Prestiti con tassi fino al tremila per cento, due arresti per usura ad Ancona

UnknownANCONA, 9 GIUGNO ’13 – Due persone sono finite in manette giovedì mattina per i reati di usura, estorsione e abusiva attività finanziaria. Gli arresti sono della Guardia di finanza di Osimo e Jesi che avrebbero scoperto un giro di usura gestito secondo l’accusa da Lido Bianchi, pensionato jesino di 78 anni, e dal genero Maurizio Felicetti operaio filottranese di 52 anni. Secondo gli inquirenti i due incensurati e insospettabili prestavano denaro a piccoli imprenditori e privati, tra cui giocatori d’azzardo, in difficoltà economiche di Filottrano, Jesi e dei comuni vicini applicando tassi di interesse che andavano dal 100% al 500% fino ad arrivare al 3000%. Le indagini dell’operazione denominata “Heavy rate” sono partite lo scorso anno quando i finanzieri di Osimo si sono trovati a controllare un esercizio commerciale di Filottrano riscontrando una sorta di contabilità separata, con prestiti, tassi di interesse e cifre dovute, che gli investigatori hanno subito ricondotto a prestiti di denaro ricevuti nel tempo. Le fiamme gialle di Osimo e Jesi, coordinate dalla Procura della Repubblica di Ancona, attraverso sopralluoghi, pedinamenti, indagini tecniche, riprese video, rilievi fotografici e perquisizioni locali, effettuate lo scorso maggio, hanno fatto luce sulla lucrosa attività illecita che ha permesso di individuare i due usurai e una decina di vittime, accertando 27 operazioni di prestito a tasso usuraio, sequestrando numerosi titoli di credito consegnati dalle vittime a garanzia dei prestiti e denaro contante per un valore complessivo di 484.000 euro (21 assegni per 180.694 euro, 45 cambiali per 148.350 euro, una scrittura privata afferente un credito di 147mila euro e banconote per quasi 8 mila euro). Stando a quanto emerso dalle indagini i prestiti venivano emessi in contanti a fronte dei quali veniva preteso a garanzia un titolo di credito (assegno o cambiale), pari al debito complessivo (capitale + interessi). E non è tutto: gli indagati, sfruttando la conoscenza di alcuni impiegati di banca, riuscivano ad attingere informazioni riservate sulla situazione patrimoniale delle parti offese. Complici le cui posizioni sono al vaglio degli inquirenti. Sarebbe stato proprio grazie alla loro collaborazione che gli usurai scoprivano la reale possibilità di pagamento dei debitori e in un caso, dopo aver appreso la reale e precaria solvibilità del debitore, i due arrestati avrebbero seriamente minacciato la vittima per ottenere l’immediata restituzione dei prestiti. Suocero e genero, difesi dall’avvocato Andrea Rosati, rigettano le accuse. “Non c’è stata usura – ha spiegato il legale – Possono esserci stati rapporti economici con altre persone ma sicuramente non si è trattato di usura”.

ELEONORA DOTTORI

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