‘Segreti di stato’, Renzi apre gli archivi sulle stragi

DECLASSIFICATI I DOCUMENTI SU ALCUNI DEGLI EVENTI PIU’ TRAGICI DELLA STORIA ITALIANA

di Alessia Rondelli (praticante avvocato presso lo studio legale RPC)

ROMA, 27 APRILE 2014- ‘Abbiamo declassificato i documenti su alcune delle pagine più oscure della storia italiana’, così lo annuncia lo stesso premier Matteo Renzi, come ormai solito, tramite un tweet. ‘Era un dovere nei confronti dei cittadini e dei familiari delle vittime di episodi che restano una macchia oscura nella nostra memoria comune’, continua lo stesso Renzi orgoglioso del risultato raggiunto, in quell’ottica di trasparenza ed apertura che qualifica l’azione di governo. Si tratta di tutti i migliaia di documenti riguardanti le gravissime vicende degli anni ’70-’80 di Ustica, Italicus, Peteano, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, la stazione di Bologna e il rapido 904. In realtà va fatta chiarezza sotto il profilo normativo, a causa della frammentarietà delle leggi che hanno creato parecchia confusione in materia: il segreto di Stato è un vincolo giuridico che determina l’esclusione di una determinata notizia dalla divulgazione in quanto minaccia per la sicurezza dello Stato. Ciò configura il massimo grado di tutela al di sotto del quale si trova invece la cd procedura di secretazione degli atti secondo i 4 livelli di classificazione, senza scadenza temporale: riservato, riservatissimo, segreto, segretissimo. Per legge infatti in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato notizie o documenti relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale o a fatti costituenti il reato di strage o i reati di associazione mafiosa. Con tale direttiva pertanto trova finalmente applicazione la legge 124/2007 sul ‘Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto’, che modificò la materia. Con essa venne introdotto il nuovo art. 270 bis c.p.p. secondo cui “L’autorità giudiziaria, quando abbia acquisito, tramite intercettazioni, comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi di informazione per la sicurezza, dispone l’immediata secretazione e la custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti tali comunicazioni”. Ma tale normativa per poter operare aveva bisogno dei decreti attuativi, emanati in parte poi nel 2011 sotto il governo Monti, ma lasciati da parte fino ad ora. Lo scopo è quello di far riversare in anticipo presso l’archivio di Stato centrale tutte le carte classificate in possesso di tutte le amministrazioni statali, superando così il limite temporale minimo dei 40 anni. Tutto il materiale non servirà a svelare verità sconvolgenti, ma rappresenterà un patrimonio importante per la memoria del paese ed un contributo inestimabile per le ricostruzioni degli storici. La direttiva è stata firmata dal Cisr, Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, perciò riguarderà tutte le amministrazioni di Stato (Servizi segreti, ministeri degli Interni, Esteri e Difesa). Le carte verranno trasferite all’archivio di Stato e ancora prima ad una commissione ad hoc, incaricata di fare ordine in questo magma ancora indistinto, secondo un criterio cronologico (dal più antico al più recente). In realtà tale ‘mossa’ è stata criticata da molti, per primo Beppe Grillo che l’ha bollata come un grande bluff mediatico: “Sarà pubblicato solo ciò che è già pubblico da anni. Renzi è come l’ex presidente Usa Reagan che pur di farsi eleggere promise di rivelare la verità sugli ufo”. Molti invece la ritengono un’ottima strada da percorrere che richiede però impegno, costanza ed una pianificazione concreta soprattutto perché si tratta di fatti solo apparentemente datati. I maggiori dubbi riguardano gli ostacoli e le resistenze provenienti da quegli stessi apparati che all’epoca occultarono e depistarono, perciò una volta aperti gli archivi sarà necessario separare la gestione da chi li ha prodotti.     

 

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