Entra nel vivo il processo di ‘appello-bis’ per il delitto di Perugia

26 ANNI PER OMICIDIO VOLONTARIO LA CONDANNA CHIESTA DALL’ACCUSA

di Alessia Rondelli (praticante avvocato presso lo Studio Legale RPC)

01 DICEMBRE 2013- Tutto da rifare aveva stabilito la Corte di Cassazione il marzo scorso annullando le sentenze d’appello di assoluzione per il delitto di Meredith Kercher ,rinviando il giudizio dinanzi la Corte d’Assise d’Appello di Firenze. In primo grado la Corte d’Assise di Perugia aveva condannato i due imputati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere perché ritenuti responsabili di omicidio in concorso con un altro soggetto. Questo, Rudi Guede, ad oggi risulta essere l’unico responsabile accertato perché condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione in abbreviato, ma, da notare, per concorso in omicidio e violenza sessuale. Per l’allora coppia di fidanzatini, che all’epoca dei fatti, nel 2007, aveva attirato parecchie attenzioni e dubbi a causa dei loro quantomeno ambigui comportamenti, si è proceduto in appello. E proprio qui è avvenuta la svolta: i due sono stati assolti dalle accuse con la formula di non aver commesso il fatto con immediata scarcerazione. Ma la vicenda ha trovato un’ulteriore inversione dinanzi la Corte di Cassazione che ha disposto di procedere ad un nuovo giudizio di rinvio cd di ‘appello-bis’. Tale processo, approdato alla quinta udienza, è entrato nel vivo con la requisitoria del pg Crini durata ben 11 ore in cui lo stesso ha ricostruito nel dettaglio tutta la successione degli avvenimenti che hanno portato all’uccisione della studentessa inglese. Il pg ha sottolineato come sullo sfondo del brutale gesto non ci siano stati motivi sessuali quanto piuttosto di contrasto tra le coinquiline circa la pulizia della casa, come raccontato da vari testimoni sentiti nel precedente processo. ‘Non c’era consensualità nemmeno all’inizio, Meredith è stata bloccata e trattenuta con la forza perché non urlasse tanto da procurarle lacerazioni e lividi sul collo’. Secondo la ricostruzione, la ragazza è stata colpita in posizione prona poi è stata girata, svestita e successivamente violentata dal Guede, che con una mano le stringeva il polso sinistro. Trovandosi in tale particolare posizione sembra davvero poco credibile che fosse lo stesso Guede ad avere, nell’altra mano, un coltello, che pertanto doveva essere brandito da qualcun altro. In particolare dalle ferite sul corpo è risultato che la ragazza è stata colpita con due coltelli, uno piccolo ed uno grande: il primo usato da Raffaele il quale, a detta di alcuni, era solito portare con sé un coltellino di precisione, il secondo invece usato da Amanda. Crini ha poi proseguito con una lunga argomentazione sulle perizie tecniche svolte sulle tracce di sangue rinvenute e sulle testimonianze, che negli altri gradi di giudizio sono state oggetto di forti contrasti tra accusa e difese, ritenendole attendibili. ‘Esisterebbe quindi una convergenza indiziaria che porta ai due imputati, i quali hanno fornito versioni completamente inattendibili, in particolare Amanda quando fece il nome di Patrick Lumumba come autore del delitto’, secondo il pg, con il chiaro intento di allontanare da sé i sospetti. Quest’ultimo è parte civile in questa fase processuale perché l’accusa di Amanda si rivelò falsa tanto da far scattare nei suoi confronti una denuncia per calunnia, trattata parallelamente al processo principale e per la quale è stata chiesta la condanna a 4 anni. Il suo avv. Carlo Pacelli ha definito Amanda come ‘perfida ed astuta’ e mentre tutti erano all’oscuro delle circostanze del fatto fu proprio lei a rivelare particolari che non poteva conoscere se non perché vi avesse preso parte. Ovviamente opposte sono state le reazioni dei soggetti coinvolti: Amanda dall’America ha detto ai suoi legali di continuare a contrastare tali tesi, che non sembrano aggiungere nulla di nuovo, come sempre; Raffaele si aspettava una cosa diversa, secondo i suoi legali è stata ricostruita una realtà precisa, che però non c’è mai stata. La prossima udienza è prevista per il 16 dicembre in cui parlerà il difensore che rappresenta la famiglia della vittima, il quale ha definito le richieste dell’accusa equilibrate, poi si proseguirà con le arringhe per arrivare a sentenza forse a metà gennaio.

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