‘Rock & Diritto’: Nick Cave, la bellezza e la morte della rosa selvatica

 Where the wild roses grow” (“Dove crescono le rose selvatiche“) è un meraviglioso brano di Nick Cave ed il gruppo The Bad Seeds realizzato nel 1995 anche con la collaborazione della cantante Kylie Minogue e contenuto nell’album Murder Ballads (Le ballate degli omicidi).
Il tema delle ballate sugli omicidi richiama le canzoni sul tema di amore e morte, tipiche dell’800 per questo proprio a queste canzoni Nick Cave ha dedicato un intero album.
Gran parte di questi brani sono duetti uomo-donna, un susseguirsi di domanda – risposta per questo Cave coinvolse nel progetto diverse cantanti per il duetto, come Polly J. Harvey e Henry Lee; in questo brano ha chiamato Kylie Minogue, sua fidanzata, australiana come lui e a quel tempo non ancora famosa.Le parole e la musica dipingono con tratti cupi e malinconici il racconto di una storia d’amore e di tragedia: Elisa Day ed il suo amante sono i protagonisti, si incontrano, la straordinaria bellezza della donna incanta l’uomo che vi si perde, annega i suoi occhi in quel fascino che sa attirarlo come una meravigliosa opera d’arte attrae chi la osserva.

Ascoltando il brano l’intreccio delle vite dei protagonisti è rappresentato dal duetto tra le voci di lui e lei che sa dare vita e contorni precisi al loro incontro.Due voci profonde e calde che quasi quasi a passo di valzer si alternano e a volte si incontrano sovrapponendosi, come i due protagonisti si sono incontrati e ad un certo punto sovrapposti nella vita.

Nel bellissimo video della canzone girato dal regista e fotografo texano Rocky Schenk, Elisa Day e il suo amante sono interpretati da Kylie Minogue e Nick Cave e la location è un lago paludoso.

La canzone narra dell’omicidio della donna per mano del suo amante ed il titolo è proprio un riferimento al luogo della morte di quest’ultima, il fiume dove crescono le rose selvatiche. Una rosa portata a morire dove crescono tante altre rose, qui Elisa Day e la sua bellezza si perdono per l’ultima volta nell’abbraccio e nello sguardo dell’uomo e della sua mano che stringe la pietra che da lì a poco la ucciderà.

“Tutta la bellezza muore sempre”: con queste parole la mano di lui recide la vita e la straordinaria bellezza della donna. Non di lei si era innamorato ma della sua bellezza,della perfezione che essa incarnava, un modo forse per non perdere quella straordinarietà ma consacrarla per sempre su un altare fatto di rose selvatiche, acqua, palude e toni cupi.

Chioma nera, sguardo profondo e malinconico, tratti del volto profondamente segnati: Nick Cave, sicuramente uno dei cantautori più significativi degli anni Novanta, sembra avere già nei suoi lineamenti fisici le caratteristiche di un vero poeta maledetto, di quelli che esprimono con parole (e nel suo caso anche con la musica) il disagio di cui le loro vite sembrano impregnata fino alle ossa. Vita e morte, follia e lucidità sono i binomi che si riconcorrono nella vita di Nick Cave che eternamente insoddisfatto di se stesso ha comunque continuamente ricercato pace prima tra le braccia di droga, alcool ed eccessi di ogni tipo poi, soprattutto nella fase più matura della vita, con una ricerca quasi spasmodica di una sorta di via della redenzione, di tranquillità e pace anche in quel rapporto spesso tormentato con il mondo delle donne.

E’ considerato uno degli allievi migliori di Leonard Cohen e forse l’ansia quasi soffocante della ricerca di redenzione è ciò che lo avvicina di più al cantatore e poeta della solitudine Cohen.

VALENTINA COPPARONI

They call me The Wild Rose

But my name is Elisa Day

Why they call me it I do not know

For my name is Elisa Day

 From the first day I saw her I knew she was the one

As she stared in my eyes and smiled

For her lips were the colour of the roses

That grew down the river, all bloody and wild

When he knocked on my door and entered the room

My trembling subsided in his sure embrace

He would be my first man, and with a careful hand

He wiped at the tears that ran down my face

On the second day I brought her a flower

She was more beautiful than any woman I’d seen

I said, “Do you know where the wild roses grow

So sweet and scarlet and free?”

On the second day he came with a single red rose

Said: “Will you give me your loss and your sorrow?”

I nodded my head, as I lay on the bed

He said, “if I show you the roses will you follow?”

On the third day he took me to the river

He showed me the roses and we kissed

And the last thing I heard was a muttered word

As he stood smiling above me with a rock in his fist

On the last day I took her where the wild roses grow

And she lay on the bank, the wind light as a thief

As I kissed her goodbye, I said, “All beauty must die”

And lent down and planted a rose between her teeth

“Mi chiamano Rosa Selvatica

Ma il mio nome era Elisa Day

Non so perché mi chiamino così

Il mio nome era Elisa Day

Capii che era lei che volevo fin dal primo giorno

Mentre mi fissava e mi sorrideva

Perché le sue labbra avevano il colore delle rose

Che crescono lungo il fiume, sanguigne e selvatiche

Quando bussò alla porta e si fece avanti

Il mio tremito si calmò nel suo caldo abbraccio

Sarebbe diventato il mio primo uomo e con mano gentile

Asciugò le lacrime che mi scendevano lungo il viso

Mi chiamano Rosa Selvatica

Ma il mio nome era Elisa Day

Non so perché mi chiamino così

Il mio nome era Elisa Day

Il secondo giorno le portai un fiore

Era più bella di ogni altra donna che avessi mai visto

Le dissi: “Conosci il posto dove crescono le rose selvatiche

Così dolci, scarlatte e libere?”

Il secondo giorno lui arrivò con una rosa rossa

Disse: “Mi darai la tua perdizione e il tuo dolore?”

Dal mio letto feci cenno di si

Mi disse: “Se ti mostrerò le rose mi seguirai?”

Mi chiamano Rosa Selvatica

Ma il mio nome era Elisa Day

Non so perché mi chiamino così

Il mio nome era Elisa Day

Il terzo giorno mi portò al fiume

Mi mostrò le rose e ci baciammo

E l’ultima cosa che sentii fu una parola sussurrata

E lo vidi sopra di me con un sasso nel pugno

L’ultimo giorno la portai dove crescevano le rose selvatiche

Si distese vicino all’acqua, il vento era lieve come un ladro

E con un bacio d’addio dissi: “Tutta la bellezza muore sempre”

Poi mi curvai e le piantai una rosa fra i denti

Mi chiamano Rosa Selvatica

Ma il mio nome era Elisa Day

Non so perché mi chiamino così

Il mio nome era Elisa Day”

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2 Responses

  1. Rock & Diritto - Un anno di note insieme | Fatto & Diritto

    [...] della cantante Kylie Minogue e contenuto nell’album Murder Ballads (Le ballate degli omicidi) (rileggi qui). Il tema delle ballate sugli omicidi richiama le canzoni sul tema di amore e morte, tipiche [...]

  2. cas
    cas at |

    In verità Kylie Minogue, esplosa nel 1987 con la cover di The Locomotion, all’epoca era famosissima in tutto il mondo. Inoltre non era la fidanzata di Nick Cave, che avrebbe avuto invece di lì a poco una relazione con PJ Harvey, pure lei ospite del disco di duetti in cui si trova inserita la canzone di cui si parla in questo articolo.

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