Clamoroso epilogo nel delitto di Teresa Bottega

UCCISE LA MOGLIE NEL 1990, REATO PRESCRITTO

di Alessia Rondelli (praticante avvocato presso Studio Legale RPC)

PESCARA, 10 NOVEMBRE 2013- Si tratta della triste storia di una donna, Teresa Bottega, uccisa nel pescarese, a Santa Teresa di Spoltore, dal marito al culmine di una delle tante liti che segnavano il loro rapporto, nel lontano marzo 1990. Un vero e proprio ‘cold case’ che è stato riaperto dopo ben 22 anni dall’accaduto grazie al racconto di un superteste venuto a conoscenza della colpevolezza del marito della donna, Giulio Cesare Morrone. Nell’immediatezza del fatto le indagini si erano concluse con un’archiviazione per scomparsa volontaria della donna, il cui corpo non è stato mai ritrovato, invece solo poco tempo fa il caso è stato riaperto per omicidio. La svolta è arrivata per voce di un testimone che avrebbe appreso la verità dal racconto di un sacerdote, confessore e padre spirituale del Morrone, al quale egli aveva evidentemente confessato già da tempo ciò che aveva fatto. Sempre secondo quanto riferito, il Morrone avrebbe poi pensato lui stesso a sbarazzarsi del corpo della moglie, gettandolo in un canale vicino a Ferrara. Durante le indagini il Morrone è stato sottoposto ad interrogatorio, durante il quale ha confessato tutta la vicenda. Il pm titolare dell’inchiesta, Valentina D’Agostino, ha avanzato la richiesta di pena di 16 anni di carcere a seguito della scelta da parte dell’imputato del giudizio abbreviato. Ma il gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, ha emesso sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato, scatenando le reazioni dei familiari della vittima. Il punto riguarda la normativa sulla prescrizione, innovata nel 2005, in particolare legata ad uno dei più gravi reati previsti dal nostro codice penale all’art. 575 c.p., che nella forma semplice è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21. Agli artt. successivi è dettata la disciplina relativa alle cd circostanze aggravanti specifiche che comportano l’applicazione dell’ergastolo, ma all’art. 577 c.p. co. 2 è espressamente prevista la fattispecie commessa contro il coniuge e punita con la reclusione da 24 a 30 anni. Questa diversità di trattamento si riflette sul regime di prescrizione sulla base del fatto che solo i reati puniti con l’ergastolo sono imprescrittibili. Prescrizione che si calcola dal momento della commissione del fatto in modo però differente pre e post legge 251/2005. La disciplina attuale stabilisce che il reato si estingue decorso il tempo pari al massimo della pena stabilita dalla legge (comunque non inferiore a 6 anni per delitti e 4 anni per contravvenzioni), aumentato per l’interruzione non più di un quarto. La vecchia disciplina invece prevedeva una divisione in fasce della prescrizione (20/15/10/5/3/2 anni) in corrispondenza delle diverse fasce di pena individuate, partendo da 20 anni per i delitti con reclusione non inferiore a 24 anni. Praticamente in questa vicenda, essendo stato commesso il fatto in un periodo ante riforma, si è tenuti ad applicare la disciplina precedente in quanto più favorevole per l’imputato e non quella più severa del tempo del processo. Si sono perciò uniti a favore del Morrone vari elementi, il mancato riconoscimento di aggravanti comuni (qui applicabili per legge solo i futili motivi e la crudeltà), che avrebbero portato l’ergastolo, ed il regime prescrizionale vantaggioso. È proprio questo che ha fatto infuriare i familiari della donna, che hanno parlato di omicidio impunito nonostante una confessione, accusando il Morrone di aver calcolato tutto nei minimi dettagli, rivelando di essere un assassino quando già sapeva di non rischiare più nulla. “Ha fatto uscire fuori la verità quando sapeva che sarebbe intervenuta la prescrizione, nel frattempo si è goduto la vita. Si è solo liberato di un peso” le parole piene di rabbia e lacrime della sorella della vittima. Mentre il Morrone non ha voluto rilasciare dichiarazione ai cronisti, che hanno potuto solo cogliere la sua esclamazione appena uscito dall’aula: “Sia lodato Gesù Cristo”.

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