Allarme carne rossa: bufala, allarmismo o verita?

FACCIAMO CHIAREZZA DOPO LA NOTIZIA DELL’INSERIMENTO DELLE CARNI ROSSE TRA I CANCEROGENI

del dottor Giorgio Rossi (Oncologo)

imagesLa settimana appena trascorsa è stata dominata dalla notizia che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione, massima autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro nel genere umano.

Tale dichiarazione è stata pubblicata, in forma sintetica, sulla rivista scientifica The Lancet Oncology, mentre lo studio in veste definitiva e ufficiale apparirà nel volume 114 dell’IARC Monographs tra alcuni mesi.

Su The Lancet Oncology si legge che il team IARC ( Working Group) composto da 22 esperti provenienti 10 Paesi si sono incontrati a Lione ove hanno revisionato 800 studi epidemiologici che indagavano l’associazione fra carni rosse e insorgenza del cancro in molti paesi e parecchi continenti con diverse etnie e tipi di alimentazione.

Dopo questa analisi il Working Group ha deciso di catalogare fra i cancerogeni certi ( gruppo 1 della scala dell’OMS) le carni rosse lavorate, ovvero quelle salate, essiccate , fermentate, affumicate, trattate con conservanti, legandole ad una maggiore incidenza del cancro del colon ed in misura minore anche del cancro dello stomaco.

La carne rossa non lavorata, compresa la macinata e surgelata, ( per esempio manzo, vitello, maiale , agnello, montone, cavallo o capra) è stata inserita nella lista dei probabili carcinogeni ( gruppo 2 della scala dell’OMS), legandola soprattutto al cancro del colon, ma anche, in misura minore, al tumore del pancreas e della prostata.

Una notizia di tale portata merita alcune riflessioni.

Innanzi tutto non è “ un fulmine a ciel sereno”, infatti da oltre 30 anni si sono succeduti in letteratura numerosi studi epidemiologici che hanno evidenziato un certo legame tra il consumo di carne rossa ed il maggior rischio di tumore. In particolare il danno è stato identificato nella quota grassa della carne e, per le carni lavorate, sulla natura dei conservanti in particolare i nitrati ed i nitriti ( nitrosamine) di cui certi salamini, salsicce e bacon ne sono ricchi. Un altro aspetto più volte evidenziato è il sistema di cottura delle carni, particolarmente pericoloso quelle alla brace e comunque le troppo cotte in quanto alle alte temperature si formano sostanze sicuramente cancerogene come gli idrocarburi aromatici.

Inoltre, come per ogni altra sostanza cancerogena di fondamentale importanza per avere il danno è il tempo di esposizione e la quantità assunta. Nel caso specifico il consumo di due pasti a base di carne alla settimana di normale quantità non è mai stato considerato un comportamento a rischio.

Al riguardo bisogna tenere in considerazione che il Working Group dell’IARC ha preso in esame studi epidemiologici effettuati soprattutto in Paesi come Stati Uniti, Australia, Nord Europa ove il consumo di carne ha una frequenza pressoché quotidiana.

 

Classificare le carni rosse lavorate al gruppo 1 della scala dell’OMS insieme a sostanze come fumo di sigarette, amianto , benzene, radiazioni ultraviolette, alcol ecc., non vuol dire che l’IARC riconosce alle carni lavorate lo stesso livello di pericolosità, ma solo che gli studi condotti sulle carni rosse lavorate hanno lo stesso livello di certezza di quelli condotti sulle altre sostanze. Infatti, per fare un confronto, si stima che alla carne rossa e ai salumi si possa attribuire 50.000 morti all’anno a livello mondiale , mentre un milione sono quelle attribuite al fumo e 600.000 quelle attribuite all’alcol.

 

E’ poi risaputo che accanto a cibi pericolosi, esistono cibi che proteggono dal cancro. Ed ecco allora le raccomandazioni di tutti gli esperti di aumentare l’uso di frutta e verdura proprio per bilanciare le sostanze dannose introdotte con altri cibi. Ciò vuol dire che se accanto ad un barbecue di carni miste si consuma anche un’ abbondante porzione di verdura e di frutta il rischio tende a diminuire sensibilmente.

 

Un ruolo fondamentale per la tutela della salute spetta alla qualità delle carni e alla modalità della lavorazione. Tra i vari Paesi presi in esame dal Working Group esistono grandi differenze tra i disciplinari di allevamento del bestiame e preparazione dei lavorati. Difficile confrontare le regole degli Stati Uniti con quelle dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia, ove sono notoriamente molto più severe. Sembra del tutto improbabile assimilare un prosciutto lavorato in Italia ottenuto da maiali allevati in Italia con un hot dog statunitense.

 

Pertanto vien da chiedersi : qual è la novità? Nessuna. Come già sopra accennato, migliaia di studi negli ultimi 30 anni hanno ripetuto fino alla nausea che chi consuma più carne rossa, specie se conservata, ha un rischio di cancro e anche di malattie cardiovascolari aumentato rispetto a chi ne consuma di meno. Un rischio che varia in base al tipo di carne consumata, alla frequenza e alla quantità con cui la si mangia ed ad altre innumerevoli variabili. Le autorità sanitarie di tutto il mondo ne hanno preso atto e negli anni hanno aggiornato le loro piramidi alimentari consigliando un consumo moderato di carne.

E’ di questo tenore il messaggio lanciato dal Ministro della Salute e dagli esperti delle Società Scientifiche del nostro Paese. Nessun inutile allarmismo!!!

 

Ciò nonostante il Codacons ha deciso di presentare un’istanza urgente al Ministero della Salute e un esposto al Pm di Torino Raffaele Guariniello, affinché siano valutate misure a tutela della salute umana fino a proporre, sulla base del principio di precauzione, la sospensione della vendita per quei prodotti che l’IARC certifica come cancerogeni.

 

Da tutta la questione, possiamo concludere dicendo che, chi ne esce veramente rafforzata è la DIETA MEDITERRANEA ormai universalmente riconosciuta come benefica per la salute.

 

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