Inaugurazione dell’anno giudiziario: tanti i punti critici da affrontare

ANCORA TROPPA TENSIONE TRA POLITICA E MAGISTRATURA, MENTRE IL PAESE HA BISOGNO DI RIFORME IMMEDIATE

di Alessia Rondelli (praticante avvocato presso lo studio legale RPC)

ROMA, 24 GENNAIO 2014- E’ questo il primo punto che è stato toccato dal primo Presidente della Corte di Cassazione Santacroce nella sua relazione annuale presentata in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Il persistere di tale tensione tra magistrati e politici rappresenta una vera spina nel fianco della classe togata, che porta con sé evidenti conseguenze quali in primis la delegittimazione “gratuita e faziosa” che ha provocato una progressiva sfiducia nell’operato dei giudici e nel loro compito di controllori della legalità. Tensione che ha anche il negativo riflesso di distrarre dall’obiettivo, che dovrebbe essere comune ed oggetto di collaborazione tra le due classi, di riorganizzare il sistema giudiziario e carcerario in Italia alla luce delle molteplici lacune presenti. A tal scopo Santacroce ha lanciato un monito ai colleghi: evitare reazioni di chiusura agli attacchi, cercando invece di mettersi in discussione, sempre aperti al confronto, evitando inammissibili protagonismi sulla strada del ‘sentirsi sempre meno potere e sempre più servizio’. In assoluto accordo il ministro Cancellieri, la quale anch’essa ha sottolineato ‘l’effetto rallenty’ del percorso riformatore causato da tale scontro, a cui lei stessa ha cercato di rispondere con un approccio pragmatico. Riforme necessarie sono la diminuzione dei procedimenti, eliminando quelli con modesti interessi in gioco o riguardanti fatti di particolare tenuità, ma l’obiettivo più alto rimane il miglioramento della vita detentiva, complesso mondo a cui è necessario ridare giusto senso e dignità come dovere giuridico e morale. Su questo, affrontando il duro tema del sovraffollamento carcerario, il presidente ha sottolineato la necessità, in attesa di riforme di sistema, di adottare la via obbligata dell’indulto, non esistono alternative praticabili per togliere dal carcere chi non merita di starci. Unica soluzione prospettabile per raggiungere in tempi brevi quegli obiettivi stabiliti in sede europea, rispetto ai quali il paese è stato già ampiamente sanzionato. Altri deficit da colmare sul fronte Europa e diritti umani sono i gravi inadempimenti degli obblighi assunti dall’Italia in primis la mancata introduzione del reato di tortura ed il persistere dei processi ai contumaci. In merito alle riforme prospettate recentemente sono giudicate con favore le proposte avanzate per snellire il processo civile e sul fronte penale la restrizione dell’applicazione della custodia in carcere preferendo meccanismi meno restrittivi. Le cifre sembrano comunque già in parte confortanti: per quanto riguarda la giustizia civile si ravvisa una diminuzione del 4% rispetto al 2012 delle cause pendenti, per quella penale invece non si rilevano particolari criticità rispetto al passato, anche se i tempi processuali rimangono comunque lunghi. Altro grande tema però poco discusso riguarda invece l’allarme prescrizione, istituto rispetto al quale da tempo vari organi internazionali ne sollecitano la modifica, lamentando l’alta percentuale di reati di corruzione dichiarati estinti per tale causa. Diversa invece la prospettiva dell’analisi sociale del fenomeno, ovvero la presa d’atto di quella escalation di furti in abitazione, conseguenza della grave crisi economica in atto, che hanno messo in allarme il paese e che impongono un più alto livello di protezione. Come rimane costante l’allerta verso la criminalità organizzata, che continua ad essere un’emergenza drammaticamente presente in certe zone, specie quella di stampo mafioso che mostra segni di una progettualità di riorganizzazione tramite il ricambio generazionale e l’inserimento di soggetti stranieri.

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