Slitta il voto sul dl anti-femminicidio

OLTRE 400 GLI EMENDAMENTI DA ESAMINARE

di Alessia Rondelli (praticante avvocato Studio Legale RPC)

-ROMA, 29 SETTEMBRE 2013- Dura battuta d’arresto per l’iter di approvazione del decreto legge sul femminicidio n.93/2013, approvato appena lo scorso agosto con grande soddisfazione del premier Letta. Ora il testo originario è approdato alla Camera, dove però sembra che rimarrà più a lungo del previsto a causa dei circa 414 emendamenti che sono stati proposti. Tutte le proposte di modifica devono essere preventivamente esaminate dalle Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera per poi arrivare alla discussione in aula. Questo ingente carico di lavoro ha obbligato l’Ufficio di Presidenza delle Commissioni ad avanzare una richiesta di spostamento della scadenza, chiedendo più tempo per vagliare tutto il materiale. La Conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha accolto questa richiesta, facendo slittare a mercoledì 2 ottobre la presentazione del testo in aula originariamente prevista per domani. A questo punto la questione si fa complessa perché il termine ultimo per la conversione del decreto è il 15 ottobre, quindi vuol dire che rimarrebbero veramente pochi giorni per l’esame da parte del Senato con l’evidente rischio di perdita di efficacia del testo. Durante la discussione, che comunque proseguirà anche in seduta notturna, fuori da Montecitorio è stata inscenata una particolare manifestazione per sensibilizzare sul tema firmata Miur, composta da uno spettacolo teatrale ed una installazione artistica. Quaranta uomini e donne comuni vestiti di bianco e rosso hanno animato la piazza per 4 ore lasciando ai passanti-spettatori un particolare colpo d’occhio. Il messaggio in sintesi è che il femminicidio non è solo un’emergenza, ma piuttosto un problema culturale e come tale va affrontato a partire dalla scuola. Chiare le parole a tale riguardo sia della Responsabile Scuola pdl Elena Centemero che della Presidente della Camera Boldrini: “Mi auguro che il ministero consideri l’ipotesi di far divenire le questioni di genere oggetto di insegnamento. Alle ragazze dico: non cadete nella trappola della sopraffazione, coltivate l’autostima e quindi studiate e lavorate perché questi sono gli unici segreti per farcela. Ai ragazzi dico invece: abbiate rispetto”. La mole di modifiche rappresentano forse lo specchio delle molte critiche che sono state sollevate da più parti a questo decreto, che sì riguarda in primis la tutela delle donne contro la violenza, ma all’interno di un grande calderone insieme ad altri svariati temi (sicurezza pubblica, protezione civile, vigili del fuoco, gestioni commissariali delle province). Altra critica s’incentra sul fatto che il decreto abbia carattere fortemente repressivo, cioè in virtù di un alto scopo come quello di tutelare le donne prevede degli strumenti prettamente punitivi e dai riflessi ambigui, invece di prevedere anche aspetti di riforma strutturali.

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