It Follows, la recensione

It follows

UN HORROR BRILLANTE, CAPACE DI TURBARE CON COERENZA MENTE ED ANIMA

di Alessandro Faralla (Responsabile Cultura e Spettacoli F&D)

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Arriva in Italia (molta era l’attesa) con due anni di ritardo It Follows, presentato nel 2014 al Festival di Toronto ed uscito negli Usa l’anno seguente.

Probabilmente non è quel  capolavoro che la critica e la campagna di comunicazione hanno dipinto ma sicuramente il film di David Robert Mitchell offre uno prodotto nuovo, intrigante ed estremamente impattante nel panorama horror.
Quartieri di periferia di una cittadina, liceali, amici e uscite al lago: un quadro comune quello che funge da sfondo in It Follows, se non fosse che dopo il classico appuntamento  con cinema e
rapporto sessuale nella macchina del ragazzo, la giovane Jay (Maika Monroe) comincerà ad essere tormentata da insolite visioni e dalla costante presenza di qualcuno o qualcosa che la segue.

Non si sa da dove sia iniziata la scia o perché si trasmetta con il sesso; allora cosa fare e come muoversi? Jay e i suoi amici cercheranno un modo per arginare questa persecuzione.
Una persecuzione
che non ha fretta, che ha i suoi tempi e non si sa quando e come possa colpirti, ti lascia solo una sensazione di perenne inquietudine, di instabilità, non ne hai mai il controllo. Il male se così può definirsi non assume sembianze demoniache, non si manifesta solo nell’ombra o nelle ore notturne ma rende la tua quotidianità allo stesso modo cupa.

Ed è proprio nello stile visivo che sta la grande ricchezza di It Follows: non ci sono ambientazioni fisse (la casa) o piccoli spazi in cui il terrore prende forma, al contrario l’ansia e la paura ti accompagnano ovunque, dalla cameretta alla spiaggia al lago.
Altra
cifra stilistica originale: la mancanza di una figura o entità ben delineata, l’incertezza è il motore di una narrazione dove la musica tagliente e a tratti eccessivamente invadente è una componente viva e non di effetto.

Oltre una fotografia nitida ed essenziale, una regia salda e precisa in ogni sequenza è l’idea alla base di questo horror ad essere brillante: il sesso, atto supremo delle nostre esistenze che dovrebbe essere l’immagine e il simbolo del piacere assoluto diventa invece una sofferenza,  che genera un’angoscia indefinita e finisce per essere vissuto come un’azione semplicemente meccanica che forse può liberarti da un’ignota e agghiacciante presenza.

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