Rock & Diritto : Eric Clapton, il dolore di un padre in musica

 Il 30 marzo 1945 nasceva l’artista soprannominato Slowhand (Mano lenta) e God (Dio), definito The Man Of The Blues (L’uomo del Blues).

Sto parlando di Eric Clapton, di origine britannica, inserito dalla rivista Rolling Stones al quarto posto fra i 100 chitarristi più bravi di ogni tempo.
Per festeggiare il suo compleanno ripropongo il mio personale omaggio a questo grande musicista che il destino ha voluto mettere alla prova tante volte ma che ha saputo trovare nella musica la forza di rialzarsi. Sempre. Comunque. Nonostante tutto.
La sua strepitosa, instancabile e poliedrica carriera musicale è percorsa, anche oggi, tra mille strade, a volte come solista che ama dare nuova e diversa vita a brani più o meno conosciuti, altre volte come membro o co-fondatore di gruppi come Yardbirds, Cream, Blind Faith, Delaney & Bonnie, Derek & The Dominos, altre volte come parte vocale e acustica di accompagno di artisti come Frank Zappa.
E’ negli anni ‘70 però che Clapton si lascia travolgere dall’abisso della droga soprattutto quando il suo amico chitarrista Duane muore in un incidente e stradale e con lui diversi progetti musicali di Clapton. Dal periodo nero però si rialza grazie alla musica e ai molti amici musicisti che sanno che la migliore medicina per lui è il suono della chitarra ed è così che Clapton diventa uno dei paladini della rinascita del Blues.

Purtroppo però il destino può essere davvero ed inspiegabilmente malvagio.

E’ il marzo del 1991, alla vigilia della Pasqua. Eric Clapton si trova a New York e lì lo raggiungono la compagna italiana Lory del Santo ed il loro figlio di 4 anni, Conor Clapton ed in un giorno come tanti, mentre il bambino si trova nell’appartamento con la madre e la baby sitter, accade la tragedia. Mentre Conor sta giocando correndo per la stanza nessuno si accorge di una finestra lasciata aperta e il piccolo cade dal 53° piano del grattacielo morendo.
Per tutti è una tragedia insuperabile e dall’animo blues di Eric Clapton nasce una delle canzoni più struggenti ed intense dedicate al figlio “Tears in Heaven” (Lacrime in Paradiso), ma la tragedia lo accompagnerà per tutta la sua carriera artistica (anche in brani come “My father’s eyes” e “Circus has left down”) che ancora oggi continua ad esprimersi e a emozionare.
Sulla morte del piccolo Conor Clapton viene subito aperta un’indagine anche sin dall’inizio propende per considerare la tragedia come un incidente come poi verrà archiviata. L’inchiesta si sofferma anche su un aspetto importante ovvero capire come mai la finestra da cui Conor è caduto non avesse le sbarre protettive come impongono i severi regolamenti della città di New York (che risalgono addirittura al 1938) per tutti gli appartamenti in cui si trovavo bambini di età inferiore ai 10 anni.

Al di là degli aspetti tecnici ciò che rimane oltre tutto e nonostante tutto è il dolore.
Quello che forse solo un genitore, un padre, può sentire davanti alla tragedia della perdita di un figlio.
Forse le parole del brano “Tears in heaven” esprimono da sole, più di tante altre, questo dolore, quello di Clapton padre.
Una ballata dai suoni acustici in cui dolcezza e dolore sembrano mescolarsi fra le righe in cui Clapton chiede al figlio Connor se mai incontrandolo in paradiso gli avrebbe tenuto la mano, dato che lui crede di non appartenere al paradiso.
Clapton oggi non suona più “Tears in heaven” nei suoi live perché il brano è stato commemorativo nei confronti del piccolo Connor e ora forse vuole custodire questo ricordo solo per sé, nel suo cuore di padre.

VALENTINA COPPARONI

Would you know my name

if I saw you in heaven?

Would it be the same

if I saw you in heaven?

I must be strong and carry on.

Cause I know I don’t belong here in heaven.

Would you hold my hand

if I saw you in heaven?

Would you help me stand

if I saw you in heaven?

I’ll find my way through night and day.

Cause I know I just can’t stay here in heaven.

Time can bring you down,

time can bend your knees.

Time can break your heart,

have you begging please.

Begging please…

Beyond the door

And I know there’ll be no more tears in heaven.

Would you know my name

if I saw you

I must be strong and carry on.

Cause I know I don’t belong here in heaven.

Cause I know I don’t belong here in heaven.

Ricorderesti il mio nome se ti vedessi in paradiso?

avresti le stesse sensazioni se ti vedessi in paradiso?

devo essere forte e andare avanti,

perché so che non posso stare qui in Paradiso

il tempo può buttarti giù

il tempo può piegarti le ginocchia.

Il tempo può spezzarti il cuore,

hai implorato clemenza, implorato clemenza…

oltre la porta c’è pace, sono sicuro,

e so che non ci saranno più lacrime in paradiso /ricorderesti il mio nome se ti vedessi in paradiso?

avresti le stesse sensazioni se ti vedessi in paradiso?

devo essere forte e andare avanti,

perché so che non posso stare qui in Paradiso

il tempo può buttarti giù”.

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