Linee guida del Governo sulla fecondazione eterologa

ECCO I PUNTI DI PARTENZA INDICATI DAL MINISTRO LORENZIN PER LA DISCUSSIONE PARLAMENTARE

di Alessia Rondelli

ROMA, 03 AGOSTO 2014- Il Ministro per la salute Beatrice Lorenzin ha presentato alla Commissione Affari sociali e sanità della Camera le prime linee guida sulla delicata quanto discussa questione della fecondazione eterologa. Un documento redatto da un comitato di tecnici esperti con lo scopo di effettuare una ricognizione normativa in materia ed anticipare il contenuto del decreto legge che dovrebbe essere discusso dal Consiglio dei Ministri prima della pausa estiva. Intervento necessario a seguito della sentenza n. 162/2014 della Corte Costituzionale che ha bocciato la legge n. 40/2004 ritenendo incostituzionale il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa previsto per le coppie sterili. Procedura che prevede la fecondazione artificiale in laboratorio con l’utilizzo dell’ovulo o del seme di uno dei due genitori, mentre l’altro appartiene ad un soggetto donatore esterno.

Primo punto: i limiti di età delle donatrici donne sarà di 20-35 anni e per gli uomini 18-40 anni, per la differenza di sviluppo degli organi sessuali nei diversi sessi. È inoltre comunque consentita la così detta ‘doppia eterologa’, cioè la possibilità di utilizzo anche nei casi in cui entrambi i componenti della coppia siano sterili. Altro punto delicato riguarda il limite massimo di nati da uno stesso donatore, individuato in 10 con possibilità di deroga per le famiglie con figli già nati con tale metodo che chiedono un altro figlio con stesso donatore. Dovrà inoltre essere predisposto un meccanismo per evitare “donazioni involontarie” fra consanguinei, individuando un modo per incrociare i dati fra Registro Nazionale e centri Pma per evitare che il ricevente sia consanguineo del donatore. I donatori comunque non potranno ricevere alcun compenso, diretto o indiretto, diverso invece per il rimborso delle spese effettive, i permessi di lavoro ed i costi vivi, per cui ci si potrà richiamare alla disciplina dei donatori di midollo osseo. Il ministro ha inoltre annunciato che tale metodo sarà a carico del Servizio sanitario nazionale, cioè sarà inserito nei livelli essenziali di assistenza e che sarà a ciò destinata una quota del Fondo sanitario nazionale.

L’obiettivo è mettere sia i centri pubblici che privati nelle condizioni di effettuare questo tipo di procreazione assistita, come in effetti è avvenuto in Toscana che per prima ha dato il via all’eterologa nei centri sanitari regionali. La giunta regionale  ha approvato una delibera al fine di garantire che le donazioni avvengano attraverso protocolli medico-sanitari rigorosi e si assicurino tracciabilità, privacy e gratuità delle donazioni per scongiurare così rischi di commercializzazione. Principio cardine rimane l’anonimato del donatore, ma per quanto riguarda la disciplina sul diritto del nascituro alla conoscenza delle proprie origini la parola viene lasciata al Parlamento. Il divieto assoluto di risalire al genitore biologico potrebbe essere escluso per motivi di salute per esempio nel caso di malattia ereditaria, dovendone però ovviamente prevedere modalità e limiti precisi. Si tratta infatti di un tema enorme che si auspica sia affrontato dalla legge ordinaria, risolvendo i profili etici implicati, con un occhio alle esperienze degli altri Paesi, ma senza distogliere mai l’attenzione dal primario obiettivo di dare adeguata tutela al nascituro, che si troverà in una situazione del tutto nuova.

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