Quali sono i cibi che inquinano di più?

IN OCCASIONE DELLA COP21 SI RIFLETTE SUI CIBI INQUINATORI

del dottor Giorgio Rossi

imagesMentre è ancora in corso a Parigi la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici, torniamo a parlare di clima riportando i dati di un interessante studio realizzato dalla Coldiretti Italia e presentato a Roma alla marcia per il clima in concomitanza con l’inaugurazione della COP 21.

Credo che se a molti di noi venisse posta la domanda: “ quali sono i cibi che inquinano di più? La maggioranza penserebbe subito a cibi trattati con pesticidi, anticrittogamici, fitofarmaci ecc.

Invece nello studio della Coldiretti si fa menzione ai quei cibi provenienti da lontano che per giungere nelle nostre tavole, specie nel periodo delle festività natalizie, consumano grandi quantità di combustibili fossili con forte emissione di anidride carbonica ed altri gas serra.

Nello studio è stata stilata una black list di questi cibi : al primo posto ci sono le ciliege del Cile; per portarne un chilo qui da noi devono volare per quasi 12 mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di carburante e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica.

Seguono i mirtilli dell’Argentina, che di chilometri devono farne più di 11 mila, facendo consumare 6,4 chili di petrolio e producendo di conseguenza più di 21 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto.

 

Il terzo posto lo occupano le angurie del Brasile che, per raggiungere le nostre tavole dopo oltre 9 mila chilometri, fanno consumare più di 5 chli di carburante e produrre 16,5 chili di CO2, sempre per ciascun chilo di prodotto.

 

Questo è il podio della black list; a seguire ci sono anche le noci della California, le more dal Messico, il salmone dall’Alaska, gli asparagi dal Perù, i meloni dal Guadalupe, i melograni dalla Spagna e i fagiolini dall’Egitto.

Il consumo, durante le feste di Natale, di prodotti fuori stagione provenienti da migliaia di chilometri di distanza è una tendenza in forte ascesa che concorre ad aumentare sensibilmente le spese dei banchetti di Natale e di fine anno con prezzi, secondo i dati della Coldiretti, superiori fino ad oltre dieci volte a quelli di mele, pere, kiwi, uva, arance e clementine made in Italy. Inoltre trattasi di prodotti poco gustosi e saporiti, essendo stati raccolti ad un grado di maturazione incompleto per poter resistere a viaggi di migliaia di chilometri.

Lo studio della Coldiretti fa notare, anche, che la voglia di cambiamento o il bisogno di stupire gli ospiti possono essere soddisfatte dalla riscoperta dei frutti meno diffusi ma nazionali come cachi, fico d’India o antiche varietà, dalla mela limoncella alla pera madernassa, che valorizzano le tradizioni del territorio a prezzi contenuti, rimandando alla giusta stagione il consumo di ciliege, anguria, asparagi o fagiolini e rinunciando, così, a prodotti che rischiano di “inquinare il Natale” e che per alcuni ci sono anche perplessità di carattere sanitario.

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