‘Mia piccola liberta’, ti chiamo per nome’

LIBRO DELLA CAPOROSSI SUL VALORE DELL’IO FEMMINILE

di Samantha Nisi 

FGeD cop Mia piccola libertà– Ancona – Prosa e poesia diventano organi della stessa creatura, dello stesso libro, della stessa “Piccola libertà” a cui Patrizia Caporossi dà vita e respiro, decidendo di chiamarla per nome. Un’opera che nasce spontanea, e che diventa poi una specie di diario intimo, sensibile, in maniera quasi casuale, senza che l’autrice se ne renda quasi conto, come dice lei stessa, mentre si sente chiamata a riflettersi, a specchiarsi “ad alta voce”.

Lory Nugnes e Floriana Coppola, profondamente coinvolte nel movimento di creazione e/o diffusione della cultura poetica, “Poeti Viandanti”, curano la prefazione di questo nuovo volume, militando con la scrittrice per una presa di coscienza dell’identità femminile unita al senso e al significato del gesto creativo, artistico. “Mia piccola libertà, ti chiamo per nome” cerca quindi di combattere quest’amnesia culturale del sé, ormai generalizzata, che inghiottisce la volontà di ricerca in noi stessi, ci inebetisce, lanciandoci verso un’insensata voglia di assecondare gli stereotipi odierni. Questi bozzetti di pensieri e (di) vissuti, (…) dalla grafia sospesa sul foglio, viaggiano su un filo che ci attraversa, muovendosi dentro e fuori di noi, intrecciano una tela: parlano del processo del “farsi persona”. Il lettore prende così le sembianze di un orecchio fantasma, un interlocutore alle volte presente e alle volte assente a cui l’autrice si rivolge. La Caporossi si mette a nudo dinnanzi a noi, invocando l’eco partecipativa del lettore. Grazie a questa “negoziazione dell’identità” ci sprona a valorizzare noi stessi, attraverso il genere della scrittura autobiografica. Quest’appello vuole rivolgersi in primis alle donne affinché, liberandosi dagli stereotipi e dai falsi valori, donino di nuovo valore al loro “io”, che non deve più vedersi mutilato o nascosto. Prepariamoci dunque ad un dialogo filosofico e lirico che fluisce naturale e spontaneo fino ad intrufolarsi nell’interiorità, fino a tradursi in scrittura dell’anima. Ogni parola merita attenzione, poiché si fa scrigno, celando molteplici significati.

Un libro che esige tempo per esser letto ed assimilato, non si accontenta della fredda attenzione di lettura, la scrittura vuole diluirsi nelle nostre iridi, fino ad arrivare in profondità.

Patrizia Caporossi, scrittrice, storica e filosofa anconetana, decide di ascoltarsi e di sentirsi, d’odorarsi e assaporarsi, di toccarsi, fino in fondo. In questa sua opera, che non è il primo prolungamento del suo forte e indipendente pensiero, si chiede come è possibile svelarsi in un ricordo e ritrovarsi poi dentro ad immagini scomparse, mentre viaggia sul flebile filo dell’interiorità. “J’écris pour me parcourir “, scriveva il francese Henri Michaux, viaggiatore per eccellenza, e lo stesso intimo, quasi mistico, percorrere se stessi lo troviamo nella Caporossi.

Controcorrente rispetto un mercato di professionisti che cerca di ingozzarci con centinaia di pagine da leggere in fretta, che rincretiniscono, la Caporossi riesce a lasciarci sazi con brevi frasi e versi intensi, giocando sul trapezio di una punteggiatura ribelle, di una sintassi funambola, sospesa.

L’attributo di questa libertà, piccola, vuole dirci che non esiste una libertà generale, ma piuttosto piccole e molteplici. Noi abbiamo dunque la possibilità di liberarci, passo dopo passo, procedendo per piccole libertà, consapevolezze, scoperte. Dobbiamo essere quindi in grado di riconoscere questa infante libertà, di chiamarla per nome.

(articolo tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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