Fortino Savio, riconquista possibile ad Ancona

EX SITO MILITARE DIMENTICATO DA VALORIZZARE

Ancona – di Giampaolo Milzi -

F&D batteriaSavio UrloCi sono le mura basse ma possenti, i parapetti dai quali sbucavano a filo d’erba i pezzi d’artiglieria ed altre opere difensive di servizio. Intorno il silenzio rotto solo dalla brezza che sa di verde e di mare.  Ecco l’atmosfera affascinante che pervade un’ex zona militare in tempo di pace, tale da portare indietro il tempo, in questo caso fino al 1860, quando Ancona e le Marche entrarono a far parte del nuovo Regno d’Italia. Il Fortino o Batteria Savio, come tante strutture dello stesso tipo, ha saputo resistere a guerre e calamità naturali. Ma a differenza di altre è da decenni chiuso al pubblico. Si trova nel terreno campestre in pendio a sinistra del tratto di Strada della Grotta, nota nel capoluogo dorico come “Strada della frana”, poco prima di arrivare, salendo da Torrette (via Esino), al cimitero di Posatora. La Marina, all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, ha a lungo utilizzato il sito “Savio” come centro radio, per poi darlo in concessione alla Telecom.
Un secolo e mezzo portati bene, la fortificazione si presenta ancora in discrete condizioni, nonostante lo stato di totale abbandono. E’ caratterizzata da un fronte in muratura rettilineo con due fiancate provviste di piazzole in barbetta (infossate ma allo scoperto), che originariamente ospitavano 6 cannoni – ribattezzati dai loro serventi con nomi di battaglia tipo “Fulmine” e “Tempesta” – e due casotti telematici, il locale per il confezionamento dei proiettili, le casematte dove venivano custodite le munizioni, le due torrette corazzate di avvistamento. Ed ecco, poi, quella bella lapide con iscrizioni, dedicata ai due fratelli piemontesi Savio, entrambi capitani d’artiglieria: Emilio, caduto eroicamente a Gaeta nel 1861; e Alfredo, altrettanto ardimentoso, colpito a morte a 22 anni ad Ancona, nel 1860, nel campo di battaglia di Monte Pulito. Ad Alfredo Savio, medaglia d’argento al valor militare alla memoria, è stata intitolato Il Fortino di Posatora (così come a Gaeta si trova Forte Savio in onore di Emilio). In realtà questa Batteria – come risulta dalle carte della Marina -  sarà denominata anche Forte Millo. In onore di Enrico Millo di Casalgiate (1865 – 1930), l’ammiraglio che nel 1912, durante la guerra italo-turca per il possesso della Libia, alla testa della sua flotta (con la carica di capitano di fregata) forzò con successo lo stretto dei Dardanelli e fu decorato con medaglia d’oro. Pagine della Grande Storia, locale e nazionale. La prima delle quali riguarda il contesto in cui si decise l’edificazione del Fortino-Batteria Alfredo Savio.
Il 26 settembre 1860 – otto giorni dopo la grande vittoria strategica di Castelfidardo (capitolazione austro-pontificia) – le truppe sardo-piemontesi avviano l’assedio di Ancona e si impadroniscono delle ridotte di Monte Pelago e Monte Pulito. Il 27  la squadra navale dell’ammiraglio Persano bombarda in area portuale le batterie del Molo e della Lanterna, il 29 settembre  la resa della guarnigione papalina di stanza in cttà. Dove il 3 ottobre giunge trionfante re Vittorio Emanuele II. Il quale il 4 novembre festeggia la plebiscitaria annessione delle Marche all’Italia.
Il capoluogo dorico a questo punto acquisisce un ruolo primario nella difesa del nuovo stato. Già poco dopo il 29 settembre 1860, infatti, il Governo del Re di Sardegna eleva la città di Ancona al prestigioso rango di Piazzaforte di prima classe, come La Spezia, Taranto e Torino. Semplice il motivo. Lo Stato Maggiore Piemontese ipotizza di essere minacciato militarmente dallo Stato Pontificio e dall’impero austro-ungarico suo alleato e protettore. L’Austria ancora occupa il Veneto e ha una flotta stanziata nella base di Pola, da cui é possibile attaccare via mare proprio Ancona ed effettuare sbarchi a nord della città. Che, da terra, può essere attaccata dalla Guarnigione Pontificia di Roma. Ancona va dunque preservata al meglio e a tutti costi. Viene così deciso  di ristrutturare le fortificazioni esistenti e di costuirne delle nuove, nell’ambito di un progetto per un imponente apparato difensivo che porterà la cinta muraria fortificata alla lunghezza di 1330 metri. Un progetto all’avanguardia per le soluzioni dell’architettura militare dell’epoca, curato dal colonnello Giuseppe Morando, direttore del Genio militare di Ancona, il quale traccia anche la nuova pianta urbanistica della città moderna. Ci si dà subito da fare. Nel marzo del 1861 la Commissione superiore del Genio bandisce la gara di appalto madre per la costruzione della Piazzaforte di Ancona, a ruota gli appalti correlati, per i Forti Altavilla, Garibaldi e Scrima, per la caserma Villarey e altri edifici miliatri, e per nuove Batterie, tra cui la Savio. Le difese disposte dal Governo Italiano si articolano su due fronti: quello marino e quello terrestre. La Savio, con la sua postazione d’artiglieria sul’elevata quota di Posatora, completa il fronte a mare delle fortificazioni pontificie già presenti (secoli XIV – XVI). La città e il porto di Ancona, tuttavia, perderanno presto il loro ruolo di roccaforte avanzata, vicina ai confini del nuovo Stato italiano, a beneficio di Venezia. Accadrà nel 1866, al termine della terza guerra d’indipendenza, quando il Regno di Vittorio Emanuele II strapperà il Venero all’Austria. Ma le strutture militari di Ancona resteranno importanti ed efficienti, compreso il Fortino-Batteria Savio. Che non a caso, alla fine del giugno 1920, verrà coinvolto nella “Rivolta dei Bersaglieri”.

Lo storico Gianni Luchetti, nel libro “Ancona piazzaforte del regno d’Italia”, riferisce che “le torpediniere dal mare e le batterie da campagna da terra battono il Forte Savio ove sono asserragliati 200 rivoltosi con mitragliatrici e la resistenza cessa dopo accaniti combattimenti”. Pienamente attivo, il “Savio”, anche durante le guerre mondiali, con le sue batterie di lunga gittata pronte a difendere Ancona da attacchi navali, e nel periodo 1940-1944 dotato anche di una postazione contraerea. Consolidata la pace, passerà dall’esercito alla Marina. Nel 1981 il passaggio in concessione alla Telecom, che vi installa e ancora utilizza un’impiantistica di rete e antenne per la trasmissione via etere di avvisi ai naviganti. Purtroppo l’azienda di telefonia ha recintato e reso inaccessibile ai non addetti ai lavori tutto il sito. Sul quale, peraltro, sembrerebbe gravare un contenzioso giuridico (il condizionale è d’obbligo perché Telecom con conferma né smentisce): parecchi anni fa il Demanio lo ha messo all’asta, l’ha spuntata un privato che ha versato una caparra pèr l’acquisto, ma il perfezionamento dell’atto di compravendita è stato bloccato da un ricorso della Telecom. Una situazione di stallo, poco chiara, che non rafforza, ma nemmeno sminuisce un sogno: l’ingresso in campo dell’Amministrazione comunale per una convenzione, anche temporanea, con Telecom; atto decisivo per la riconquista e il restauro del Fortino Savio, per la risistemazione della bella area verde e panoramica che lo circonda e si affaccia sul mare e la sua consegna alla pubblica fruibilità.

 (tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

 

 

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