Ancona, occhio a “The Facebook Wall”!

ABUSO SOCIAL MEDIA, WALL PAINTING CONTRO

xfed-foto-murale-anti-abuso-social-mediaANCONA – di Sofia Cecchetti – Come si potrebbero definire oggi i social network se non come uno dei maggiori centri operativi dell’attività sociale di molti di noi? Soprattutto se si parla dei più giovani? Di fatto l’utilizzo delle piattaforme virtuali è spesso smodato, tanto da sfociare in un abuso che può creare e crea una vera e propria dipendenza. La pensa così anche Davide D’angelo aka Urka, autore del “wall painting” che dallo scorso aprile ricopre l’intera parete laterale del piccolo edificio in via Veneto di fronte alle scuole Leopardi, ad Ancona. Non a caso l’opera, che misura 6 metri per 5, l’ha intitolata “The Facebook Wall”, a voler richiamare l’attenzione sulla schermata principale (bacheca) del social-web media più gettonato. Protagonisti del dipinto, frutto dell’estro in vernice spray di Urka, un grande quanto minaccioso professore munito di bacchetta che incombe rabbioso su un piccolo studente alle prese con un cellulare. In alto a sinistra, la scritta “We don’t need notification”, anche questa un riferimento alle reti social: per dirla in italiano “Non abbiamo bisogno di notifiche”, ovvero una condanna, un rifiuto degli avvisi e dei messaggi (le notifiche appunto) che inondano telefonini, tablet, pc e altri cyber-supporti. Da intendere anche come un “basta a tutto ciò che non rappresenta il virtuale e non la vita reale”.

L’idea del prof, che ho trasformato in prof. Facebook, l’ho ripresa da quello che compare spesso nel video di “Antother brick in the wall”, famosissima canzone dei Pink Floyd -spiega Davide, 33 anni, graffitista già navigato (ha iniziato a disegnare a 12 anni, dal 2005 è uno dei protagonisti della street art marchigiana) – Un po’ come in quel video, il prof cerca di omologare un’intera generazione opprimendola con precise regole, divieti e canoni da seguire. Insomma, questo mio lavoro vuole spingere, soprattutto i giovani, a riflettere sulla vera faccia del mondo virtuale e delle sue community, che a mio avviso tendono ad istituire una realtà fittizia, non autentica e certamente meno empatica di quella concreta ed effettiva”. E ancora: “Spero in sostanza che chi si soffermi davanti a “The Facebook Wall, ritenga opportuno poi guardare oltre le immagini del proprio smartphone…”. Immagini che spesso sono “selfie”, riguardano noi stessi idealizzati, costruiti appositamente per essere presentati sui social.

Che Davide in arte Urka abbia una buona dose di ragione, lo dimostra un episodio capitatogli proprio mentre stava realizzando questo murale: “Sì è presentato un docente con i suoi studenti, incuriosito di ciò che stavo facendo, dei significati dell’opera. Beh, dopo pochissimo i ragazzi non gli hanno dato più retta e sono stati risucchiati dall’uso dei loro telefonini…”.

The Facebook Wall”, assieme al “Titanic” su un muro al civico 7 di via Lamaticci (zona stazione FS), rappresentano il contributo di Davide Urka alla terza edizione di “Anconacrea”, manifestazione di “street” art organizzata dal Comune , diretta dal pittore e “wall painter” William Vecchietti, svoltasi ad Ancona con rinnovato successo di pubblico dal 21 al 30 aprile scorsi. Dieci giorni di esposizioni personali e collettive, laboratori e, più in generale, un’esplosione d’arte nelle sue varie forme, a volte molto pungenti. Molti giovani e talentuosi creativi hanno colorato e abbellito con variopinte immagini diversi punti urbanistici particolarmente grigi, come il sottopassaggio dell’asse attrezzato a Vallemiano, o trasformato gli anonimi contenitori “energy boxes” di via Lata, in pieno centro storico, in piccole perle di “street art”, appunto. Una “street art”, quella più affermata e virtuosa, ormai sdoganata da certi vetero pregiudizi negativi, che rappresenta anche un vero stile di vita alternativo e iper comunicativo. Parola di Urka.

(articolo tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

 

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