Diritto alla Salute: La cefalea, malattia sociale

 PRESENTATO A ROMA IL “MANIFESTO DEI DIRITTI DELLA PERSONA CON CEFALEA”

del dottor Giorgio Rossi

cefalea_JPGNei giorni scorsi si è svolto a Roma il 1° Forum dell’Italian Migrain Project ove è stato presentato “ il manifesto dei diritti della persona con cefalea”con gli obiettivi di ottenere il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale vera e propria, creare centri di riferimento per l’informazione e la cura, favorire cure adeguate ed evitare il fai da te, incoraggiare le formazione degli operatori rendere i piani assistenziali omogenei in tutte le Regioni.
L’Italian Migrain Project nasce per iniziativa di sette tra Associazioni Scientifiche, Associazioni ONLUS per la lotta contro le cefalee e Associazioni Farmacisti al fine di promuovere lo sviluppo della ricerca scientifica di base e clinica nel campo delle cefalee, sviluppare iniziative volte alla formazione ed aggiornamento degli specialisti, organizzare campagne di informazione socio-sanitarie, garantire la tutela dei diritti del malato cefalalgico e dei loro familiari, il tutto con l’obiettivo comune di migliorare la salute del cittadino.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce la patologia cefalalgica come una malattia invalidante neurologica che riduce la qualità di vita aumentando i livelli di disabilità ed inoltre evidenzia che la patologia cefalalgica è sotto-riconosciuta, sotto-diagnosticata e sotto-trattata. La cefalea colpisce 6 milioni di italiani, tra cui un bambino su 4 in età scolare; rappresenta la settima causa mondiale di disabilità. Il costo medio all’anno di un paziente con il mal di testa è di 750 euro tra medicine e assenza dal lavoro per una spesa totale solo in Italia che raggiunge i 3,5 miliardi di euro/anno. Uno dei rischi maggiori connessi alla malattia è il fai da te. Studi internazionali evidenziano che circa il 90% di questi malati utilizzano farmaci over-the-couter (OTC), i farmaci da banco, con probabilità di un uso improprio ed eccessivo, con conseguenti effetti avversi come irritazione gastrica, tossicità epatica e renale, contribuendo alla cronicizzazione della cefalea. In quest’ottica le farmacie sono chiamate in causa, rappresentano un presidio integrato nella rete delle strutture sanitarie e può funzionare come “sportello” di consulenza per un utilizzo appropriato degli OTC e , se necessario, indirizzare i pazienti ai centri specialistici presenti sul territorio.

 

Secondo la Classificazione Internazionale delle Cefalee esistono ad oggi 13 forme diverse di mal di testa e oltre 150 sottocategorie, ma per facilitazione sono state suddivise in due grandi gruppi:

le cefalee primarie, quelle cioè che sole rappresentano la malattia e comprendono le cefalee a grappolo,l’emicrania, le cefalee tensive; le cefalee secondarie che rappresentano invece un sintomo di un’altra malattia sottostante come l’ipertensione arteriosa, la sinusite, un trauma cranico,una malattia oculare, l’anemia, l’artrosi, lesioni cerebrali. Ovviamente sono le prime che rappresentano il problema sociale. La cefalea a grappolo si manifesta con dolore particolarmente intenso, lancinante, da una sola parte intorno all’occhio con un tipico andamento intermittente in rapida successione, l”emicrania colpisce invece una metà della testa ed è frequentemente accompagnata da nausea e vomito, fotofobia e ipersensensibilità ai rumori; la muscolo tensiva nasce solitamente in regione nucale per estendersi a cerchio intorno alla testa spesso accompagnata da contrattura muscolare del collo. La più frequente è l’emicrania; tutte e tre le forme, ma soprattutto l”emicrania, possono essere con aura o senza aura. L’aura è una serie di disturbi che precedono l’attacco, rappresentati prevalentemente da scintillii della vista che possono rendere difficoltosa la visione, ma anche formicolii di alcune dita di una mano, di una metà delle labbra ed altri ancora.

Il meccanismo d’insorgenza dell’attacco cefalalgico consiste in una iniziale vasocostrizione dei vasi sanguigni del cervello ( in questa fase c’è l’aura) seguita da una vasodilatazione degli stessi vasi che è la causa del dolore.

Oggi sappiamo che la cefalea può essere legato a un problema dell’enzima diaminossidasi (DAO),coinvolto nel metabolismo dell’istamina. Diversi studi clinici hanno rilevato che il 95% dei pazienti presentano un deficit nell’attività dell’enzima DAO che comporta una mancata eliminazione dell’istamina che si accumula nel corpo dando origine ad una serie di fenomeni vascolari che possono sfociare in un attacco di cefalea. L’istamina è contenuta il diversi alimenti, mentre altri tipi sono in grado di stimolare la produzione dell’istamina direttamente da parte dell’organismo, cosa che in una persona in buona salute non causa alcun problema perché l’istamina in eccesso viene regolarmente eliminata, invece in carenza del DAO questa si accumula e attraverso meccanismi vasomotori scatena l’attacco di mal di testa.

Da sempre lo stress è stato considerato un nemico di chi soffre di mal di testa, ed ora a confermarlo in modo ufficiale è uno studio dell’Università di Duisburg-Essen in Germania che sarà presentato al Convegno annuale dell’American Academy of Neurology che si terrà a Filadelfia tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio prossimi. Secondo quanto anticipato dagli autori stessi, lo studio ha coinvolto 5 mila persone di età compresa tra i 21 e i 71 anni, che per due anni sono stati intervistati per quattro volte sul numero di episodi di mal di testa mensili e sui livelli di stress a cui erano sottoposti valutati mediante una scala di autovalutazione da 0 a 100. E’ stato così evidenziato che per qualsiasi forma di mal di testa l’aumento dei livelli di stress è associato al numero degli episodi mensili. Si può pertanto affermare che lo stress contribuisce alla comparsa della cefalea, accelera la progressione del mal di testa cronico ed esacerba gli episodi.

Anche tra i ragazzi in età scolare il fattore stress non va sottovalutato; il 25% dei giovani alunni soffre di mal di testa con ripercussione importanti sul rendimento scolastico; spesso i ragazzi che ne sono colpiti sviluppano la cosiddetta “ sindrome da evitamento” che consiste nell’evitare , come forma di autotutela, il sovraccarico di impegni che può andare dai compiti allo sport.

Come sopra accennato, causa degli attacchi cefalalgici possono essere alcuni alimenti : formaggi fermentati, vino, cioccolato, cibi inscatolati, come tonno,carni lavorate specie se rosse, dadi alimentari, brodi disidratati, cibi contenenti lieviti ed altri. Un aiuto notevole viene , invece, dal caffè; la caffeina, infatti, è un vasocostrittore ed agisce sulla dilatazione dei vasi sanguigni e se assunta nelle fasi iniziali del dolore, è in grado di risolverlo in pochi minuti.

I neurologi consigliano di non aspettare mai che il mal di testa passi da solo, tentare sempre d’interromperlo sul nascere con l’uso appropriato del “ proprio” analgesico, i più usati ibuprofene e paracetamolo, ma se questo obiettivo non viene raggiunto e gli episodi si fanno sempre più frequenti ed intesi, non insistere, l’uso continuativo di tali farmaci può addirittura peggiorare i sintomi; rivolgersi, allora, allo specialista di fiducia per intraprendere la cura più adeguata, a volte di lunga durata, che, se non guarirà completamente dalla malattia, è però in grado di modificare significativamente la qualità di vita.

 

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