Il Papa a Lampedusa per riportare luce sull’immigrazione

LUNEDI’ IL PAPA E’ SCESO A LAMPEDUSA PER DARE SOSTEGNO E PER TENERE ALTA L’ATTENZIONE SUL DRAMMA DEGLI IMMIGRATI, IN VIAGGIO VERSO UNA VITA NON SEMPRE MIGLIORE

di Mosè Tinti

20130708_papa-lampedusa-bimboLampedusa, 14 luglio  ’13 – Per raggiungere l’Italia, gli africani del nord si dirigono ancora più a Sud, verso quell’isola ad est della Tunisia, sotto la Sicilia e Malta, tanto che  sembra l’ironia della sorte ad aver determinato che per andarsene dall’ Africa bisogna andare ancora più vicino all’ Equatore, approdare a quello scricciolo di isola del Mediterraneo, che si nasconde quasi nelle cartine geografiche. Sempre se il mare, il barcone, la fame, la sete o altre varianti non portino ad un epilogo tragico.

Francesco, questo Papa che sta seriamente tentando di cambiare la Chiesa, lunedì scorso ha fatto visita per la prima volta a Lampedusa, dove ha voluto ricordare tutti coloro che sono morti nella lunga ed estenuante traversata marina e portare l’attenzione sugli immigrati, facendo accendere i riflettori su quell’isola e sulla sua popolazione che affronta quotidianamente l’emergenza profughi e immigrati. Si capisce la valenza anche politica di questa missione papale.

Non tutti gli immigrati sono di religione cattolica, vi sono anche molti musulmani, ma tra tutti coloro che erano già nell’isola, l’attesa per la visita del Santo Padre era altissima e carica di speranze ed aspettative, come se da solo Francesco fosse in grado di risolvere tutte le problematiche e dare loro la vita normale che sognano.

Ad ogni modo, dopo l’arrivo alle 9,15 circa, il Papa si è diretto al molo di Lampedusa, dove anche la mattina dell’8 luglio erano sbarcati 60 immigrati, e, seguito da decine di pescherecci e natanti da diporto, oltre a unità della Guardia costiera, dei carabinieri e dalla Guardia di finanza, ha gettato in mare un corona di crisantemi gialli e bianchi in memoria di coloro che vi hanno perso la vita, più di ventimila in 20 anni. Nel corso della visita, il Papa non ha mancato di salutare ed abbracciare i migranti che lo attendevano, scambiando con loro alcune battute.

Bergoglio era preoccupato che il suo intento, il significato di questa visita, venisse frainteso: si è persa la capacità di piangere, di compatire, soffrire insieme all’altro che soffre.”Di fronte alle morti in mare domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo. Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere”. Sono le continue morti ad aver spinto il Papa ad andare a Lampedusa per “risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta”. Dopo aver appreso le notizie delle recenti tragedie, “il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza e allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perchè ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore”.  Sulla barca trasformata in altare,  sono state letti i brani di Caino e Abele (“dov’è tuo fratello?”), la strage degli innocenti (e la fuga dal proprio paese di Maria e Giuseppe con il piccolo Gesù) e il salmo Miserere, scandito da quattro parole: “Perdonaci, Signore, abbiamo peccato”; il calice dell’Eucarestia ricavato dal legno dei relitti: Bergoglio ha voluto richiamare all’essenziale la sua permanenza nell’isola, al vero significato. Tutti dovremmo sentirci responsabili nei confronti di coloro che sbarcano sull’isola siciliana più a Sud dell’ Africa e anche nei confronti di coloro che non ce la fanno ed il Papa ci ricorda che nel viaggio della speranza di ogni barcone e di ogni immigrato c’è la fuga di Giuseppe e Maria che salvano Gesù dalle paure e dalle invidie di Erode.

Questo Papa, simbolo come non mai (almeno fino ad ora) di una Chiesa che si sta riavvicinando ai più deboli, volenterosa di tornare alle sue radici, punta il dito contro la cultura del benessere globalizzata che “porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”. Bergoglio scuote le coscienze e ci costringe a voltare la testa dietro di noi verso i più deboli, ci sbatte in faccia la nostra superficialità per svegliarci dal tepore noncurante di chi è pago e non ha orecchi per i lamenti altrui.

LE MODIFICHE AL CODICE PENALE VATICANO – Durante la settimana il Papa ha apportato un’altra novità importante nell’apparato del sistema vaticano. Infatti, l’11 luglio, con un Motu Proprio, ha introdotto due modifiche al codice penale del Vaticano, abolendo l’ergastolo e sostituendolo con la pena detentiva di 35 anni e inasprendo le pene per i reati contro i minori e la pedofilia. Un fatto storico, considerando che in Vaticano praticamente non sono state fatte modifiche al codice del 1929, redatto in seguito ai Patti Lateranensi. Sono stati potenziati i poteri cautelari a disposizione dell’Autorità giudiziaria con l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall’introduzione della misura del blocco preventivo dei beni: misure contro il riciclaggio di denaro e il terrorismo internazionale, attuazione di accordi internazionali, un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche, per tutti i casi in cui esse profittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti, stabilendo una loro responsabilità diretta con sanzioni interdittive e pecuniarie.

In continuità con la politica di Benedetto XVI, Francesco combatte i reati di pedofilia ed abuso sessuale sui minori, ridefinendo i reati di vendita, prostituzione, arruolamento e  violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori. Le nuove norme si applicano non solo nei confronti di tutti gli officiali e dipendenti della Curia Romana ma anche ai nunzi apostolici ed al personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonché i dipendenti di organismi e istituzioni collegati alla Santa Sede indipendentemente dal fatto che si trovino sul territorio dello Stato della Città del Vaticano. Introdotti anche i crimini contro l’umanità ed il delitto di tortura.

 

 

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