“Le ragazze nello studio di Munari”

  

FRESCHI DI STAMPA, FUMETTI

- di Tommaso Pennacchioni

 11 ok copertina le ragazze munariAncona, 16 giugno 2013 – “Le ragazze nello studio di Munari” è una “graphic novel” intensa e interessante. Leggendola e rileggendola vi si colgono particolari sempre diversi. Tutta la narrazione ruota attorno alle vicende di Fabio, un ragazzo che possiede una libreria e si trova invischiato in una relazione con tre ragazze differenti. Il vero protagonista del fumetto, però, è Bruno Munari, grande designer italiano. Fabio è un vero appassionato di Munari. Casa sua è quasi un omaggio a questo artista. Per via della sua passione, Fabio racconta la sua vita anche attraverso le parole di Munari e applica i suoi insegnamenti nell’esistenza di tutti i giorni. Un esempio? Per saltare gli ostacoli che si frappongono alla conquista delle ragazze, applica il “Metodo Munari ”. Le stesse fasi strategiche che Munari spiegava e suggeriva per arrivare da un problema ad una soluzione di design, il protagonista le usa nel campo dei sentimenti. Se così vogliamo chiamarli. Perché Fabio non si innamora delle sue conquiste, anzi, evita accuratamente di farlo. Lui è un personaggio ostico, può volutamente risultare antipatico.
Un fumetto che ti mette in imbarazzo mentre lo stai leggendo”, per dirla con le parole dell’autore Alessandro Baronciani. Un libro-fumetto che è un capolavoro di stile. Gli omaggi a Munari li trovianmo anche nella grafica, oltre che nella storia vera e propria. Omaggi che rimandano continuamente ai “prelibri” inventati proprio da Munari (i libri per bambini, con le pecore col pelo di stoffa che dicono “toccami”, per intenderci). Ma le citazioni stilistiche e le influenze non si fermano a Munari. Continui i riferimenti al fumetto, ovvio, ma pure alla letteratura, alla storia dell’arte e del design. E soprattutto si sente forte l’influenza cinematografica, con numerosi link ben condensati nel testo, che evocano “Deserto Rosso” e “L’ Uomo che amava le donne” di Truffault, per fare un paio di esempi.
La narrazione ha ritmo, scorre leggera e fluente. Ad aiutarla è anche il tratto di Baronciani, pulito, elegante, schematico. Baronciani è un art- designer originario di Pesaro che lavora a Milano. E nei suoi disegni si percepisce quindi, chiaramente, la formazione da designer, che dona regolarità al tratto, senza appesantirlo, senza renderlo meno realistico. Grande equilibrio grafico nella tavola, arricchito da un segno particolare, nel quale possiamo trovare le influenze vivacizzanti del fumetto giapponese, e qualche richiamo a Hugo Pratt, nell’utilizzo magistrale del bianco e del nero.
Un’opera emozionante, “Le ragazze nello studio di Munari”, che propone diversi strati di lettura, proprio come un film. Leggendo, infatti, sembra di assistere alla proiezione di una pellicola.
In definitiva, sono vari i fattori che rendono preziosa questa “graphic novel”: non tanto e non solo la trama, semplice e lineare; piuttosto le soluzioni grafiche, leggere ma allo stesso tempo capaci di colpire e intrigare l’occhio, le inquadrature dense ma precise; e, appunto, l’omaggio a Bruno Munari, grande artista italiano ancora troppo poco conosciuto.

  

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