Rock & Carcere- Il concerto di Johnny Cash a Folsom Prison

All you have with you in the cell is your bare animal istinct. I speak partly for experience, I’ve been behind bars a few times

 “Tutto quello che avete con voi nella cella è il nudo istinto animale. Parlo un po’ per esperienza, sono stato dietro le sbarre un paio di volte ” (J.Cash)

La voce e l’anima dell’”uomo in nero” Johnny Cash ci hanno già accompagnati nel nostro appuntamento musicale della domenica (rileggi qui) ma quello di oggi sarà il racconto di un suo memorabile concerto, entrato nella storia della musica e non solo.

Anno 1968. Penitenziario di Folsom in California. Un palco. Un microfono. Johnny Cash con la sua band (i chitarristi Perkins e Luther) e la sua compagna futura moglie June Carter.
Ciao a tutti, sono Johnny Cash. Devo farvi i complimenti per essere gente veramente dura e per sopportare tutto questo” cosi Cash si rivolge al pubblico dei detenuti che sono pronti ad ascoltarlo, alza un bicchiere pieno d’acqua torbida del penitenziario e lo butta a terra frantumandolo e dicendo: “Questo è per il vostro direttore”.
Poi lascia andare la sua voce e il suo mondo viene catapultato dentro quel luogo di solitudine, di forzato e dovuto confronto con se stessi.
E’ la prima volta di un concerto rock in una prigione e forse per questo, come tutti i grandi eventi, mito e leggenda si rincorrono attorno a questo evento. La casa discografica di Cash non approva per nulla il progetto ma lui va avanti per la sua strada  e l’evento è cosi importante che trascina al successo anche  il disco  (“At Folsom Prison”)  tratto dal concerto live.

Perché la scelta della prigione di Folsom? Non è casuale, Folsom prison blues è  il primo successo di Cash del 1956, ispirato da un film (Inside the walls of Folsom, uscito anche in Italia con il titolo “Tortura”) visto da Cash durante la leva militare in Germania.
Quasi nessuno si aspetta dall’ “uomo in nero” un’idea del genere. Cash fino a quel momento non è stato un artista tanto impegnato sul fronte delle battaglie per i diritti civili, anzi ha  costruito intorno ed   addosso a sé l’immagine del “maledetto” del rock, dell’uomo quasi stanco della vita dopo aver conosciuto gli abissi più profondi, quelli che a volte sembrano affiorare sentendo, anzi ascoltando, la sua voce che è protagonista assoluta della sua musica. Il Johnny Cash che entra nel penitenziario di Folsom ha già vissuto una vita intensa, fatta di grandi successi professionali ma anche di molte cadute nel privato della sua vita. Cadute che gli hanno fatto conoscere la prigione e riprese che forse gli hanno permesso di elaborare i passi sbagliati.

Nei detenuti forse riesce a vedere un po’ si se stesso ed è con loro che decide di condividere qualcosa del suo mondo interiore quasi per creare un immaginario legame di comprensione e perché no sollievo per chi si trova privato della libertà pur come conseguenza di un proprio errore.
Nella scaletta scelta per il concerto non ci sono brani memorabili come “Walk The Line”, “Hey Porter” o “Ring Of Fire”, ma brani che raccontano le vite di persone comuni spesso schiacciate  dalla solitudine e dalla morte come in “I Still Miss Someone” e in “The Long Black Veil” oppure storie di detenuti  che  cercano di evadere come in “The Wall” o che riescono con i sentimenti in mano a scrivere lettere ai propri familiari come nel brano”Send a Picture Of Mother“.

Ci sono più di tremila detenuti che lo applaudono e si entusiasmano.

E’ come se tra Cash ed i detenuti affiori un fluido comunicativo in gradi di farli sentire tutti parte di qualcosa, forse con i suoi brani e le storie raccontate riesce a far riemergere emozioni e ferite a volte cicatrizzate ma non dimenticate. Cash non è un grande intrattenitore a parole ma lo è con la sua musica, con le parole delle sue canzoni e cosi  non può non toccare le corde del cuore con”Cocaine Blues” o “Give My Love To Rose”. Ma Cash non vuole portare nella prigione di Folsom solo malinconia quindi passa a brani diversi in cui si prende gioco delle miserie  con il brano “Busted”  e scherza anche sugli ultimi momenti prima di andare al patibolo in “25 Minutes To Go”,  oppure  inventa una storia  molto comica in  “Dirty Old Egg-Sucking Dog” che parla  di un cagnolino senza padrone che mangia le galline.
Nel 1969 Cash replica  con un nuovo concerto e un nuovo disco, nel carcere di San Quintino, considerato  il più duro di tutti gli Stati Uniti.
Nel primo concerto Cash interpreta anche un brano scritto da un detenuto di Folsom, Glen Sherley (Greystone Chapel) e nel secondo un brano inedito dedicato al tema dell’omosessualità (A boy named Sue).
Nelle interviste  successive sui dui concerti, Cash spiega come il suo impegno in favore dei detenuti sia nato si forse  dalla breve esperienza avuta in carcere, ma soprattutto dalla migliaia di lettere  dei fan detenuti.

Un punto di svolta, dunque, nella vita di Cash, quel punto al quale tutti arrivano prima o poi nella vita, per un motivo o per un altro e da l quale si riparte senza dimenticare il passato.

“At Folsom Prison” è considerato da molti la raccolta  della musica migliore scritta da Johnny Cash semplicemente perché è la fotografia dell’artista. Come la fotografia a volte riesce ad immortalare la vera anima di qualcosa o qualcuno, questo disco forse è come mettere in controluce l’animo cupo di Cash per scorgere le sue mille sfaccettature spesso scomposte in tanti pezzi.
Forse è il disco che ritrae meglio di qualsiasi altro i riflessi della personalità dell’ “uomo  in nero” originario dell’Arkansas, uomo e artista caduto tante volte ma che ha saputo rialzarsi, sconfiggere  le proprie debolezze, i propri demoni e forse le proprie illusioni.

VALENTINA COPPARONI

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