Noi, delusi dai Servizi sociali

STORIE DI CHI SI ARRANGIA PER NON DORMIRE IN STRADA

images- Ancona – di Giampaolo Milzi e Martina Marinangeli -

Gianluca, anconetano: “Ecco perché sto a Casa de’ nialtri”

Ben 200 euro per una stanza in affitto. Poi, finiti i soldi, per Gianluca Amicucci è iniziato il calvario. Gianluca, anconetano, ha 44 anni, e bene o male fino all’autunno scorso se l’è cavata, perché poteva contare sugli introiti del suo lavoro di cuoco. “Il calvario è iniziato proprio dopo che è scaduto il mio ultimo contratto lavorativo, in un ristorante ad Amandola. Lì, come nelle altre strutture di ristorazione dove mi guadagnavo da vivere, fruivo anche di vitto e alloggio”, racconta. Ti sei rivolto al Comune di Ancona? “Sì, i Servizi sociali mi hanno prima sistemato per 15 giorni nel loro Centro municipale un Tetto per Tutti, poi mi hanno dirottato presso un altro centro d’emergenza abitativa a Fano. Prima di Natale sono tornato ai Servizi sociali, ma hanno allargato le braccia, mi hanno detto che avevano fatto tutto il possibile, che non potevano più aiutarmi”. Dal 22 dicembre Gianluca fa di nuovo il cuoco, è un tetto ce l’ha. Dove? Gianluca è tra le decine di persone senza alloggio che hanno occupato, ad Ancona, l’ex scuola in disuso “Regina Margherita”, trasformandola nella piccola oasi residenziale comunitaria autogestita “Casa de’ nialtri”.

Una signora rumena: “L’ospitalità degli amici non basta più”

La casa per me è diventata un grosso problema irrisolto. I Servizi sociali del Comune? In 3 anni solo una sistemazione per 3 giorni presso una suora”. A raccontarci la sua storia è una signora rumena, da tantissimo tempo in Italia, e da molto, troppo tempo ad Ancona in cerca di un tetto stabile e dignitoso e di un lavoro ugualmente dignitoso, adatto al suo grado di istruzione. La signora, attualmente disoccupata, è laureata in Economia e ha esperienza come impiegata contabile. Fino ad ora dice di essersi arrangiata “a singhiozzo”, alla meno peggio: sfrattata da un appartamento in condivisione con alcune studentesse, dopo essere stata ospite della Fondazione Samaritano, ha soggiornato per un po’ di tempo presso la struttura privata d’emergenza Tenda di Abramo a Falconara Marittima, e ultimamente, è stata ospite di amici o amiche. “Fino al 31 gennaio sono stata a casa dell’ennesima amica e da allora non so proprio come fare”, confessa. La signora è iscritta dal 2011 nella graduatoria municipale per l’assegnazione di un alloggio popolare, ma con scarsissime speranze.

Akramul, bengalese: “Licenziato alla Fincantieri e sfrattato”

Licenziato dalla Fincantieri a causa dei tagli al personale, non riesce più a sostenere la spesa dell’affitto, che fino a quel momento aveva regolarmente pagato, e viene sfrattato per morosità. È la storia di Akramul Hoque, bengalese con regolare permesso di soggiorno. Nonostante i picchetti attuati dai volontari di alcune associazioni avessero rimandato lo sfratto di 6 mesi, alla fine le forze dell’ordine sono riuscite a fargli lasciare la sua casa in via Montebello, ad Ancona, dove viveva con moglie e due figli di 5 e 7 anni. Ha chiede aiuto ai Servizi sociali del Comune. Gli hanno proposto una sistemazione temporanea in centri di prima accoglienza, come la Tenda di Abramo di Falconara, ma solo per la sua famiglia, non per lui. E così è costretto a spostarsi continuamente da una casa all’altra, ospite di amici che a turno si offrono di aiutarlo. Ma il problema di un tetto non precario è irrisolto. Per vivere si arrangia come venditore in una bancarella a piazza Roma.

(articolo tratto da: Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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