Fuckin’ Little Animals, punk-folk-rock da sballo

L’ESILARANTE NUOVO CD “IO ANCORA NON HO BEVUTO”

- ANCONA – di Giampaolo Milzi –

pr Fed foto Fuckin little animalsNo, non hanno suonato così di rado perché si son visti ritirare più o meno tutti la patente di guida causa alcool test. Stringete i vostri culetti di burro, vecchiette… probabilmente i Fuckin’ Little Animals hanno calcato poco i palchi della provincia anconetana perché troppo casinari, e per molti versi eticamente impresentabili. Del resto una band che ha battezzato il proprio profilo Facebook “vattafadant******o” se le va in cerca. Una band che quando bussa fragorosamente alla porta si presenta come “sette giovani ‘mbecilli anconetani che suonano, cantano, ballano, bevono e divulgano il verbo dell’alcolismo, raccontando scomode verità di un lontano pianeta fatto di malto in cui abitano piccoli gialli esserini che vivono di sostanze psicoattive e copulazione” mica può pretendere di suonare in uno di quei localini plastificati tutto karaoke e messaggerie amorose…La pseudo verità è che questa strampalata accozzaglia di musicisti e urlatori (età media 23 anni) avrebbe ben figurato dal vivo in un ipotetico party a base di carne alla brace, vino e soprattutto birra organizzato da Odino e dal Mitico Thor in persona. O se preferite dal puffo Gargamella in versione iper alticcia. Mitologia e cartoni animati a parte, in appena tre anni e mezzo di disonorata e bestiale carriera, i Fuckin’ Little Animals la strada del mito l’hanno, pur barcollando, imboccata in pieno ed epicamente. Inondandola con torrenziali piogge di punk-folk-rock radicale, dirompente, deragliante. E facendosi inseguire, nonostante le fugaci (ma scioccanti) apparizioni live da un nutritissimo ed eterogeneo nugolo di fan. Tre anni e mezzo segnati da fisiologici cambi di formazione, interminabili quanto demenziali chiacchiere, sanguigne esercitazioni in sala prove. E naturalmente da reiterate alzate di gomito e collettive pipì fuori dal vaso. La loro è una world music ubriacante, tante sono le influenze. In cui il tributo alle sonorità popolari di matrice irlandese dal retrogusto celtico è reso in chiave ultra energetica e fulminante, con evidenti influssi hard e punkettari e con una lucidissima perizia tecnica. World music, musica del mondo, perché capace di valicare ogni confine in qualità di ideale colonna sonora per orge di divertimento, balli e libagioni. Musica da pub apolide, dunque. Chiedetelo a chi ha avuto la fortuna di imbattersi in uno dei leggendari concerti tenuti al Donegal Irish Pub di Ancona dai nostri cinque cavalieri della ludica apocalisse – John Moorish, all’anagrafe Gianni Moroni alias “Il Profeta” (chitarra acustica ed elettrica, voce e fisarmonica), Simone Medori “Il Campanaro” (batteria), Simone Nicolini “ll Sileno” (chitarra ritmica elettrica), Simone Ragnetti “Eolo” (flauto traverso e tin whistel), Simone Anselmi “Il Pellegrino (basso e loop station) -, accompagnati e appena ingentiliti dalle coriste Leila Mengoni e Sofia Ascani “Le Banshees”.

Io ancora non ho bevuto”, il cd d’esordio condensatosi in fondo ai bicchieri esistenziali del gruppo l’estate scorsa, è frutto di un’alchemica ma efficace autoproduzione, un po’ casalinga e un po’ sviluppatrasi al Dorica Recording Studio. Tutta farina del sacco Fuckin’ le quattro tracce presenti (più lo stornello in punta di sei corde che vede come protagonista un fantomatico negro-sardo-mago Zurlì assetato e ingriffato), con testi di vita vissuta goliardicamente, pregni di luppolo, riferimenti a Bacco, Tabacco e Venere e conditi da qualche voluto sfrondone in slang anconetano. Un vero, esilarante tormentone il brano “Eurospin”. Dedicato alla celebre catena di supermercati a buonissimo mercato (le parole sono scritte da Alessandro Cerri, ex compagno di scuola di John Moorish, “malato” di hip hop), foriera di fatali attrazioni per chi è in cerca di bevande alcoliche a prezzi stracciati.

Eppure, nonostante tutto, in un sussulto di dignità e autostima, Il Profeta Moorish Moroni giura: “No, noi non siamo ubriaconi. Ci piace semplicemente suonare, ballare, far ballare e far casino. Il nostro rapporto con l’alcool è estremo solo in quanto fonte di ispirazione”. Le ultime ispirazioni dei Fuckin’ Little Animals? “Siamo in ritiro etil-spirituale, confortati da un ulteriore corista, stavolta un maschietto, Lorenzo Curti. Abbiamo in cantiere due pezzi nuovi. E il riarrangiamento in chiave acustica di tutto il repertorio. In modo da poter finalmente suonare ovunque”. Come? Ovunque? E’ una minaccia o una sobria promessa? Ok, facciamo che sia un meritato augurio!

(articolo tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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