Allarme antibiotico-resistenza negli allevamenti

LO LANCIAL’AUTORITÀ EUROPEA SICUREZZA ALIMENTARE
del dottor Giorgio Rossi

La scorsa settimana l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ( European Food Safety Authority -Efsa-) e l’Agenzia Europea per i Medicinali (European Medicines Agency -Ema-) hanno emanato un documento congiunto rivolto agli allevatori europei affinché riducano l’uso di antibiotici negli animali da reddito.

 

La finalità è quella di combattere anche all’interno delle fattorie quella che l’ONU ha definito “la più grande sfida della medicina contemporanea : antibiotico-resistenza”. Infatti l’uso degli antibiotici negli animali contribuisce al fenomeno rendendolo uno dei più pressanti problemi di salute pubblica.

 

Va ricordato brevemente quanto già riportato in precedenti articoli sull’argomento apparsi su questa rubrica.

 

Lo sviluppo della resistenza è un normale processo evolutivo dei batteri che si sviluppa essenzialmente attraverso tre principali vie : a) mutazione genetica del batterio; b) sviluppo all’interno del batterio di specifici enzimi capaci d’ inattivare l’antibiotico; c) meccanismi di membrana del batterio in grado di espellere l’antibiotico.

 

Tutti questi eventi sono favoriti da un cattivo uso degli antibiotici, come quello di usarlo per infezioni virali come l’influenza ( gli antibiotici non sono attivi contro i virus, ma solo contro i batteri), oppure di usarli a dosaggio troppo basso o per periodi troppo brevi o usarli a scopo preventivo.

 

Ma non solo nel genere umano ci può essere la mal “practice”; una importante fonte di antibiotico-resistenza è rappresentata dagli allevamenti animali per uso alimentare.  

 

Infatti negli allevamenti di polli, suini, bovini, pesci è presente un’altissima densità di soggetti per metro quadro che facilita enormemente lo sviluppo e la diffusione di eventuali infezioni in grado di produrre un’alta mortalità di animali e, pertanto, conseguenze catastrofiche sulle finanze degli allevatori, i quali hanno così cominciato ad usare dosi anche massicce di antibiotici per prevenire tali eventi.

 

Nei Paesi dell’Unione Europea è vietato l’uso di antibiotici per stimolare la crescita degli animali allevati a scopi alimentari; è ammesso, invece, a scopo preventivo e terapeutico nel caso in cui un soggetto sviluppi una malattia infettiva.

 

Gli esperti fanno, però, notare che proprio per le condizioni di stress a cui vanno in contro gli animali che vivono in condizioni di sovraffollamento ambientale, essi stessi diventano particolarmente sensibili alle infezioni batteriche e pertanto la probabilità che un animale contragga una malattia infettiva è molto elevata e altrettanti quella di effettuare ripetuti trattamenti di antibiotico terapia a tutti gli animali presenti.

 

Il rischio per l’uomo non proviene tanto perché consuma carni di animali contenenti antibiotici ( la cottura è sufficiente ad eliminare eventuali tracce), quanto dal fatto che, da questi allevamenti intensivi, escono batteri resistenti che vanno poi a contaminare o gli stessi alimenti prodotti o gli operatori, che aprono, così, il ciclo vitale.

 

Tornando alla nota congiunta dell’Efsa e dell’Ema, si legge che l’uso degli antibiotici negli animali deve essere ridotto al minimo necessario per il trattamento di malattie infettive, mentre il loro uso per prevenire tali malattie dovrebbe essere gradualmente abbandonato a favore di misure alternative.

 

Ovviamente la prevenzione è la prima arma: bisogna fare in modo che gli animali non si ammalino; viene, perciò, raccomandato, invece dell’antibiotico, l’uso di probiotici, prebiotici e acidi organici e soprattutto viene invocato lo sviluppo di nuovi vaccini contro le malattie più diffuse come quelle dell’apparato gastrointestinale e respiratorio.

 

Ma non basta. Piantina alla mano, gli allevatori dovrebbero ristrutturare i loro stabilimenti in modo da ridurre il più possibile il rischio di contagio. Infine, nel documento, viene particolarmente enfatizzato il concetto, che la salute degli animali passa anche per il benessere: qualità del cibo, buone condizioni di vita e riduzione dello stress possono tenere alla larga il veterinario.

 

A fine anno, Efsa, Ema insieme anche al Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (European Centre for Disease, Prevention and Control -Ecdc-) proporranno un elenco di indicatori che possano consentire ai gestori di monitorare la riduzione dell’antibiotico-resistenza e l’uso degli antibiotici negli esseri umani, negli animali da produzione alimentare e nel cibo.

Torneremo a parlarne.

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