Betlemme e Galilea, artigiani uniti per la pace

PRESENTATO AD ANCONA PROGETTO EQUOSOSTENIBILE

- Ancona – di Martina Marinangeli

F&D foto coop Palestina
Betlemme, murales al campo profughi di Aida, (foto di Katia Mastantuono)

Il conflitto israelo-palestinese affligge il Medioriente da decenni, le trattative di pace e le negoziazioni sono sempre fallite, e in molti hanno perso la speranza per una soluzione giusta e non violenta. Ma ci sono anche tante eccezioni, tra queste le associazioni legate al progetto “Fair trade fair peace” (Ftfp), volto a migliorare le relazioni tra palestinesi e israeliani partendo da un’economia equa e sostenibile e da reali opportunità di lavoro. Si tratta della cooperazione fra due organizzazioni: una palestinese, il Bethlehem Fair Trade Artisans, cioè gli artigiani di Betlemme, e una israeliana, Sindyanna of Galilee, che vede coinvolte le donne arabo-palestinesi della Galilea.Lavorano per far emergere le radici e gli interessi comuni dei due popoli tramite la creazione di opportunità di sviluppo concrete che possano sostenere le persone più vulnerabili nei due territori, dando priorità alle donne.Viene così realizzata una linea di prodotti artigianali e agricoli, come ceste di vimini, ceramiche, olio di oliva, cibi tradizionali, che sono poi distribuiti in Palestina, Israele, Italia ed altri paesi con l’aiuto di cooperative e botteghe del commercio equo e solidale, ong ed enti locali attraverso marketing e promozione.

Tra i soggetti sostenitori del progetto In Italia, ci sono il capofila Cospe (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti), la Cooperativa commercio equo e solidale di Lecce e la Rete di economia etica e solidale delle Marche. Quest’ultima ha recentemente organizzato, alla Casa delle Culture di Ancona, una tavola rotonda. Presenti, oltre ai rappresentanti delle associazioni partner del Ftfp, altre realtà, molte attive nei territori palestinesi occupati.

E’ importante lavorare sul dialogo tra le due popolazioni, perchè quello politico è ormai fine a se stesso. – ha detto Gianni Toma, membro del Cospe e responsabile del progetto per la Palestina – L’occupazione israeliana è sempre più aggressiva, e la situazione dei palestinesi peggiora. Non crediamo più alle collaborazioni tra istituzioni, bisogna costruire legami dal basso”. Il rappresentante del Corpo di pace Operazione Colomba ha mostrato il video di una giornata tipo a Tuwani, un villaggio palestinese nelle colline a sud di Hebron, militarizzato dagli israeliani. Ecco cosa raccontano le immagini: bambini palestinesi che vanno a scuola scortati, altrimenti potrebbero cadere vittime di attacchi; carri armati ovunque, soldati che controllano ogni minimo movimento e spesso si scontrano con gli agricoltori di quell’area; siamo in una zona di confine, ma la presenza israeliana è così invasiva da averla resa, di fatto, un’ennesima colonia. “Il controllo delle autorità israeliane e ossessivo e capillare – ha sottolineato il ragazzo che ha portato ad Ancona il video-report, il quale, per paura di ritorsioni, ci ha chiesto di non essere nominato in questo articolo – Se scoprissero che ho partecipato a questa tavola rotonda, i soldati potrebbero bloccarmi l’accesso in quei territori al mio ritorno”.

Uri Noy Meir, membro dei Combactants for peace, è un ebreo di Galilea, dove la presenza di israeliani e palestinesi è al 50%, ma la supremazia dei primi è preponderante: “Ho combattuto nell’esercito credendo di proteggere il mio paese e la mia famiglia, ma ora mi rendo conto che non è così. Solo quando ho iniziato a frequentare l’università di Gerusalemme ho conosciuto davvero i palestinesi, come persone. Grazie al teatro ho iniziato un percorso interiore per elaborare gli orrori della guerra, e adesso lotto per costruire un dialogo tra i due schieramenti forzati”.

L’incontro ha voluto proporre una soluzione non violenta al conflitto in Medio Oriente. Ma dallo stesso incontro è emersa una convinzione comune, una sorta di pre-condizione: la cessazione dell’occupazione israeliana della Palestina.

Il progetto “Fair trade fair peace” può essere il primo passo verso la riconciliazione di due popoli che hanno radici profondamente legate, ma che la politica ha deciso di dividere.

I prodotti del progetto sono in vendita
anche nelle botteghe di Mondo Solidale delle Marche (www.mondosolidale.it) ad Ancona in corso Carlo Alberto 60, a Chiaravalle in via D’Antona 22, a Jesi in via Mura Occidentali 43, a Senigallia in via Arsili 31, a Fabriano in via Balbo 50. Inoltre
nell’Emporio Altra Economia di Fano (
www.emporioae.com) e presso la
Galleria Altra Economia di Urbino (www.galleriaae.com).

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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