“Oh belli ciao!” firmato Cisco

LIBRO SUL SUO ADDIO AGLI MCR

xFeD copertina oh-belli-ciao– ANCONA – di Giampaolo Milzi – Un libro che è un “trip”. In che senso? Un’autobiografia romanzata in versione replay scandita dai tanti flash back emanati da un passato straordinario lungo 14 anni. Ovvero il periodo in cui Stefano Bellotti, nome di vita e di battaglia artistico-esistenziale “Cisco” è stato il front man, l’animale da palcoscenico dei formidabili Modena City Ramblers. Un libro che vuol essere anche la risposta alla raffica di domande dei fans, che hanno inseguito e continuano ad inseguire Cisco da quando, il fatidico 29 luglio 2005, ha lasciato i Modena City Ramblers (Mcr), la band di folk rock emiliana che ha scritto con lui uno dei più importanti capitoli della recente storia della musica libera, liberatoria, barricadiera, impegnata e indipendente italiana. Ben 220 pagine, realizzate con il crowfunding della piattaforma italiana di finanziamento collettivo

Becrowdy”, butatte giù a quattro mani con Carlo Albè, l’amico giornalista e scrittore che dal 1992 al 2005 ha seguitio con passione la meravigliosa e popolarissimna avventura dei Modena. Il suggestivio identikit di “Oh belli ciao – Ecco perché ho lasciato i Modena City Ramblres”, si è materializzato l’8 novembre scorso all’Hotel La Fonte di Portonovo di Ancona, dove Cisco, tra un pezzo e l’altro proposto dalla sua vioce e dalla sua chitrarra acustica, stimolato dagli interrogativi di Albè e del pubblico, si è lasciato andare a ricordi, riflessioni, spiegazioni, aneddoti. “Ma assolutamente niente rimpianti, rancori personali, intenzioni di rinnegare il passato con il gruppo – ha precisato Cisco a “La Fonte” – Un passato che considero remoto, che anzi ho inteso valorizzare con questo libro. Certo, sbobinandolo questo passato, che è anche quello di un importantissimo, fortunato pezzo della mia vita. E poi, certo, riannodandone i fili per spiegare perché a un certo punto ho deciso di dire Oh belli ciao!”

Per mettere in pratica l’opera, un intrigante escamotage. La storia si svolge tutta in un unico giorno, il 29 luglio 2005, in cui durante un viaggio da Norimberga a Borgo Val Sugana, per quelli che sono stati i suoi due ultimi concerti coi Ramblers, Cisco ripercorre lucidamente la lunghissima epopea Mcr, la sua carriera ancora in itinere come cantautore solista, condendo il tutto con qualche pillola di fantasia, ironia e un po’ di amarezza. Svelando anche particolari della sua infanzia e giovinezza a Carpi. Molte le tappe fondamentali. A partire da molto lontano. Cisco: “Nella prima metà degli anni ‘80 ero alla ricerca di me stesso, tutto passione calcio e rock. Ascoltavo tra gli altri Metallica, Led Zeppelin, Deep Purple, andavo in giro col chiodo, mentre invece furoreggiava la new wave tipo Spandau Ballet e Duran Duran…”. La svolta nel ’86, con la scoperta dei Pogues (punk folk), della loro terra, l’’Irlanda e delle radici musicali di quel paese. Nell’Irlanda Cisco trova finalmente se stesso, compie viaggi, studi e ricerche. “Sono dibentanto Iraklnda-dipendente”. E nel febnbraio1992 la folgorazione. Quando al circolo “Kalinka” di Carpi si imbatte in un concerto degli Mcr, si agita come una bestia sotto il placo, e poi ci sale, canta con loro, e due mesi dopo entra come cantante nella band. Altra tappa, quella della grandissima svolta, quella dell’inizio del successo. Cisco e i Modena – che fino ad allora avevano suonato in pub ed osterie – aprono il concerto delle “Controcolombiadi” a Bologna nel 1992, in piena era Tangentiopoli, sparano “Bella Ciao” ed è la scintilla che infiamma i 5000 del pubblico. Il resto è il successo, crescente, continuo, discografico, di consenso travolgente, di tourneè infinite, più di 1200 concerti tra Italia, Europa e America Latina.

Riportiano tutti a casa” e il demo che lo precede, tra il ‘93 e il ‘94, vendono a camionate. Ad un brano partecipa Bob Geldof. Un libro-viaggio che parla di viaggi. “Tutti ci hanno segnato, quello in Sahara dove abbiamo suobnato per gli Sharavi, i live in Chiapas nelle comunità di zapatisti, a l’Havana, in Plaza de la recvolution cubana, in Guatenala, Bolivia, Sudafrica… Poi, durante la nostra carriera, nel corso di quei famosi quattordici anni, di collaborazioni ne abbiamo avute tantissime, da Paolo Rossi a Luis Sepúlveda, da Van Morrison a Manu Chao, e bene o male anche queste ci hanno segnato e colpiti”.

E la domanda fatidica, perché stoppare questa meraviglioso sodalizio Cisco-Mcr? Cisco: “Vero, indimenticabile, fantastico. Ma leggete il libro, si capisce bene. I Modena restano per me dei fratelli. Tuttavia stando con loro siamo arrivati a cavalcare la cresta di un’onda lunghissima dove mi pareva di aver perso il controllo, la folla inziava a stancarmi, mi pareva coinvolta in modo superficiale, la mia vita era troppo veloce, un po’ devastata, avevo bisogno di esprimermi in modo nuovo, più intimo, di avere un contatto più intimo anche con il pubblico, di avere più tempo per me, per fare ad esempio anche tre figli. E per fare e proporre musica diversa e in modo diverso, densa di ritmi, emotività, pulsioni, stimoli, sensazioni altre”.

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

 

 

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