Detenuti “polli in gabbia”, soprattutto nelle Marche

LA RELAZIONE 2013 DEL GARANTE DEI DIRITTI

- Ancona – di Giampaolo Milzi -

F&Dfoto CarceriLa Costituzione italiana vale come carta straccia anche nelle carceri delle Marche, di sicuro per quanto riguarda l’art. 27, che prescrive la funzione rieducativa della pena. I numeri parlano chiaro: 1 educatore disponibile per 80 detenuti; un rapporto che, di fatto, conferma il ruolo prettamente punitivo dei 7 istituti presenti nel territorio, ovvero Ancona Barcaglione, Ancona Montacuto, Pesaro, Camerino, Fossombrone, Fermo e Ascoli Piceno. E’ una delle tante notizie poco confortanti contenute nel capitolo compilato in base al report del Garante dei diritti dei deteneuti parte della relazione annuale del’Ombdudsman delle Marche per l’anno 2013.

Tra le “palesi criticità” della realtà penitenziaria nella nostra regione è che resta tra quelle con “alto indice di affollamento”. E ciò, nonostante il raffronto con la situazione del 2012 confermi un trend di calo del numero dei ristretti, pari al – 12,5%. Che si spiega soprattutto con l’operatività a pieno regime raggiunta da Barcaglione. E, sempre ad Ancona, coi lavori di ristrutturazione di alcune sezioni in corso a Montacuto, dove il trasferimento di un certo numero di detenuti ha solo temperato, ma non certo risolto, il problema del sovraffollamento, con una popolazione carceraria presente di 214 unità rispetto a una capienza di 174. Uno sbilancio, tra ricettività teorica e pratica, che riguarda tutti gli altri istituti (il solo a fare eccezione è Fossombrone, dove l’esubero si è ridotto di 48 unità), e rappresentato da questa situazione complessiva: 1072 persone dietro le sbarre (di cui 27 donne) al 31 dicembre dell’anno scorso, anzichè le 1225 della fine 2012, rispetto a una capienza regolare per 847. Ben 483 dei 1072 detenuti sono stranieri, per lo più extracomunitari, persone che soffrono ancora di più l’inadeguatezza dei servizi di supporto assistenziale. L’altissima percentuale degli stranieri, spesso ristretti per reati di scarsa gravità, continua ad incidere in modo pesante sul sovraffollamento. Un problema che potrebbe essere risolto in gran parte con l’auspicata celere attuazione della recente abolizione della legge Fini-Giovanardi. Per decongestionare le carceri, anche il Garante dei diritti dei detenuti nelle Marche propone l’introduzione “della misura della messa in prova ed altre misure alternative (arresti domiciliari) previste dai recenti provvedimenti approvati dal Parlamento.

Riguardo alla soluzione del problema del sovraffollamento degli istituti marchigiani, giudicato “pericoloso” dal Garante, non induce certo all’ottimismo la situazione dell’edilizia penitenziaria. Tra gli istituti meno funzionali, la casa circondariale di Camerino. Ma alla fine del 2013 la sua ricostruzione è stata cancellata dal “piano nazionale carceri”. “Del tutto insostenibile – sottolinea ancora il Garante – la situazione di quella di Fermo, che per l’estremo stato di invivibilità e insalubrità deve essere chiusa assieme a quella di Camerino”. “Sì, dovrebbero essere chiuse, se ne parla ufficiosamente anche a causa degli ulteriori tagli di risorse già previsti prima del governo Renzi – conferma

Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria SPP – Ma dove andranno i detenuti? Saranno trasferiti altrove, e non si risolve certo così il problema del sovraffollamento”.

Troppi detenuti, pochi agenti di polizia penitenziaria. Sono 638 quelli effettivamente in forza, rispetto ai 764 previsti dalla pianta organica, con un aumento appena del 10% rispetto al 2012.

Anche questo aspetto possiede notevoli criticità – scrive il Garante – L’organico risulta essere sottodimensionato del -16% rispetto a quanto predisposto agli inizi degli anni 2000, quando, peraltro, alcune realtà come Barcaglione (AN) non funzionavano a regime”.

Quanto alla Sanità, grazie anche al passaggio dell’intero sistema alla competenza delle Regioni, “complessivamente sta funzionando bene”. Ma con preoccupanti eccezioni: il ritardo delle visite specialistiche richieste dai detenuti; le difficoltà nelle cure odontoiatrice e nell’applicazione delle protesi dentarie; l’irrisolto, grave problema delle visite Inps per chi chiede l’invalidità civile. Particolarmente sofferente, per l’inadeguatezza di un’assistenza e di un sostegno mirati, la categoria dei detenuti tossicodipendenti, pari al 29% dell’intera popolazione carceraria, con solo l’11% trattato con terapia metadonica e il 17% dei ristetti che soffre di epatite C. “In queste percentuali – osserva il Garante – sono comprese tutte quelle persone che solitamente scontano reati di lieve entità e che, specie dopo l’abolizione della legge Fini-Giovanardi, potrebbero essere trattate in comunità terapeutiche”.

Altra percentuale di particolare rilevanza riguarda le patologie psichiatrice, pari al 21% e che, nella maggior parte dei casi, derivano o sono aggravate dallo stato detentivo costrittivo (…) La difficoltà di contenimento e di cura deriva, in parte, dalla discontinuità del sostegno dovuto ad un monte ore non sufficiente il trattamento psicologico dei ristretti”, una criticità che vede la Regione prodigarsi, attraverso convenzioni, per garantire un minimo di servizio aggiuntivo.

Tra i diritti da garantire ai detenuti vi dovrebbe essere anche quello alla formazione e all’istruzione. Un diritto sempre più negato, dato che negli ultimi anni molti corsi professionali sono stati soppressi dal Miur. Lo stesso vale – quanto al fantomatico scopo rieducativo e di reinserimento sociale della pena – per la possibilità di lavorare: un privilegio di cui gode solo il 2% dei detenuti nelle Marche.

I dati che fanno più drammaticamente riflettere sulla gravissima invivibilità del sistema penitenziario, anche nelle Marche, sono quelli relativi agli atti di autolesionismo, di cui sono stati protagonisti ben 178 detenuti (il 17% del totale, con punte di 71 a Montacuto di Ancona e di 53 a Pesaro), e ai suicidi, 2 casi. “Casi di suicidio imputabili – secondo il Garante – a una scarsa attenzione della valutazione emotiva psicologica delle persone che hanno deciso, come azione di estrema sofferenza, di togliersi la vita”.

Il carcere, anche nella nostra regione, soprattutto come macchina infernale concentrata sull’aspetto repressivo, dunque.

Dove la sofferenza già implicita nello sconto della pena, o in genere nello stato restrittivo, sconfina in quei “trattamenti inumani e degradanti”, in quella mancata “salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” – conseguenze primarie del sovraffollamento – che hanno spinto proprio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ad emettere, l’8 gennaio 2013, una sentenza che rappresenta una pesante condanna per lo Stato italiano. A preoccupare L’Unione Europea è anche l’altissima incidenza dell’arretratezza funzionale del sistema giudiziario italiano sulla piaga del sovraffollamento nel comparto carcerario. Gli effetti dell’interminabile lunghezza degli iter procedurali-processuali di Giustizia sono definiti dal Garante “devastanti”, anche nelle Marche. Dove su 1072 detenuti ben 178 non sono stati giudicati in modo definitivo e addirittura 211 sono ancora in attesa del processo di primo grado.

(articolo tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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