Il teatro dentro al carcere come strumento di liberazione interiore

La doppietta di premi ottenuta agli ultimi David di Donatello per il film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire” (http://www.fattodiritto.it/cesare-deve-moriresuccesso-ai-david-per-i-fratelli-taviani/) è un tassello importante in quel lungo e tortuoso percorso di riconoscimento e valorizzazione della Cultura come strumento di rinascita e reinserimento sociale per chi si trova a vivere l’esperienza del carcere.

I protagonisti del film-documentario, infatti, sono i detenuti della sezione di massima sicurezza del carcere romano di Rebibbia ove viene rappresentato il Giulio Cesare di Shakespeare. La realtà del teatro all’interno delle carceri è sempre più presente, è sempre più vissuta come uno strumento di liberazione interiore per chi non ha la libertà fisica e cerca, attraverso i ruoli rappresentati sul palcoscenico, di recuperare coscienza di se stessi dopo una piena presa di coscienza dei proprio errori.
Si moltiplicano le Compagnie teatrali in tutto il territorio nazionale che coinvolgono detenuti e con loro anche il mondo esterno spesso chiamato ad essere il pubblico e gli applausi delle rappresentazioni. Una sorta di “ponte” tra il dentro ed il fuori che proprio attraverso il teatro e quindi la Cultura avvicina l’esterno, spesso diffidente o semplicemente disinteressato, al pianeta carcere e allo stesso tempo però RIavvicina i detenuti a quella società in cui si preparano a reinserirsi dopo l’espiazione della pena.

Tra queste esperienze ho avuto modo di conoscere quella del Teatro Aenigma dell’Università di Urbino fondato nel 1990 dal regista Vito Minoia, attuale Presidente del Coordinamento nazionale teatro in carcere e coautore insieme a Emilio Pozzi del testo “Recito dunque so(g)no. Teatro carcere 2009”in cui si riversano proprio le molteplici testimonianze dei laboratori teatrali all’interno degli istituti penitenziari italiani.

L’esperienza del Teatro Aenigma e dei laboratori teatrali all’interno delle carceri si concentrata in particolare presso la Casa Circondariale di Pesaro sin dal 2002 e dal 2004 anche presso quella di Ancona ove è stata anche avviata anche una vera e propria sperimentazione teatrale-pedagogica in collaborazione con la Fondazione del Teatro delle Muse di Ancona.

Un’esperienza, quella dei laboratori teatrali nelle carceri marchigiane, che non rimane però chiusa all’interno delle mura ma si apre all’esterno coinvolgendo ad esempio associazioni di volontariato, scuole, università e varie istituzioni presenti sul territorio oltre che il pubblico (in Ancona dal 2008 gli spettacoli sono aperti al pubblico esterno e a Pesaro sono stati anche portati al di fuori).

Il grande lavoro di questi laboratori ha ottenuto anche importanti riconoscimenti. Il testo conclusivo dell’opera “Oh, bellissimo sole” realizzato con un gruppo di detenuti e detenute presso l’istituto penitenziario di Villa Fastigi (PU) è divenuto anche un dvd dell’autore Maria Celeste Taliani. Vito Minoia e Peter Kammerer, docente di sociologia, guidano i detenuti nella lettura e reinterpretazione delle “Lettere dal Carcere” di Antonio Gramsci che diventano anche un modo per portare in scena le personali esperienze e affrontare quel duro lavoro di presa di coscienza e consapevolezza della propria vita prima, durante e dopo il carcere. L’opera ha ottenuto il premio nazionale letterario Gramsci nel gennaio 2011 ad Ales (Oristano), città natale dell’intellettuale sardo.

Ancora una volta il teatro è diventato per i detenuti-attori uno strumento di liberazione interiore, di ri-costruzione del proprio io che non vuole e non può rimanere chiuso, come il corpo, dentro una cella. Perché con l’immaginazione non si hanno mura, orari, limiti, regole. Perchè con l’immaginazione si può vivere la vita che si vorrebbe, si può sognare il futuro dopo la detenzione, ci si può sentire meno soli.

Certamente chi ha commesso degli errori, a volte anche molto gravi, non può che trovarsi ad espiare la giusta pena. Ma questo non può e non deve significare che con la loro libertà debbano essere anche limitati i diritti ed uno di questi è il diritto alla CULTURA che può diventare il mezzo per “costruire” nuove persone pronte a reinserirsi all’interno della società con un bagaglio certo pesante sulle spalle che però il teatro può aiutare a non far diventare una zavorra.

VALENTINA COPPARONI

Venerdì 25 maggio dalle ore 15, presso l’Università di Economia di Ancona (Ex Caserma Villarey) si terrà un incontro dal titolo “Carcere e Diritti: voci di un mondo silenzioso”. Tante esperienze per raccontare il mondo al di là delle sbarre.

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