Che bella La “Paterno di sotto”!

LE GROTTE DELLA FRAZIONE DI ANCONA

ANCONA – di Giampaolo Milzi -

foto grotta 1Una sorta di gruviera sotterraneo, ampi buchi multiformi, spesso tra loro collegati, tali da costituire stupefacente, intrigantissima “Paterno di sotto”. Già, le grotte di Paterno, così le chiamano gli oltre 250 abitanti (censimento del 2001) di questa frazione del Comune di Ancona, che secondo l’autorevole storico Mario Natalucci ha orgini antichissime, radicata come un presepe sulla cima di un ripido colle. Uno sperone naturale cinto da mura di difesa che ne seguivano la forma che ricorda un esagono, la stessa del paese, e che era dominato da un castello divenuto nel tempo uno dei più strategici della Marca anconetana. Delle formidabili mura, rovinate definitivamente nella metà dell’800, restano alcune vestigia nei piani terreni delle case. Del maniero, eretto già prima dell’XI secolo, è sopravvissuta l’elegante porta “Del Borgo”, da cui ancora oggi si passa per entrare nell’abitato della frazione. Caverne e cunicoli costituiscono un affascinante capitoletto della storia dell’hinterland della città dorica. Tuttavia della “Paterno di sotto” è quasi del tutto perduta la memoria. Forti sensazioni di sorpresa, dunque, oltre che di fascino e stupore, tra i tanti che la mattina di domenica 6 novembre – in occasione di una delle visite guidate dell’iniziativa “Sei passi in frazione” organizzata dall’Amministrazione municipale –, passeggiando per le stradine d’impianto urbanistico medievale di Paterno, hanno potuto godere anche e soprattutto di una “full immersion” ipogea avventurandosi in due delle molte grotte ancora presenti. Condividendo per la prima volta questo “segreto underground” coi paesani. Un segreto che i paesani stessi hanno iniziato a svelare in tempi piuttosto recenti, tanto è avvolto nel mistero. Non ve n’è traccia nelle fonti storiche locali: perfino il Natalucci non cita mai le grotte nelle sue notissime pubblicazioni. Noi dell’Urlo Indiana Jones (presenti all’escursione domenicale) abbiamo ricavato qualche notizia, oltre dalla guida Serena Brunelli, solo nella copia di un manoscritto del 1888, firmato da un certo Francesco Prato, intitolato “Le notizie da me raccolte sulla Terra di Paterno di Ancona”. Poche righe, quelle dedicate dall’autore, a delle realtà (all’epoca) “per la gran parte ignorate dagli abitanti del paese”. “Sotto il suolo del Castello esistono delle fondazioni sotterranee (…) ogni qual tratto si manifestano delle diramazioni di terreno le quali lasciano allo scoperto profonde buche che danno accesso a caverne o grotte scurissime (…) – si legge ancora nel manoscritto del 1888 – Nelle cantine di talune case si trovano delle aperture oscure che conducono in punti sottoterra tuttora inesplorati. Le ultime buche che si verificarono nel suolo del Castello furono quelle manifestatesi durante gli anni 1840-1848 e 1854 subito chiuse dal Comune stesso”. Moltissime le grotte in origine, quindi. Così numerose che – nonostante la maggior parte di esse sia stata riempita via via nei secoli con materiale di riporto e/o resa inaccessibile per evitare rischi di crolli e frane in superficie – le cantine di alcune delle case citate dal Prato continuano a costituirne il prolungamento e lo sbocco sommitale. Nessuno ha mai censito le grotte. E se molte sono sparite, altre sono riemerse in occasione di edificazioni e ristrutturazioni residenziali in periodi più recenti. Certo è che le grotte e le loro diramazioni, nella maggior parte dei casi, sono state progressivamente sistemate e adattate, per usi civili e militari, probabilmente fin dall’Alto Medioevo: ottimali per depositarvi viveri e cisterne d’acqua, strumenti di lavoro e altri beni materiali, per fruizioni private e collettive; perfette vie di fuga e nascondiglio per guerrieri e soldati durante gli assedi al Castello (esistevano lunghi camminamenti sotterranei). Fino a giungere agli anni della seconda guerra mondiale, quando gli antri più vasti servirono come rifugi bellici.

foto grotta 2Alcune grotte, come le due oggetto della visita guidata, costituivano le dependance di famiglie altolocate, o comunque di origine nobiliare. La prima nella quale siamo scesi lungo due rampe di scale è nelle viscere di un palazzo di notevole rilevanza storica, che abbiamo raggiunto appena varcata la Porta castellana “Del Borgo”, sul lato est. Ecco su una facciata una lapide del XVI secolo dedicata ai fratelli Pandolfo e Giulio di Pandolfo, probabili discendenti dei Malatesta di Rimini (nel 1414 Paterno fu conquistata da Galeazzo Malatesta). Su un’altra – quella dell’appartamento di proprietà privata che costituisce una delle due entrare ala grotta – campeggia uno stemma araldico con tre stelle e una mezzaluna, anch’esso cinquecentesco. Questo spazio ipogeo, alto circa due metri, ha una pianta a T, con tre terminazioni allo stesso livello e due ambienti fra loro collegati. Una terminazione porta a un vecchio pozzo d’acqua, chiuso dopo essere stato usato per secoli. Un altro ramo conduce ad una parte absidata che presenta piccole nicchie dove probabilmente si adagiavano botti di vino e contenitori di alimenti da tenere in fresco. La terza terminazione si arresta subito di fronte a una parete naturale di pietra arenaria. Poco sopra, dove finisce la prima rampa di scale, sulla sinistra si sviluppa un cunicolo in direzione della vecchia cinta muraria e della chiesa di Santa Maria Assunta (che si apre sul lato destro della Porta del Borgo, cui è connessa). Ad un certo punto è interrotto. Ma è verosimile che un tempo conducesse ad alcune gallerie con slarghi ancora esistenti sotto la canonica, chiusa una quindicina di anni fa, un paio d’anni dopo la chiusura dell’edificio di culto. Sotto il garage della canonica, passato ad uso privato, si sviluppa la grotta più grande e nota di Paterno, con un atrio alto 3-4 metri. Fino a una decina d’anni fa, durante le feste natalizie, vi si teneva un del presepe vivente. Poco distante, nella piazza principale, sotto un ex negozio di alimentari poi trasformato in abitazione, ecco l’ingresso di un’altra galleria, che s’infossa per una ventina di metri. I residenti di Paterno sono certi che come minimo altre 4-5 case hanno ancora la loro grotta-cantina perfettamente utilizzabile, una quindicina in tutto quelle identificate con certezza. Ed è infatti da una casa che si conclude il nostro girovagare, una di quelle realizzate sulle fondazioni di un lungo tratto delle mura fortificate ai confini sud-est del paese. Scendiamo per due sezioni di rampe a larghi scalini, che poi diventano un cunicolo. Il percorso, chiuso in alto da metri e metri di volta a botte, a un certo punto è tagliato trasversalmente da un altro cunicolo, anch’esso voltato. Dal suo braccio di destra, il più corto, si dipartono altri sei mini-bracci, due per lato, con delle nicchie. Il braccio di sinistra si allarga in due piccoli locali. Entrambi terminano “contro” blocchi di arenaria. Il dritto cunicolo principale- centrale è interrotto invece da un muro tirato su tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50 del ‘900. Prima, il cunicolo “padre” di questo sistema di gallerie ad intersezione sbucava in direzione nord-ovest, in una piazzetta, tra una scuola e un edificio a due piani. Ma quello non era lo sbocco, bensì l’entrata dell’intero ambiente. Un ambiente importantissimo, perché ufficialmente adibito nel 1943-1944 a ricovero civile durante i frequenti bombardamenti aerei. Dopo la guerra, quell’entrata a nord-ovest fu murata. E da allora quello che era l’arcone di uscita a sud-est, sul via della Rupe da cui si gode una straordinaria veduta paesaggistica, funge anche da ingresso.

Lì fuori, a porci i saluti del Comune, l’assessore alle Manutenzioni Stefano Foresi. Anche per lui il 6 novembre è stata la domenica della piacevole scoperta della “Paterno di sotto”. Naturale l’invito rivolto all’assessore da molti dei partecipanti alla visita guidata: farsi al più presto promotore della valorizzazione pubblica delle grotte, a cominciare da quella di via della Rupe, l’ultima che abbiamo descritto. Multiforme nelle sue articolazioni, perfettamente conservata nella sua struttura per lo più realizzata con mattoni di vario formato nei secoli XVII-XVIII (secondo una ipotesi verosimile ma da verificare), già dotata di un impianto di illuminazione, appartenente ad una signora 91enne che ha vissuto per una vita nell’abitazione sovrastante l’accesso (da qualche anno risiede ad Ancona) – e che di quell’accesso ha consegnato le chiavi a un ex compaesano molto appassionato della storia di Paterno – questa grande grotta-galleria presenta tutte le condizioni per riemergere dall’oblio ed ospitare eventi culturali e socio-ricreativi. A “pretendere” una valorizzazione, anche l’ellittica, lunga via della Rupe: candidata di diritto, una volta dotata di panchine e punti sosta, a diventare uno straordinario camminamento belvedere anche per gli anconetani e i turisti.

*FOTO DI SILVIA BRESCHI

 

(tratto da Urlo-mensile di resistenza giovanile)

 

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