Orange is the new black: la serie tv “scomoda” che scandalizza e conquista

 

CARCERE, SESSO E VIOLENZA GLI INGREDIENTI VINCENTI DELLA SERIE CHE HA FATTO IMPAZZIRE GLI USA

di Sabina Loizzo

orangeisthenewblackSi sa che d’estate in tv i programmi interessanti latitano, mentre i canali s’infarciscono di repliche e film di serie B e anche C. Negli States, però, la tendenza negli ultimi anni è cambiata e sono molti gli show seguiti dal grande pubblico che scelgono la stagione estiva per andare in onda. Questo è anche il periodo giusto per sperimentare e presentare al pubblico nuovi programmi e nuove serie. Non tutte sono capaci di colpire il pubblico e solo alcune saranno rinnovate, ma capita che in pieno agosto si assista a un vero e proprio successo – probabilmente non pari a quello che si avrebbe durante la stagione autunno-inverno, ma comunque degno di nota – che vede critica e pubblico d’accordo sull’affermare di trovarsi di fronte a un prodotto di qualità. Una situazione del genere si è verificata con Orange Is the New Black, una serie decisamente fuori dagli schemi.

Orange Is the New Black è un dramedy e racconta la storia di Piper Chapman (Taylor Shinning), una donna come tante che vive a New York con il suo fidanzato Larry (Jason Biggs, il Jim di American Pie) e si guadagna il pane fabbricando saponi e lozioni con la sua amica/socia Polly. La sua vita, però, sarà stravolta quando l’ex ragazza Alex (Laura Prepon) la indicherà con sua complice in un traffico di droga e soldi. Piper deve quindi rivelare al suo futuro sposo che in passato aveva avuto una storia con questa donna e che, in effetti, una volta per amore aveva trasportato “soldi sporchi” da un Paese all’altro e per questo ora deve costituirsi. Piper è così condannata a quindici mesi da scontare in una prigione federale. Inizierà per lei un’esperienza che va oltre ogni immaginazione, durante la quale verrà a contatto con le vite e le storie delle altre detenute e con quella che è la realtà di un carcere femminile americano, tra sesso, omofobia, razzismo, violenze e battute pungenti.

La serie è tratta dal romanzo di Piper Kerman, la quale scontò realmente una pena di tredici mesi in una prigione federale per lo stesso reato della protagonista. La sua storia ha dato l’idea a Jenji Kohan (creatore di Weeds) per raccontare finalmente qualcosa di nuovo e portare davanti alle telecamere argomenti che non appaiono mai in tv. E, infatti, la serie non è andata in onda su nessun canale, ma è stata diffusa tramite uno streaming legale da Netflix, generando in poco tempo un inaspettato numero di spettatori e un gran chiacchierare attorno ad essa. Ma cosa rende Orange Is the New Black così particolare da aver scandalizzato e, allo stesso tempo, ammaliato l’America?

Piper è una waspy, una donna bianca appartenente all’alta borghesia. Conduce una vita tipicamente newyorkese, con le sue diete depuranti a base di succo di limone e con un blog su cui raccontare dei suoi brunch domenicali. Piper, quindi, è la classica “mosca bianca”, in prigione per un errore di gioventù liquidato finora con superficialità ma che ritorna a galla come uno tsunami. Piper non ha niente da condividere con le sue compagne di detenzione, donne provenienti da ambienti spesso difficili, con storie familiari complicate e che della vita hanno conosciuto molto più i lati negativi che quelli positivi. Red aveva un ristorante suo ma ha perso tutto per colpa della mafia russa, che prima la lusinga e poi le fa scontare la pena. Janae, ex sportiva che per tutta la vita si è sentita esclusa dal gruppo perché troppo veloce, perché in gamba, perché onesta, decide di sfidare la legge pur di appartenere a qualcosa, al branco, e riempire quel buco che crea il senso di solitudine e inadeguatezza. Daya, che si ritrova in carcere con sua madre e le sue sorelle. Sophie, la detenuta transgender che nel carcere fa la parrucchiera ma nella precedente vita era un pompiere con famiglia, il cui unico figlio non vuole più avere alcun contatto con lei. E molte altre ancora, donne finite in quel carcere per scontare i propri errori e, magari, reinventarsi una vita o cercare di tornare a dare un senso a quella che hanno già.

Sarà proprio grazie a Piper che queste donne avranno voce. E la serie, attraverso uno stile cinico dove le risate hanno sempre un gusto agrodolce, racconta la loro realtà fatta di sesso, violenza e lotta per la propria dignità di persona, i complicati rapporti che s’instaurano non solo tra detenute ma anche tra carcerate e carcerieri, spesso basati su soprusi e molestie sessuali.

Non è una vita facile quella in una prigione federale e alcune delle situazioni rappresentate in questa serie sono dei veri e propri incubi. C’è la vendetta della responsabile di cucina verso la nuova arrivata, privata del cibo per tre giorni e graziata solo dopo aver trovato il modo per ingraziarsi i favori della detenuta; c’è la guardia corrotta, viscida e molesta, che spaccia tra i reparti e concede premi e privilegi alle detenute in cambio di favori sessuali; c’è il consulente omofobo che è morbosamente fissato con le relazioni lesbiche e punisce con l’isolamento chiunque lo ostacoli nel suo regno di terrore psicologico con atteggiamenti da lui giudicati inappropriati. C’è, infine, una direzione che non ha alcun riguardo per la vita delle detenute, nonostante più volte, nel bel mezzo di una delle tante crisi che costellano le giornate in prigione, i consiglieri e gli amministratori si ripetano che il loro compito è prendersi cura delle detenute solo per scaricarsi la coscienza e passare la patata bollente a qualcun altro. E mentre la direttrice risponde con un “No comment” al giornalista che le chiede a proposito delle condizioni scandalose in cui vivono le detenute a dispetto dei fondi stanziati dal governo, la scena si allarga e riprende la donna salire su una di quelle auto che un impiegato statale non potrà mai permettersi solo con il suo stipendio.

Storie difficili da immaginare e da digerire. Eppure conoscerle è importante e ancora una volta l’ironia si rivela essere il mezzo adeguato per parlare di realtà scomode spesso taciute, attraverso un punto di vista insolito, unicamente femminile, una caratterizzazione dei personaggi solo a tratti grottesca e mai troppo lontana dalla realtà e una vis comica arguta nei protagonisti, senza sfociare nella semplice e sterile battuta da sit-com.

Orange Is the New Black è una serie fatta bene, con una scrittura attenta e una realizzazione meticolosa. Una produzione che non lascia indifferenti, capace di indurre alla riflessione di là della risata, a dimostrazione del fatto che si può fare tv di qualità anche con argomenti scomodi, se si ha la giusta sensibilità, pur non andando in tv. La prima stagione è composta di tredici episodi, mentre la seconda stagione si dice sia già in fase di lavorazione e la sua uscita è prevista per la primavera del 2014.

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