Speciale ‘Diritto 180’: Viaggio per immagini e dati alla scoperta della Legge Basaglia (3 puntata)

Il prossimo 31 marzo chiudono i battenti in Italia tutti gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG).Con l’occasione ripubblichiamo una interessante inchiesta in 4 puntate sulla Legge Basaglia e l’approccio al disturbo mentale in Italia.

di Eleonora Dottori (con la collaborazione della Dott.ssa Ilaria Dottori)

Abbiamo parlato di quanto sia cambiata la psichiatria in questi anni e degli enormi progressi che questa scienza ha fatto grazie all’entrata in vigore della Legge 180, ma è importante non cadere nel giudizio, fine a sé stesso, rispetto alle pratiche che si utilizzavano prima di tale avvenimento.
Se ripensiamo oggi, infatti, a come veniva trattata la malattia mentale prima della L. 180 viene naturale indignarsi e chiedersi come o perché il manicomio potesse essere considerato l’unica strada ma è importante anche cercare di comprendere il passato, senza colpevolizzarlo, e riconoscerlo necessario per far sì che si arrivasse dove siamo oggi.

Questa riflessione è fondamentale poiché sono stati gli stessi cambiamenti sociali e politici a permettere di attuare e diffondere le innovazioni della L. 180; è stata la società stessa, in qualche modo, a richiedere una crescita ed un miglioramento rispetto a questo genere di disagi.

In questo senso, infatti, si possono ricondurre i cambiamenti storici e della società ad un’evoluzione anche dal punto di vista terapeutico; questi stessi cambiamenti hanno portato ad accogliere la Legge Basaglia con forte entusiasmo e ciò corrispondeva idealmente allo “scontro” generazionale dei padri contro i figli, della tradizione rispetto all’innovazione.

Allo stesso modo anche l’esperienza della guerra ha in qualche modo contribuito a puntare l’attenzione sull’essere umano in quanto tale e ciò culmina con l’emanazione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo; anche per questo motivo i cambiamenti che si sono susseguiti sono stati vissuti in maniera naturale e spontanea facendo si che la malattia mentale fosse letta sotto un’altra luce.

In questa ottica è importante ricordare che anche all’epoca dei manicomi ci sono esempi di grande umanità come ad esempio, per citare un personaggio locale, il Dott. Emilio Mancini, direttore per molti anni del Manicomio di Ancona, che nel periodo dei bombardamenti si prese la grande responsabilità di liberalizzare tutti i malati per salvarli portandoli a Sassoferrato.

Tornando a noi, però, una grande evoluzione riguarda il coinvolgimento del territorio nella cura del malato, sapere cioè che è interesse della società, in particolare di quella più vicina a lui, che sia curato nel rispetto di diritti fondamentali ormai appurati.

Allo stesso modo, nella seconda metà degli anni ’80, prende forma anche un concetto che tutt’oggi è molto importante che è quello di riabilitazione.

In quest’ottica è sempre più evidente che il malato è protagonista del trattamento e con il passare del tempo, fino ai nostri giorni, si dà vita all’associazionismo.

Ciò rappresenta una nuova e ulteriore lettura della malattia poiché nascono molte associazioni volte ad assistere il malato ma non in maniera “classica” piuttosto sono finalizzate ad eliminare le diversità ed i pregiudizi. In questo senso si ragiona come umanità e collettività, insieme si possono vincere le paure, non importa quale ruolo sociale si ricopra poiché ognuno di noi può trovarsi a dover affrontare sofferenze, ansie e paure ed ognuno alla sua maniera.

Il concetto che oggi è fondamentale, grazie a tutti gli elementi di cui abbiamo parlato finora, è quello di reinserimento sociale, ovvero della possibilità che le persone possano riprendere in mano la propria vita e ricominciare da capo, rialzarsi dopo essere inciampati.

Nella nostra zona varie associazioni quali Asiamente e Malati di Niente, hanno basato su tale concetto e su attività sportive, ricreative e ludiche rivolte alla solidarietà la loro opera.

(Foto Nicola Gronchi) 

(continua)

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