“A Montacuto mancano agenti ed educatori”

CARCERE DI ANCONA, INTERROGAZIONE DELL’ON. LODOLINI

foto carcere- Ancona -  Il 3 dicembre l’onorevole Emanuele Lodolini ha depositato un’interrogazione al Ministro della giustizia per sollecitare e chiedere quali interventi urgenti si intendano intraprendere al fine di consentire in tempi brevi il potenziamento della dotazione organica attuale del corpo di Polizia penitenziaria e l’assegnazione di altre unità dell’area socio educativa presso la Casa circondariale di Ancona Montacuto.
L’interrogazione segue la visita dello scorso 22 novembre 2013 di una delegazione del Partito Democratico, guidata dallo stesso deputato anconetano e dal responsabile nazionale Pd carceri Sandro Favi, che ha consentito di accertare alcune criticità inerenti, in particolare, alle carenze strutturali e di personale di tale istituto. Risulta, difatti, insufficiente la dotazione organica effettiva della polizia penitenziaria: il personale di polizia penitenziaria presente è di n. 131 unità su un organico previsto di n. 188 unità, come da decreto del Ministero della Giustizia, a firma del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, recante la data del 5 ottobre 2012.
Forte è, dunque, necessità di assegnare un’adeguata dotazione organica del Corpo di Polizia penitenziaria presso la Casa circondariale di Ancona Montacuto, che ad oggi ospita n. 218 detenuti dal momento che l’Istituto è in fase di ristrutturazione ma a lavori terminati la capienza si attesterà attorno ai 250 detenuti circa. La mancanza di personale di Polizia penitenziaria comporta aggravio dei carichi di lavoro, stress psicofisico, ricorso al lavoro straordinario, ed alimenta il malcontento fra gli agenti.
Particolarmente grave risulta altresì la carenza di organico per il personale educativo che presenta solo 3 operatori e 1 psicologo che non possono adeguatamente far fronte ai detenuti presenti.
Occorre cogliere la drammaticità della condizione carceraria nel nostro Paese. Nelle attuali modalità, il carcere rappresenta una forma di isolamento, di sradicamento dalla società, non recupera i detenuti ma li predispone a nuovi comportamenti criminosi.

Per fortuna ci sono anche tante eccezioni alla regola, frutto dell’instancabile impegno di funzionari ed operatori che, in condizioni non sempre favorevoli, riescono a portare avanti un lavoro meritorio.
Eccezioni che confermano come il lavoro ed i progetti formativi rappresentino per i detenuti strumenti fondamentali perché possano riconsiderare la propria condotta di vita e per poter contare, una volta concluso il periodo di privazione della libertà, su un adeguato reinserimento sociale.
Il governo Letta è fortemente impegnato in questa direzione ed in questi pochi mesi ha raggiunto risultati importanti.
Grazie alle novità introdotte dal decreto legge sull’Esecuzione della pena è stata favorita l’offerta di lavoro per gli ex detenuti da parte di imprese e cooperative sociali, attraverso una serie di sgravi fiscali e contributivi: estendendo il periodo di inclusione degli ex detenuti nelle categorie svantaggiate.
Da parte nostra, il Governo non farà venir meno il proprio impegno per realizzare un moderno sistema di Giustizia ispirato al rispetto dei principi di umanità e della finalità rieducativa della pena. Continueremo sulla strada già intrapresa per moltiplicare gli strumenti e le iniziative affinché chi è stato ritenuto colpevole di un reato possa avere la possibilità di riprendere il cammino di vita e potersi reinserire nella società.

 

 

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