Ancona scudo bellico della nuova Italia

ALLA RISCOPERTA DELLE FORMIDABILI OPERE DIFENSIVE

– Ancona – di Giampaolo Milzi –

F&D2 battSavioDotata dell’unico porto dell’Adriatico idoneo ad ospitare la flotta militare, Ancona acquisì dopo l’Unità una notevole importanza nello scacchiere militare nazionale. Il “Piano difensivo” della città si concretizzò in una una serie di postazioni fisse in modo da arrestare le artiglierie nemiche fuori dalla gittata dei cannoni. Vennero realizzate tre linee di difesa partendo da una distanza di circa 4.500 metri dal porto. Su un primo fronte furono costruiti i Forti Pezzotti, Lucarino, Montagnolo Torre e Montagnolo Chiesa. Su una seconda linea, più arretrata ma meglio difesa, i Forti Altavilla, Garibaldi e Scrima. Una nuova cinta muraria urbana rappresentava la terza ed ultima difesa della città dal lato di terra. Fu realizzata a circa 400 metri ad est della precedente consentendo anche l’allargamento della città. La nuova cinta scendeva dal Forte dal colle Cardeto munito di batterie (dove si collegava al vecchio forte napoleonico ivi esistente) fino a piazza Cavour, dove fu realizzata una nuova monumentale porta d’ingresso urbano (oggi scomparsa), e risaliva fino alla Lunetta di S. Stefano sull’omonimo colle, dove già esisteva un avamposto austriaco e da li si congiungeva al Campo Trincerato della Cittadella. Nel nuovo tratto di mura che unirono la Lunetta di S.Stefano e il Campo Trincerato della Cittadella, fu costruita una seconda porta d’accesso in città, in corrispondenza della stradina che saliva sul colle (versante opposto) da Piano S.Lazzaro. Più piccola della Cavour, ancora esistente, fu denominata Porta delle Grazie o Santo Stefano.

 Una serie di batterie poste lungo l’arco portuale e la falesia di nord-est, rappresentavano la difesa del “Fronte a mare”, per contrastare eventuali attacchi di navi nemiche. Partendo da ovest si incontravano le batterie: Savio, Porta Pia, di S. Lucia, Dorica, S. Agostino, del Molo, Forte Marano, S. Luigi e S. Augusto, del Semaforo, S. Teresa superiore e inferiore, S. Giuseppe inferiore e superiore. Queste installazioni si basavano su un supporto logistico a fronte di una presenza militare, in tempo di pace, di circa 6-7 mila uomini, aumentabili fino a 50mila in caso di guerra, a cui bisognava dare alloggio e sussistenza. Per questa ragione e per motivi operativi furono realizzati immobili come la caserma Villarey, l’Ospedale militare, laboratori per artificieri e per le maestranze, magazzini d’artiglieria, due polveriere e altre strutture secondarie.

(tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

 

 

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