“L’amore bugiardo” nella società delle apparenze

LA COPPIA SCOPPIA NEL FILM DI DAVID FINCHER

fotofilmamorebugiardojpg– di Alessandro Faralla – Tratto dal romanzo bestseller “Gone Girl” di Gillian Flynn, il nuovo film di David Fincher (The Social Network) “promette” di mettere in crisi molti matrimoni. Non fatevi ingannare dall’adattamento del titolo italiano, con “L’ amore bugiardo” non aspettatevi un film sentimentale. I sentimenti, ci sono, ma vengono inghiottiti nella complessità della psiche umana, quella che mostra il suo cinismo e la brutalità.

Potrebbe essere una storia come tante, due persone si incontrano, si piacciono e iniziano un percorso di vita assieme. E’ la storia di Nick e Amy, entrambi scrittori, lui proveniente dal sud degli States, lei newyorkese doc (resa molto bene nella sceneggiatura curata da Gillian Flynn). I due si conoscono incontrano ad una festa a Manhattan e nasce una scintilla, un idillio speciale sancito dal matrimonio. Sembra una favola già scritta, ma la perdita dei rispettivi lavori e la decisione di Nick di tornare nel Mississipi per star vicino alla madre malata di cancro cambiano lo scenario.

Ad Amy non basta mantenere l’immagine della ragazza perfetta in un luogo e in una vita che sembrano non appartenerle, lontano dall’immagine della “Mitica Amy”, il suo alter ego letterario, creato dai genitori psicologici. E così quasi a voler soddisfare la fame di una società che attende e spera che emerga una storia in cui tutti possano sentirsi partecipi, Amy scompare, proprio nel giorno del 5° anniversario del matrimonio con Nick.

Il grande show ha inizio: tra indagini e ricerche, il circo mediatico che si divide tra la casa dei due sposini e quella della sorella gemella di Nick, Margot, la curiosità e l’invadenza della cittadinanza pronta a giudicare e a “testare” l’amore di un marito, e la sua credibilità, solo dalle smorfie, da quello che non dice, dalle lacrime che versa o meno.

La pressione nei confronti del marito sale ogni qual volta emergono verità nascoste e nuovi indizi. Il profilo di Nick passa in poco tempo da quello di uomo devoto a possibile carnefice. Ed è in questo modo che un seguitissimo notiziario, condotto da una Barbara D’Urso in salsa americana (sprovvista, però, di espressioni da madonna addolorata rispetto all’originale) non esita a dipingerlo sfruttando, in maniera sprezzante, gli intrecci e i lati oscuri di una vicenda drammatica.

Il regista, attraverso il sovrapporsi delle due figure, con i loro rispettivi pensieri e modi d’essere, dà sostanza al rapporto di coppia, e al tempo stesso lo destruttura così che le diverse identità nelle loro individualità diventino collettive permettendo agli spettatori di entrarci e di rispecchiarsi.

Ne esce una storia dove una manipolazione acuta e spietata rimescola le convinzioni più comuni su chi abbia una posizione di comando e forza all’interno di una relazione. Generando una riflessione schietta ed oggettiva sulla figura che ciascuno tende a presentare e mantenere dinanzi alle aspettative del mondo che ci circonda, vestendo, in modo forzato, una maschera da cui non riusciamo a staccarci, perché abbandonandola questa si romperebbe mostrando i pezzi di una vita che cela la tensione, le troppe ombre e una drammaticità a volte distruttiva dell’umano.

Il regista, David Fincher, stuzzica il pubblico con un film crudo, provocatorio, e vero. Un buon ritmo e una trama ben costruita, con un cast di attori elevato – tra gli altri, oltre a Ben Affleck nel ruolo del marito, spicca la brillante e intensa interpretazione di Rosamund Pike (Amy) – dovrebbero motivare un sincero dibattito nel pubblico adulto che vive il rapporto di coppia.

Uscito nelle sale il 18 dicembre, il film è consigliato a chi per Natale e dintorni festivi vuole qualcosa di più delle solite commedie leggere o dei buoni sentimenti.

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