Si è spenta Franca Rame: una vita dedicata al teatro e alla politica

30 MAGGIO ’13, MILANO – Quando ancora in fasce sali su un palco, quel palco ti rimane dentro e cresce insieme a te. Franca Rame fece il suo debutto in teatro quando la madre, Emilia Baldini, la portò con sè neonata nei panni dell’infante in Genoveffa di Brabante. Figlia di teatranti, attori, Franca Rame nacque il 18 luglio 1929 a Parabiago ed è scomparsa ieri mattina, 29 maggio, a Milano, spegnendosi tra le braccia del marito Dario Fo, al termine di una lunga malattia.

Come detto, fu attrice fin da subito, ma la prima scritturazione importante la ebbe a 21 anni, quando fu presa nella compagnia primaria di prosa di Tino Scotti per lo spettacolo Ghe pensi mi di Marcello Marchesi, in scena al Teatro Olimpia di Milano. Bellissima e ribelle, indomita nonostante il profondo amore per Dario Fo, che venne consacrato in matrimonio nella Basilica di Sant’Ambrogio il 24 giugno 1954 e da cui venne alla luce Jacopo Fo, un anno più tardi, nel 1955. Oggi, Dario Fo ricorda così il momento in cui la coppia disse ai genitori della futura sposa che si sarebbero sposati: ” quando ha saputo che volevamo sposarci, mia suocera ha mandato un lamento: un altro attore in famiglia! In cambio ha preteso che ci sposassimo in chiesa. Era convinta che le unioni degli altri figli non fossero andate bene perché non consacrate. In effetti la benedizione del parroco di Sant’Ambrogio ha funzionato”. Ha funzionato sì, a quanto pare, anche se ovviamente in una storia d’amore di 60 anni non possono mancare anche i momenti difficili, che però sono stati sempre affrontati e risolti. Come quando annunciò di voler lasciare il marito in diretta Tv: “eravamo reduci da un litigio clamoroso, ma mai avrei pensato… Sapevo che quel pomeriggio lei andava dalla Carrà e da casa guardavo la diretta, quando la sento dire: ho deciso di lasciare Dario, niente dura per sempre, morto un papa se ne fa un altro… Mi è venuto un colpo”, ora magari Dario Fo rivivrebbe con piacere anche quello shock.

La passione per il teatro portò la Rame a fondare insieme a Fo a fondare la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, nel 1958, dove Fo era regista e drammaturgo, mentre la Rame la prima attrice e l’amministratrice. Negli anni seguenti questa compagnia ebbe un grandissimo successo nel circuito dei teatri cittadini istituzionali.

Dieci anni più tardi, nel 1968, sempre insieme al marito, Franca Rame abbracciò l’utopia sessantottina e fondò il collettivo Nuova Scena dal quale, dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso per rispondere alla domanda del pubblico, si separò per divergenze politico-ideologiche ancora con Fo al suo fianco: ciò avrebbe portato alla nascita di un altro gruppo di lavoro, detto La Comune (impegnato come Nuova Scena nei circoli Arci e nei luoghi fino ad allora non deputati per lo spettacolo dal vivo come, fra gli altri, le case del popolo, le fabbriche e le scuole occupate), con cui interpretò spettacoli di satira e di controinformazione politica anche molto feroci. Si ricordano almeno Morte incidentale di un ancarchico e Non si paga! Non si paga. Nello stesso periodo sostenne l’organizzazione Soccorso Rosso Militante (che mirava a fornire assistenza legale e monitoraggio delle condizioni carcerarie dei militanti della sinistra extraparlamentare nelle carceri italiane).

Il teatro unito alla militanza politica ed all’impegno sociale, il teatro per descrivere le condizioni di una società e prendere una netta e decisa posizione: ” Non c’è galera che non conoscesse, per Soccorso Rosso aveva girato tutte le carceri. Così come era di casa negli ospedali, nei centri sociali. Pronta a mettere insieme in poche ore dei congelatori per conservare le medicine o dei materassi per i rom sfrattati”, ricorda oggi Dario Fo. Ma c’era un prezzo da pagare. A volte sopportabile seppur pesante, come quando”non potevamo tornare a casa, minacciati di morte, sempre in predicato di venir arrestati… Dopo lo spettacolo, si sgusciava da qualche uscita d’emergenza e ci si rifugiava a dormire da qualche amico”, parla sempre Fo. Una volta per tutte, invece, insopportabile, vile, ingiusto. Il 9 marzo 1973, Franca Rame fu costretta a salire su un camioncino, presa a forza da cinque uomini militanti di estrema destra, da cui poi fu stuprata a turno e malmenata. Questo dramma venne poi rielaborato e ricordato nel 1975, quando scrisse l’opera Lo Stupro. Il relativo procedimento penale si concluse solo nel 1998 per effetto della prescrizione di cui gli imputati si avvalsero, senza quindi nessuna pena per quanto fatto.  Dall’esperienza dello stupro, però, Franca Rame uscì a testa alta e si avvicinò poi al movimento femminista alla fine degli anni ’70, iniziò a scrivere proprie opere come Tutta casa, letto e chiesa, Grasso è bello, La madre, portando in scena il suo stesso dramma con un monologo graffiante, intriso di parole e descrizioni che non potevano non lasciare sgomenti, imbarazzati e allo stesso tempo coinvolti, coloro che ascoltavano.Ed oggi, dove episodi di femminicidio e violenza sono tornati alla ribalta, le stesse parole sembrano ancora più attuali di quando furono pronunciate la prima volta. Ecco un piccolo estratto: “Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura. Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido… Torno a casa… torno a casa… Li denuncerò domani”.

Scese in politica nel 2006 nelle fila dell’ “Italia dei valori”: venne eletta senatrice in Piemonte e Di Pietro la propose come Presidente della Repubblica (ottenne 24 voti). Rimase disgustata dall’esperienza politica, lasciando il Senato nel 2008 con la seguente amara dichiarazione: “le istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato”. Al riguardo Franca Rame ha scritto l’ultimo testo che non potrà più portare in scena : Fuga dal Parlamento.

MOSE’ TINTI

 

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