Elezioni in Kenya: 12 milioni di persone hanno votato pacificamente. Parliamone con l’esperto.

F&D intervista Zahra Ismail, consulente internazionale del Carter Center ( che lavora al Joan B. Kroc Institute for Peace & Justice, School of Peace Studies, University of San Diego ) che ha seguito le elezioni Presidenziali a Bungoma ( Kenya Occidentale).

Intervista di Clarissa Maracci

 

 

 

F&D: C’era una paura diffusa in Kenya, che ciò che è acceduto nel 2007 si potesse ripetere, ma, fortunatamente, non v’è stata alcuna violenza questa volta. Perché?

Z.I. : Questa volta c’erano molte organizzazioni coinvolte nel prendere tutte le misure necessarie per prevenire la violenza durante le votazioni. Agenzie locali e internazionali, leader politici, rappresentanti del governo locale, media e polizia hanno collaborato a diffondere un messaggio di pace. I messaggi incoraggiavano i Kenyoti ad uscire per votare pacificamente, e ad avere fiducia nelle istituzioni, così che la democrazia potesse affermarsi. Il Kenya è un paese molto orgoglioso e il sentimento comune è che ciò che è accaduto nel 2007 non dovesse ripetersi. Il risultato di questo è che più di 12 milioni di kenyoti hanno votato pacificamente.

 

F&D: La violenza è stata generate nel 2007 dopo che Raila Odinga ha accusato l’ex Predisente di brogli elettorali. Qual è stato il suo approccio ai risultati di queste elezioni 2013?

Z.I.: Questa volta le elezioni sono state gestite da una commissione elettorale indipendente il cui scopo era lavorare in maniera trasparente, comunicando al pubblico le difficoltà che emergevano, come ad esempio il ritardo nella comunicazione dei risultati. Raila Odinga, pur obiettando contro i risultati ha continuamente diffuso un messaggio di pace: ha condiviso il fatto che crede il sistema giudiziario e ha chiesto al popolo Kenyota di fare la stessa cosa.

 

F&D: Parliamo di Uhuru Kenyatta, il nuovo Presidente del Kenya. E’ stato accusato dalla Corte Penale Internazionale di avere legami con la mafia locale (Mungiki). Che cosa pensano i Kenyoti di questo?

Z.I.: Kenyatta ha vinto le elezioni con più di 6 milioni di voti. E’ il presidente più giovane del paese all’età di 52 anni, figlio del primo presidente del Kenya, Jomo Kenyatta. Riguardo il suo processo di fronte alla Corte Penale Internazionale, l’udienza è fissata per i primi di Luglio, mentre il caso contro il candidato presidente William Ruto inizierà ad Agosto.

 

F&D: Lei crede che i paesi occidentali, come il Regno Unito, siano soddisfatti della vittoria elettorale di Kenyatta?

Z.I. Il Kenya è un punto strategico in Africa. Lì si trovano i quartieri generali delle Nazioni Unite ed è un alleato sicuro, nonché una forza economica regionale. Molti paesi occidentali hanno interessi da assicurare in Kenya e così il Kenya ha tutto l’interesse a mantenere dei buoni rapporti con loro, così da permettere la crescita economica del paese.  

 

F&D: Si potrebbe dire che ora il paese è al sicuro dal conflitto etnico?

Z.I. : Più di 12 milioni di persone hanno votato pacificamente. Non possiamo dire che il rischio di violenza sia scampato, ci sono alti livelli di criminalità in molte aree e ci sono stati attacchi ai bus, denunciati da Al-Shabab. Nelle ultime settimane la tensione è cresciuta, soprattutto nei mass media, soprattutto a seguito del fatto che il rivale di Kenyatta, Raila Odinga ha perso il ricorso in cui denunciava i brogli elettorali.

 

F&D: Negli ultimi mesi ci sono stati diversi attacchi terroristici nella costa di Malindi. La maggior parte delle vittime sono turisti italiani. I gruppi armati sono parte delle organizzazioni islamiche?

Z.I. Non posso dire con certezza che I gruppi coinvolti negli attacchi sono parte di organizzazioni islamiste. Il Kenya è un punto centrale per il traffico di armi tra i paesi confinanti e queste armi finiscono nelle mani di giovani ragazzi e gang criminali che ci sono nel paese.  

 

F&D: Qual è il progetto della vostra organizzazione in Kenya?

Abbiamo lavorato in partnership con Cissta Kenya e Chemchemi Ya Ukweli, due ONG locali impregnate nel prevenire la violenza nelle comunità che sono state affette da estrema violenza nel periodo post elettorale del 2008. I progetti sono stati focalizzati a Mathare, Korogocho e Kibera, tre comunità particolarmente vulnerabili dell’area di Nairobi. Il primo obiettivo del progetto è quello di ridurre i livelli di violenza, incoraggiare il dialogo e facilitare la cooperazione educando la comunità alla non-violenza.

 

F&D: Qual è l’approccio del progetto per prevenire la violenza nella comunità?

Z.I.: Il programma di prevenzione della violenza è basato sul training of trainers, volto ad assicurare che i Kenyoti siano capaci autonomamente di prevenire i conflitti. Abbiamo iniziato il progetto con l’osservazione, mappando la percezione della violenza presso il pubblico, e le radici causa del conflitto in ciascuna comunità. Questo momento di osservazione è stato seguito da un intensivo training sul campo dei trainers con i volontari del Cissta presso ciascuna comunità. I trainings (seminari) riguardano le capacità e gli strumenti di risoluzione dei conflitti, mitigazione della violenza, mobilitazione della comunità, action planning e strategie per l’impegno civile. Nel mese di Marzo 2012, i volontari del Cissta hanno condotto i loro due giorni di training presso le loro rispettive comunità, sulla comprensione del conflitto e della violenza, e la risposta delle comunità al conflitto per ridurre il rischio di violenza.

 

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