Pubblicata l’enciclica ‘Laudato si’: l’ambiente torna al centro del mondo

IL PAPA BACCHETTA L’UOMO CHE DISTRUGGE IL PIANETA IN NOME DEL CONSUMO

di avv. Mary Basconi

UnknownIl nostro pianeta ci è stato donato da Dio, ed è la nostra casa. Avremmo dovuto curarlo e rispettarlo, ma (…) se lo sguardo percorre le regioni del nostro pianeta, ci si accorge subito che l’umanità ha deluso l’attesa divina.”

Con l’enciclica pubblicata lo scorso 18 giugno “LAUDATO SI’” , il Sommo Pontefice si pone un obiettivo preciso: parlare a tutti. Vuole entrare in dialogo con l’umanità intera per parlare dell’importanza della “cura della casa comune” rivolgendosi ad “ogni persona che abita questo pianeta”, cristiani e non, credenti e atei. E ci riesce. Benissimo. Perché, scorrendo le 192 pagine del documento, non ci si può non sentire chiamati in causa. Ciascuno di noi. Ogni essere umano che abita questa terra.

I progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo”. Inizia così la lunga riflessione sulla cura della nostra casa comune, che la Santa Sede consegna al mondo.

Diversi i temi trattati, ma un unico punto fermo: un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi, perché tutto nel mondo è intimamente connesso.

Non basta una generale sensibilità e attenzione al problema ambientale, occorre anche cambiare il modello di sviluppo della società. Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società. L’appello che il Papa rivolge al mondo è quello di cogliere questa sfida, urgente, grandissima e bella insieme, che si presenta alla “famiglia umana” affinché si adoperi nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale.

Ma Papa Francesco non si limita a fare un’analisi della situazione attuale. Con parole semplici ed una straordinaria forze delle idee, ci invita a riflettere e ci informa; coglie i sintomi dell’attuale situazione globale e soprattutto ne individua le cause, chiamandole ciascuna con il proprio nome, fino ad arrivare a proporre. Propone, Papa Francesco, un’ecologia che integri il posto specifico che l’uomo occupa in questo mondo e le sue relazioni con la realtà che lo circonda.

 

Punta il dito contro l’inquinamento, che colpisce quotidianamente ogni forma di vita presente sulla terra, e ribadisce la serietà del problema dei rifiuti osservando che “la terra si sta trasformando in un immenso deposito di immondizia”. Cita il fenomeno del riscaldamento globale e quello dei cambiamenti climatici, che avranno inevitabile effetto anche sulla disponibilità di risorse essenziali come l’acqua potabile: l’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza specie per i poveri del mondo. Nelle zone più povere d’acqua, la maggior parte della popolazione non ne ha accesso, e spesso, chi può accedervi si ammala per malattie legate ad intossicazioni dovute alla presenza di batteri o veleni. Tutto questo non può continuare ad essere tollerato, perché l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani.

Papa Francesco osserva che: “questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità”.

 

E non possiamo dimenticare che i cambiamenti climatici determineranno anche un impoverimento della biodiversità. Sotto questo aspetto il Pontefice non ritiene superfluo insistere sulla connessione di ogni creatura di questa terra, e ribadisce che “poiché tutte le creature sono connesse tra loro, di ognuna deve essere riconosciuto il valore” e tutti noi esseri creati “abbiamo bisogno gli uni degli altri”. Per questo non dovremmo rattristarci soltanto per i rischi corsi dai grandi mammiferi, ma dovremmo preoccuparci per il rischio di estinzione di ogni forma di biodiversità perché “ogni forma di vita è indispensabile per il funzionamento dell’ecosistema”.

 

Più volte nell’enciclica, il Papa richiama l’attenzione dell’umanità sulla grave iniquità planetaria e ci ricorda che tanto l’esperienza comune della vita ordinaria quanto la ricerca scientifica dimostrano che gli effetti più gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente più povera. Quando politici ed esperti parlano dell’impatto degli squilibri sulle zone più povere e degradate del mondo, lo fanno distrattamente, come ultimo argomento e come fosse un inevitabile effetto collaterale dell’inarrestabile processo di evoluzione. Sono problemi lontani perché lontane sono le persone sulle quali gli effetti dell’iniquità sociale ricadono. Per questo non hanno senso approcci accademici e sterili, ma serve un approccio all’ecologia, che sia soprattutto sociale.

 

Il Papa afferma che per poter responsabilmente affrontare la questione ambientale occorre un cambiamento di stile di vita con l’affermazione di una coscienza ecologica, che ognuno di noi deve aspirare a possedere per agire quotidianamente e globalmente in difesa del pianeta. Per realizzare una “cittadinanza ecologica” occorrono azioni concrete e quotidiane, tra cui il Papa cita la limitazione dell’uso dei condizionatori, la valorizzazione della produzione e del consumo equo solidale, ed una costante e seria attività di riciclaggio.

 

Papa Francesco raccomanda di evitare gli sprechi. In ambito di alimentazione, oggi sappiamo che il cibo sprecato corrisponde circa ad un terzo di quello acquistato. A questo proposito, il Papa ricorda che “il cibo che si butta via è come se lo si rubasse alla mensa del povero”.

 

Il Papa parla inoltre dell’esistenza di un debito ecologico tra il Nord ed il Sud del pianeta, connesso a squilibri commerciali. Spesso grandi multinazionali producono, nei paesi meno sviluppati, attività inquinante che non è loro permessa nei Paesi in cui apportano il capitale, con conseguenze devastanti sia per i danni ambientali che vengono prodotti durante la produzione, sia per gli effetti che permangono anche una volta terminata l’attività, tra cui disoccupazione, impoverimento delle risorse naturali, inquinamento dei fiumi.

 

Oggi, riflette Papa Francesco, il degrado ambientale e quello umano, sono intimamente connessi. Le continue distrazioni ci tolgono il coraggio di accorgerci della realtà di un modo limitato e finito, e qualsiasi cosa sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi di mercato. Il Papa denuncia inoltre il rischio concreto di nuove guerre a causa dell’esaurimento delle risorse. E le guerre costituiscono da sempre fonte di sofferenza ed impoverimento, ma oggi, pensando alle armi nucleari e biologiche, i danni potrebbero essere enormi se non addirittura definitivamente irrimediabili.

 

Il Papa chiede, anche alla politica, una maggiore attenzione per prevenire e risolvere le cause che possono dare origine a nuovi conflitti, ma è consapevole del fatto che “ il potere collegato con la finanza è quello che più resiste a tale sforzo, e i disegni politici spesso non hanno ampiezza di vedute”.

 

Il Papa ricorda ad ogni uomo che l’ambiente è un bene collettivo, patrimonio di tutta l’umanità e responsabilità di tutti. Chi ne possiede una parte, è solo per amministrarla a beneficio di tutti. Citando le riflessioni emerse in seno ad una conferenza dei Vescovi della Nuova Zelanda, il Pontefice si chiede, e ci chiede, che senso può avere il comandamento “non uccidere” quando un venti per cento della popolazione mondiale consuma risorse in misura tale da rubare alle nazioni povere e alle future generazioni ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere. Ed è sulla scorta di tale riflessione, che giunge ad affermare che l’attuale modello di sviluppo mondiale è divenuto del tutto insostenibile.

Il Papa critica il mito del progresso tecnologico. Partendo dalla macchina a vapore, alla rivoluzione biologica e digitale, passando attraverso il telegrafo e l’automobile, Papa Francesco afferma che seppure non possiamo non ringraziare la scienza per questi progressi, è pur vero che innovazioni come l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA, ci offrono un tremendo potere. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa, e la preoccupazione maggiore è che niente garantisce che chi lo detiene lo utilizzerà bene, perché “l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza”. La tecnica pertanto, dovrebbe tendere ad aiutarci a vivere meglio, e non ad impossessarsi di noi, né delle cose a cui viene applicata.

Ma il rispetto dell’ambiente, si legge nell’enciclica, non si esaurisce nel rispetto della natura. Occorre sviluppare un’ecologia culturale, perché insieme al patrimonio naturale c’è anche un patrimonio storico, artistico e culturale, ugualmente minacciato. La produzione industriale aggressiva, minaccia la sopravvivenza delle minoranze culturali che rischiano l’estinzione e che invece, quando rimangono nelle loro terre, sono quelle che meglio se ne prendono cura.

Il principio del bene comune, e la giustizia tra le generazioni sono temi che il Papa sottolinea più volte, e che tutti noi dovremmo avere a cuore, perché forse, suggerisce il Pontefice, è arrivato il momento per la società, di accettare il momento della decrescita. È necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti di sobrietà, diminuendo il consumo di energia e migliorando le condizioni del suo uso. L’uomo deve anche ricordare per rispettare l’ambiente, non deve solo avere cura del verde, ma adoperarsi affinché si creino le condizioni sociali per vivere serenamente, perché l’ambiente viene integrato anche dalle relazioni umane che ivi si sviluppano. Non dobbiamo dimenticare infine, che il bene comune si rivolge anche alle future generazioni, perché “l’ambiente si situa nella logica del ricevere. È un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva”.

E tutti noi dovremmo chiederci: “Che tipo di mondo vogliamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”. Siamo noi i primi interessati a trasmettere un pianeta abitabile per l’umanità che verrà dopo di noi. Perciò occorre reiterare l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà intergenerazionale.

In tutto questo, “degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale”. Papa Francesco chiama in causa le istituzioni mondiali: mancano istituzioni forti e leggi universalmente condivise, che includano limiti inviolabili e assicurino la protezione degli ecosistemi. Critica i Vertici Mondiali sull’ambiente i cui esiti risultano costantemente fallimentari perché “ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti”.

E di fronte a questo “immobilismo” internazionale finora riscontrato in tema ambientale, si contrappone l’onda d’urto propagatasi nella società civile e politica mondiale, che ha accolto l’enciclica con entusiasmo e soddisfazione; mostrando ammirazione per questa Chiesa che, con coraggio e fermezza, afferma che i problemi ambientali non sono soltanto danni da motivare scientificamente, ma diventano una questione etica e morale per l’umanità intera.

La speranza, è che l’entusiasmo di tutti si trasformi in dialogo e collaborazione, per reagire ed agire nel bene comune. Ed è una speranza che si fa sempre più concreta perché, ricorda Papa Francesco, “l’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”.

 

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