I tanti perché dell’amnistia in Russia

LA DEBACLE DI PUTIN SUL FRONTE PROPAGANDISTICO

 di Avv. Marusca Rossetti

UnknownsafaE’ proprio il caso di dire che tira un vento gelido sul Cremlino e sul suo principale protagonista, Vladimir Putin. Amato o odiato resta comunque quello ultimamente maggiormente contestato. Non che non se la sia cercata aggiungiamo noi…Il pomo della discordia risale a qualche mese fa, quando il 25 gennaio il Parlamento Russo, con una maggioranza pressoché assoluta, ha approvato l’estensione a tutto il territorio nazionale della legge che prevede il divieto di propaganda omosessuale già applicata a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città sovietiche. Impiegando una definizione volutamente generica come quella di “propaganda”i giudici hanno la possibilità di punire con pesanti multe, fino a 15mila euro, artisti, attori, ma anche comuni cittadini colti ad esprimere un’opinione in pubblico sulla situazione degli omosessuali. Soprattutto, per tale via, a priori sono state messe al bando la promozione e l’organizzazione di qualunque evento, manifestazione, concerto “pro-gay”. E’vero, questa legge non ha la portata del famoso art.121 imposto da Stanlin nel ’34 e abolito solo nel ’93 che puniva il reato di omosessualità con la pena di cinque anni di reclusione, ma l’assonanza è da brividi ed è diabolica.

A protestare, quel giorno, solo un gruppetto di giovanissimi iscritti al movimento Russian Lgbt Network, unica cellula di attivisti Lgtb(Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali)in tutto il paese, che hanno sfidato le truppe speciali a guardia del Parlamento, provando a baciarsi in pubblico e a gridare slogano. Catturati dopo qualche colpo ben assestato di manganello, è bastato un solo furgone per portarli in cella, tanto esiguo era il numero.

Una legge, dunque, passata nell’indifferenza dei moscoviti e che, almeno di primo acchito, sembrava non aver suscitato alcuna reazione neppure sul piano internazionale. Ma Putin ci ha oramai abituati al suo frequente utilizzo del bastone contro tutti coloro che, indistintamente, manifestano il proprio dissenso verso l’estabilishment politico e istituzionale russo così, prima abbiamo assistito all’arresto delle Pussy Riot con l’accusa di “teppismo motivato da odio religioso”, avvenuto nel marzo del 2012, per aver messo in scena, durante una celebrazione religiosa nella Cattedrale moscovita di Cristo Salvatore, un’esibizione non autorizzata contro Putin; poi è stata la volta della legge contro i gay a cui ha fatto seguito, nel settembre 2013, anche l’arresto di 30 attivisti che si trovavano a bordo dell’Artic Sunrise, la nave di Greenpeace protagonista dell’assalto alla piattaforma di Gazprom nel mar Artico, tra i quali figurava il nostro Christian D’Alessandro.

Senochè, oramai imminenti le olimpiadi invernali che si terranno a Sochi dal 7 al 23 febbraio 2014, c’ha pensato Obama a gettare benzina sulla fiamma olimpica allorché ha stabilito che sarà una lesbica dichiarata e molto famosa, Billie Jean King, a guidare la delegazione americana durante la cerimonia di apertura. A chi lo aveva accusato di aver subito senza rispondere alla criminalizzazione dell’omosessualità voluta da Putin, il Presidente ha risposto con una provocazione decisamente significativa, che costringerà il suo antagonista a ossequiare una donna che in Russia sarebbe una criminale.

Uno schiaffo morale non facile da digerire, che forse ha portato a riflettere che usare sempre il bastone può non essere vantaggioso in quanto, ontologicamente, lo stesso va necessariamente alternato all’impiego anche della carota altrimenti i risultati non possono di certo dirsi soddisfacenti. E allora, date le premesse, non stupisce che il colpo di scena degli ultimi giorni, consistito nell’approvazione, all’unanimità, da parte della Duma, Camera Bassa del Parlamento russo, del progetto di amnistia presentato nientepopodimenoche proprio dallo stesso Valdimir, sia stato tacciato di trovata pubblicitaria finalizzata a migliorare l’immagine sovietica in un momento in cui gli indici di gradimento sembrano essere nettamente in ribasso.

Ufficialmente l’amnistia è dovuta alla celebrazione dei 20 anni della Costituzione russa e la stessa ha permesso sia l’immediata scarcerazione delle due Pussy Riot ancora recluse, Nadia Tolokonnikova, che si trovava in un ospedale carcerario di Krasnoiarsk in Siberia e Maria Alyokhina, detenuta vicino a Nizhij Novgorod; sia la definitiva liberazione degli attivisti di Greenpeace. La Alyokhina, intervistata appena rilasciata, ha bollato l’amnistia in termini di “mera trovata propagandistica” aggiungendo che la misura si applica solo a una minoranza di detenuti e per questo motivo non costituisce affatto un atto umanitario quanto “solo una trovata pubblicitaria”.

Tuttavia, in realtà, l’amnistia non ha mai fatto miracoli, né ad oriente né ad occidente. Se andiamo a guardare cosa è accaduto all’interno del nostro Paese, non possiamo non capitolare che abbiamo a che fare con un istituto di portata molto inferiore alle aspettative.

Causa di estinzione del reato e della pena, consiste nella rinuncia da parte dello Stato a perseguire determinati reati. Si tratta di un provvedimento generale di clemenza ispirato, almeno in origine, a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale, ma anche di uno strumento di periodico sfoltimento delle cause pendenti e anche delle carceri. Prevista dall’art. 79 Cost., insieme con l’indulto, è concessa con legge deliberata a maggioranze dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale. Non può applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge ed disciplinata dall’art. 151 c.p. il quale dispone che la stessa estingue il reato e se vi è stata condanna fa cessare l’esecuzione sia della condanna che delle pene accessorie. In caso di concorso di più reati, si applica a quelli in riferimento ai quali è prevista e l’estinzione del reato per effetto dell’amnistia è limitata ai soli che siano stati commessi a tutto il giorno precedente la data del decreto, salvo che questo stabilisca una data diversa.

Potrebbe essere sottoposta a condizioni o ad obblighi e non si applica ai recidivi, ne casi previsti dall’art. 99 c.p., nè ai delinquenti abituali, o professionali o per tendenza, salvo che sia disposto diversamente. In epoca antecedente al 1992, prima quindi dell’ultima riforma costituzionale, l’amnistia era prerogativa del Capo dello Stato che la adottava con apposito decreto. Le figure di reato interessate dal provvedimento vengono solitamente individuate indicando il massimo della pena, ma possono essere utilizzate anche altre modalità, prevedendo, ad esempio, delle preclusioni oggettive, escludendone l’operatività con riguardo a determinate tipologie di reato. Ne discende, quindi, che dall’amnistia per sua natura sono esclusi determinati “reati” e determinati “delinquenti”. Infatti, analizzando quelle concesse in Italia negli ultimi anni(1966, 1970, 1078, 1981 e 1990), ci si rende conto che non hanno mai riguardato fattispecie incriminatrici che prevedessero pene, nel massimo, superiori a tre anni e mezzo. Ciò necessariamente ha comportato che le amnistie hanno, nel tempo, portato fuori dal circuito carcerario ben pochi detenuti, proprio in ragione del fatto che hanno coperto sempre e solo cd. reati minori.

Quindi, supponendo che il provvedimento promulgato il 17 dicembre dalle parti del Cremlino sia in buona parte assimilabile alla nostra amnistia, in termini di portata e di ambito di applicazione, da un lato verrebbe da dire alla Pussy Riot arrabbiata che non poteva aspettarsi molto più di questo e dall’altra, al caro Putin, il quale su domande dirette riguardanti l’omossessualità ha sempre clamorosamente dribblato limitandosi a precisare che “La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole”, non si può non rimproverare che per impennare i sondaggi a suo favore avrebbe potuto proprio impegnarsi di più. Soprattutto se non voleva rischiare che la fiamma olimpica si spenga nel tentativo maldestro di disgelo.

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