale ( uso di zanzariere, insetticidi, ecc.)
Inoltre da una decina d’anni  altri nuovi casi  per il numero crescente di persone, native di paesi in cui la malaria è endemica, che  contraggono la malattia nel corso di un ritorno occasionale nel paese di origine.
La malaria è una malattia infettiva causata da un parassita chiamato Plasmodio;  è la seconda malattia infettiva al mondo per mortalità dopo la tubercolosi.
Si trasmette quasi esclusivamente attraverso le punture di zanzare del tipo Anopheles infette ( vettore), che sono presenti in Africa Equatoriale, in America del Sud ed in Asia.

Esistono studi che attestano la presenza della zanzara Anopheles  in Italia, anche se si tratta di esemplari poco adatti alla trasmissione della malattia.
Esistono quattro specie di Plasmodio : P. Falciparum, P. Vivax, P. Ovale e  P. Malariae. Le forme di malaria da P. Falciparum sono le più gravi perché il Plasmodio infetta tutti i globuli rossi e provoca parassitemie più alte, a differenza di P. Vivax e P. Ovale che infettano solo i globuli rossi giovani (reticolociti) e di P. Malariae che infetta quelli vecchi.
Dopo la puntura, nel corpo umano i parassiti raggiungono il fegato e qui si moltiplicano e dopo un tempo che va dai 7 ai 15 giorni a seconda della specie si riversano nel circolo ematico e vanno ad infettare i globuli rossi ove si conclude il ciclo maturativo  con  la rottura  del globulo rosso e l’inizio della sintomatologia  clinica dopo un’incubazione che va dai 6 ai 20 giorni
I sintomi caratteristici sono febbre elevata preceduta da brivido intenso, tensione dei muscoli della nuca, sudorazione , talvolta nausea, vomito e diarrea; gli esami di sangue evidenziano anemia di tipo emolitica più o meno intensa e lo striscio di sangue periferico mostra la presenza del Plasmodio all’interno del globulo rosso ( reperto indispensabile per la diagnosi).
Il trattamento si basa sulla somministrazione di antimalarici  classici : artemisinina, clorochina, chinino, da soli o in associazione a seconda della gravità.
La malaria cerebrale, che ha colpito la piccola Sofia, è una forma molto grave in cui i globuli rossi parassitati raggiungono  il microcircolo cerebrale e aderiscono ai globuli rossi sani formando degli ammassi a forma di rosette che  ostruiscono il lume dei piccoli vasi sanguigni causando congestione  ed emorragie cerebrali.

 

Ma come può essere avvenuto il contagio della bimba?
E’ vero che nell’ospedale di Trento ove la piccola era stata ricoverata una prima volta  per una forma di diabete e poi una seconda  dopo circa 15 giorni per febbre alta ( esordio della malaria) erano ricoverati due bambini del Burkina Faso tornati da una settimana da un viaggio nel loro Paese di origine affetti da malaria .
Ma la malaria non si trasmette da uomo a uomo e poi la piccola Sofia non è mai venuta a contatto con questi bambini che stavano nello stesso reparto Pediatria ma in altra stanza. Le procedure sanitarie non prevedono alcun genere di isolamento per i malati di malaria.
Oltre a quella attraverso il vettore che rappresenta la stragrande maggioranza, la trasmissione può avvenire attraverso il sangue con trasfusioni o siringhe, ma la Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Trento assicura che le procedure siano state tutte rigorosamente rispettate. D’altro canto alla piccola  non sono state effettuate emotrasfusioni e ormai in tutti gli ospedali italiani si usano solo siringhe a perdere.
IL posizionamento di trappole all’interno dell’Ospedale di Trento ha escluso la presenza di zanzare Anopheles che potevano essere giunte nel bagaglio della famiglia del Burkina Faso considerando che anche i genitori erano ricoverati nello stesso ospedale per malaria.
In effetti esiste la possibilità della “ zanzara nella valigia” ( cosiddetta airport malaria) relativamente a viaggi di poche ore; per viaggi più lunghi in genere l’insetto non sopravvive. Comunque l’ evento estremamente raro : solo pochi casi riportati in letteratura.
Tra gli esperti ,  c’è anche chi ipotizza la presenza di una zanzara autoctona. Un caso del genere è stato documentato 30 anni fa a Grosseto.
Il Plasmodio che ha infettato la piccola vittima è del genere Falciparum, lo stesso dei bambini del Burkina Faso.
Sono ora in corso, presso l’Istituto Superiore di Sanità, ulteriori indagini con metodiche di biologia molecolare  che consentiranno di identificare con certezza quale genotipo di Plasmodio sia implicato.
Ciò consentirà di restringere il campo delle ipotesi e dovrebbe permettere di risalire alle modalità del contagio.

 

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