Asilo politico e tipi di protezione, un iter difficile

I DATI DELLA COMMISSIONE PREFETTIZIA DI ANCONA

– Ancona – di Giampaolo Milzi –

2 F&DfotodatiprefetturaasiloGli immigrati che arrivano in Italia in modo irregolare (senza un documento che autorizzi la loro permanenza nel nostro Paese) possono chiedere e, qualora ne ricorrano i presupposti di legge ottenere una forma di protezione internazionale. Tale protezione può essere di tre tipi.

1) Protezione massima: status di asilo politico, quando l’immigrato è perseguitato nel Paese di origine per motivi di sesso, razza, politici o religiosi (accordabile a tempo indeterminato, ma revocabile).

2) Protezione sussidiaria: quando non è provato che l’immigrato sia perseguitato nel Paese di origine per i motivi al punto 1, ma c’è il pericolo che venga condannato a morte o che la condanna a morte venga eseguita, che subisca torture o trattamenti inumani o degradanti, o minacce gravi e individuali contro la sua vita o persona in condizioni di violenza generalizzata derivante da conflitto armato

(accordabile per un periodo di 3 anni, rinnovabile senza limiti).

3) Protezione umanitaria: quando non ricorrano i presupposti ai punti 1 o 2, ma l’immigrato sia bisognoso di cure mediche urgenti o particolari (che non può ottenere nel Paese di origine), o quando il Paese di origine sia funestato da terremoti, calamità naturali in genere o da focolai di violenza (accordabile per un periodo di 1 anno, rinnovabile senza limiti).

Secondo le leggi italiane l’immigrato, al momento del suo arrivo alla frontiera italiana, deve essere posto nelle condizioni di poter richiedere la protezione internazionale, anche supportato da un interprete, alle forze dell’ordine e quindi formalmente in Questura. Ma ciò spesso non accade. Poi deve essere sentito dalla Commissione per i rifugiati della Prefettura che gli può concedere uno dei tre tipi di protezione internazionale. Fino allo scorso mese di marzo, le richieste presentate nelle Marche venivano dirottate alla Commissione di Caserta, e quindi i tempi per lo smaltimento delle pratiche erano molto, troppo lunghi. Dal marzo scorso è stata istituita presso la Prefettura di Ancona la Commissione territoriale per le Marche, che si impegna per cambiare marcia ed accorciare gli iter. Questa Commissione – tra l’11 marzo e il 31 ottobre (escluso il periodo estivo in cui non ha potuto operare) – ha esaminato richieste di 182 stranieri, di nazionalità per lo più (in ordine decrescente), pakistana, afghana, somala, bengalese, per la stragrande maggioranza uomini adulti, una decina di donne e qualche minorenne. Ha concesso lo status di asilo politico in 31 casi, la protezione sussidiaria in 19 e quella umanitaria in 60; 16 i soggetti richiedenti resisi irreperibili prima del termine della pratica; 56 quelli che non hanno ottenuto alcuna forma di protezione. Una domanda: a quale destino sono andati incontro i 16 irreperibili e i 56 non protetti?

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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