Nuovi strumenti legislativi contro il cyberbullismo

L’ANALISI DELL’ESPERTO DI CYBER-SECURITY

Entrerà in vigore il prossimo 18 giugno la nuova legge 71/2017 per la “tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”

unknownAdolescenti sempre più connessi, da tablet e da smartphone e sempre meno consapevoli che ciò che scrivono nei social network può avere conseguenze, anche gravi, per se stessi o per le persone oggetto di “bullismo”.

E’ questo il quadro di una ricerca da me condotta in collaborazione con l’Azienda USL 8 Toscana Sud-est e il gruppo di lavoro GAND (gioco d’azzardo e nuove dipendenze) sulle abitudini in rete degli adolescenti in provincia di Arezzo.

Circa 700 questionari, distribuiti in dodici istituti superiori della Provincia, hanno messo in evidenza l’esistenza di una parte significativa del campione (tra il 2 e il 4%) che si dichiara “insoddisfatta della propria immagine in rete”, andando a costituire così terreno fertile per la sviluppo di casi di cyberbullismo.

Nonostante la difficoltà di misurazione del fenomeno e la mancanza di dati statistici a livello italiano (l’unico dato effettivamente misurabile è il numero dei casi denunciati) è indubbio che i casi di cyberbullismo siano in aumento, così come sono in preoccupante aumento i casi di suicidio degli adolescenti, indotti al gesto estremo da ciò che hanno letto di sé nei social network o da strani rituali, come quello della “sfida della balena blu”, nuovo allarme segnalato da Telefono Azzurro.

Di fronte a nuovi pericoli e a nuovi reati, anche il quadro legislativo italiano si adegua con l’approvazione e l’entrata in vigore (a partire dal 18 giugno) della legge 71/2017 “tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Dopo oltre due anni dal disegno di legge originale, ad opera della deputata Pd Micaela Campana (gennaio 2014), il Parlamento approva una legge che ha il duplice scopo di:

  • sancire definitivamente la gravità dei reati di “pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni”;

  • attivare un sistema di prevenzione, affidando al sistema scolastico un ruolo di orientamento e monitoraggio più importante di quello attualmente svolto dalla Forze dell’Ordine.

Il punto chiave della nuova legge è sicuramente la definizione allargata di cyberbullismo (art.1 c.2), che comprende non solo come azioni dirette a danno di minori, ma che diventa reato anche se operato indirettamente mediante “la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore”.

La tipologia di reato si amplia dunque, rendendo sanzionabile qualsiasi azione, purché intenzionale, volta a nuocere o a mettere in ridicolo il soggetto o la sua famiglia.

Importante anche la modalità prevista dalla nuova legge per la rimozione dei contenuti ritenuti dannosi (art.2).

I genitori, ma anche i minori che ritengono di essere stati vittima di cyberbullismo, potranno denunciare il fatto e richiedere l’oscuramento dei contenuti considerati offensivi; ma la vera novità è che i gestori del sito web o del social network avranno tempo 48 ore per rimuovere quanto segnalato. La nuova legge tiene conto finalmente della differente tempistica della macchina della giustizia rispetto alla velocità con cui un contenuto nocivo può viaggiare in rete. Importante in questo senso anche il fatto che la segnalazione dei contenuti venga fatta direttamente al gestore del sito web, che ha solo 24 ore per prenderla in carico.

L’articolo 3, il più corposo della nuova legge, stabilisce l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che comprende Ministeri, Università, Garanti per la protezione dei dati personali e per l’infanzia e l’adolescenza e di “associazioni con comprovata esperienza nella promozione dei diritti dei minori e degli adolescenti e nelle tematiche di genere, degli operatori che forniscono servizi di social networking e degli altri operatori della rete internet, una rappresentanza delle associazioni studentesche e dei genitori e una rappresentanza delle associazioni attive nel contrasto del bullismo e del cyberbullismo”, E’ forse il punto più debole e criticabile del nuovo provvedimento: ottimo il fine, ovvero quello di colmare il deficit di dati sulla diffusione del fenomeno, riunendo intorno ad un tavolo tutti i soggetti coinvolti. Poco pratico tuttavia il mezzo, perché non fornisce protocolli o indicazioni sulla raccolta dei dati e sui sistemi tecnici di prevenzione ed allarga a mio avviso in maniera spropositata il numero e la natura dei soggetti coinvolti.

Dove invece la normativa si rivela efficace e al passo con i tempi è nell’attribuire al sistema scolastico il ruolo di prevenzione e contrasto (art. 4) e di informazione verso i minori e le famiglie (art.5).

Vengono previste specifiche azioni per la formazione del personale scolastico (anche con l’intervento della Polizia postale e delle comunicazioni) e per l’attribuzione di un ruolo attivo agli studenti (peer education, ovvero educazione condivisa). E’ un importante riconoscimento, a mio avviso, dell’impossibilità di prevenire i reati informatici con sole azioni repressive e con l’inasprimento della punizione, approccio che invece caratterizza tutti i recenti adeguamenti delle normative contro i cybercrimes.

Tutte le recenti indagini statistiche sui comportamenti in rete evidenziano come sia molto bassa la percezione da parte degli adolescenti che i propri comportamenti possano causare danni ai coetanei. E’ certo che solo il sistema scolastico può, in maniera intelligente e non “normativa” portare avanti l’educazione alla legalità per far capire ai nostri ragazzi che ciò che scrivono su un social network può avere gravi e inimmaginabili conseguenze.

Webliografia:

Breve profilo dell’autore

Marco Marcellini si occupa dal 1995 di Internet e nuove tecnologie. E’ laureato in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano con una tesi sul commercio elettronico e ha conseguito il Master in Criminologia e Cybersecurity dell’Università Tor Vergata di Roma. Vive e lavora a Cortona (AR), dove svolge attività di consulente e dirige un’agenzia di comunicazione specializzata in nuovi media e sicurezza informatica.

Ha partecipato a numerosi progetti che hanno Internet come protagonista, tra le collaborazioni più importanti quella con Lorenzo Cherubini, che ha scritto di lui come “uno dei migliori esperti di cultura digitale e di rete in circolazione”. E’ stato docente al Master di Studi sul Libro Antico dell’Università di Siena (2005-2010), docente di “Editoria Multimediale” (2006-2010) e “Linguaggi di Marcatura dei Testi” (2009-2010) presso l’Università di Siena, Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo e attualmente insegna al Master in Informatica del Testo ed Edizione Elettronica presso le Università di Siena e Firenze.

E’ consulente dal 2003 della Procura della Repubblica e Tribunali di Arezzo, Perugia, Firenze in materia di crimini informatici. Ha pubblicato “Profilo di salute della zona sociosanitaria Valdichiana” (2008), “Internet a misura di bambino – guida per genitori e insegnanti ai pericoli della Rete” (2010), “Generazione Disconnessa” (2016). Svolge attività convegnistica e formativa sui temi del digitale nella Pubblica Amministrazione.

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