Cura contro il morbo di Parkinson e gioco d’azzardo patologico. Continuano le indagini

SUL TERRITORIO NAZIONALE AUMENTANO LE SEGNALAZIONI DI CASI SOSPETTI DOPO QUELLI DI FINE 2012. LA PROCURA DI TORINO VUOLE VEDERCI CHIARO MA INTANTO EMERGONO I RISULTATI DI NUOVI STUDIO MEDICI

di Avv. Valentina Copparoni (Studio legale Associato Rossi-Papa-Copparoni di Ancona)

gioco - 20 ottobre 2013-Quattro miliardi di Euro di entrate per lo Stato. Un volume d’affari che si è più che raddoppiato negli ultimi cinque anni, ma che ha creato sempre più “malati” del gioco il cui numero si attesterebbe intorno al milione. Questi i dati allarmanti che emergono attorno ad un fenomeno in costante crescita come quello della “ludopatia”o GAP acronimo che sta per “gioco d’azzardo patologico”.

 E su questa realtà già dall’ottobre dell’anno scorso sta compiendo indagini la Procura di Torino con il Pubblico Ministero Dott. Guariniello che ha aperto un fascicolo di indagine a seguito della segnalazione di alcuni casi di anziani che, dopo aver iniziato la cura farmacologica contro il morbo di Parkinson a base di pramipexolo(a volte combinato con benserazide), avrebbero iniziato a sentire l’impulso incontrollabile del gioco ai videopoker o simili. In questo modo sono arrivati a dilapidare vere e proprie fortune ed  in alcune situazioni sono stati nominati addirittura amministratori di sostegno per la gestione del loro patrimonio rimanente dopo lo sperpero al gioco.
In particolare, uno dei casi arrivati all’esame del Dott. Guariniello vedrebbe sotto la lente d’ingrandimento delle indagini per il reato di lesioni colpose la società Boheringer Ingelheim Italia, ossia la casa produttrice del farmaco Mirapexin (utilizzato nella cura contro il morbo di Parkinson, che avrebbe inserito soltanto nel 2007 tra le controindicazioni legate all’assunzione del medicinale proprio “il gioco d’azzardo patologico, soprattutto quando si assumono dosi elevate”.
Lo scopo degli accertamenti della Procura di Torino è capire l’effettivo legame tra l’assunzione dei medicinali e la caduta nel gioco d’azzardo patologico e una volta accertato questo verificare se tale grave controindicazione venga effettivamente indicata con chiarezza nelle istruzioni d’uso dei farmaci.

Di questi giorni la notizia di un altro pensionato al quale nel 2005 viene diagnosticato il morbo di Parkinson e dopo l’inizio dell’assunzione della cura contro il morbo (a base di Mirapexin) inizia a sperperare tutti i risparmi (quasi 600 mila euro) alle slot machines. I legali del pensionato intentano due cause: una contro l’azienda farmaceutica ed una contro l’Asl. L’azienda farmaceutica nega ogni tipo di legame tra farmaco e ludopatia ma dagli accertamenti più approfonditi un’altra amara scoperta: la diagnosi di Parkinson era errata ma la denuncia contro il neurologo viene archiviata perchè  l’errore viene considerato “un errore diagnostico possibile”.
Sul possibile rapporto tra la cura per il parkinson e il gioco d’azzardo si era occupata anche la trasmissione televisiva “le Iene” di Italia 1 che aveva mandato in onda qualche tempo fa anche un’intervista al prof. Gianni Pezzoli, presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani, secondo cui il 5-8% dei malati viene colpito dall’effetto collaterale della dipendenza dal gioco.
D’altra parte anche l’Emea, agenzia europea di farmacovigilanza, già nel 2005 raccomandava agli Stati dell’Unione Europea di inserire tra gli stampati dei prodotti contenenti pramipexolo l’effetto indesiderato del gioco patologico, mentre in Italia l’Aifa (Agenzia Italiana per il farmaco) due anni dopo, nel 2007, pubblicava proprio una nota informativa per medici e pazienti e di recente avrebbe avvertito le case produttrici di farmaci contente quella principio attivo di inserire la precisa controindicazione nel foglio informativo.

Di questa estate, invece, una notizia che appare subito opposta a quanto sopra descritto.
Una ricerca presentata a Barcellona sembra aver dimostrato che l’antivirale per le vie respiratorie “amantadina”, usato anche nella cura del morbo di Parkinson, possa essere un valido strumento per la  lotta alla ludopatia. La ricerca è stata presentata  durante il meeting della European neurological society da Giovanni Martinotti, ricercatore alla cattedra di  Psichiatria dell’Università di Chieti, diretta dal professor Massimo Di Giannantonio e  gi esperimenti in laboratorio sono stati portati avanti dal professore Marco Onofrj della Neurologia dello stesso ateneo di Chieti.

Insomma posizioni evidentemente opposte che forse rendono necessari maggiori accertamenti dato che il fenomeno del gico d’azzardo patologico sta divendando una vera e propria “malattia sociale” innanzi alla quale non è accettabile rimanere inerti..

 

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