SCIOCCANTI RIVELAZIONI DI VALLANZASCA SULLA MORTE DEL PIRATA E UN VIDEO DI SPORTMEDIASET.
di Avv. Tommaso Rossi (Studio Legale Associato Rossi-Papa-Copparoni)
La procura di Forlì riapre l’inchiesta sull’esclusione di Marco Pantani dal Giro d’Italia del 1999, quella mattina a Madonna di Campiglio che ha posto il primo mattone verso la fine tragica del “Pirata”.Roberto Rempi, medico della Mercatone Uno, racconta le stranezze dell’ematocrito del Pirata: «La sera del 4 giugno Pantani si misurò in hotel l’ematocrito. Aveva 48 e piastrine normali. Il test del 5 segna invece 51,9 con piastrine sballate. Marco viene squalificato ma va a Imola per un nuovo test: l’ematocrito è di nuovo a 48 con piastrine normali».
Contemporaneamente SportMediaset e in particolare il giornalista Davide De Zan approfondiscono con una dettagliata inchiesta l’altro filone, vagliato dalla Procura di Rimini. La morte del Pirata e il presunto inquinamento probatorio successivo. In un video trasmesso
dalla trasmissione di Italia Uno (che sotto potete vedere cliccando nell’apposito link) emergono strane ombre su un suicidio che non ha mai convinto nessuno, ed in particolare mamma Tonina. Parliamo di un lavandino che secondo un testimone era al centro della stanza subito dopo il ritrovamento del corpo del Pirata, e che invece nel video appare al suo posto in bagno. Parliamo di una bottiglia sul comodino del Pirata, mai repertata e analizzata. E parliamo soprattutto di tante cose toccate senza guanti dai militari intervenuti, di tante cose non repertate e in generale di una scena del crimine fortemente e irrimediabilmente contaminata.
Ecco lo scambio di battute tra Dezan e il generale Garofalo, capo dei Ris di Parma dal 1995 al 2009, intervenuto alla trasmissione. per analizzare le immagini trasmesse
Dezan: “Entriamo nella stanza di Pantani, il 14 febbraio 2004. Ci sono persone che camminano dove è morto il Pirata: senza guanti, senza nessuna protezione e toccano un po’ di tutto. Entriamo nella camera da letto, c’è la bottiglia che non è mai stata presa in esame e che potrebbe essere servita per far ingerire a Marco -come si suppone- la quantità letale di cocaina. Il medico legale chiede di prenderla in esame, gli dicono di non toccarla. Poi un rumore di posate, che cadono a terra”.
Gen. Garofano: “Sono immagini che dimostrano purtroppo come ci sia stata poca attenzione nell’entrare sulla scena”.
Dezan: “Il medico legale chiede di poter toccare la bottiglia. Non gli viene permesso”.
Gen. Garofano: “Il medico che vuole toccare un oggetto senza guanti, mi preoccupa, significa avere poca attenzione a non contaminare la scena. Non gli è stato consentito. Ma ancor di più è sconvolgente che quella bottiglia non sia mai stata presa in esame per eventuali impronte o per esaminare tracce di Dna”.
Dezan: “Il filmato dura 51 minuti su 3 ore di perlustrazione. Cosa si può pensare?”.
Gen. Garofano: “Purtroppo il fatto prevelente e che le vostre immagini documentano, è che gli investigatori istituzionali sono entrati senza nela stanza dove è morto Pantani senza alcun tipo di protezione, senza precauzioni, e la scena del crimine risulta a quel punto compromessa”.
Insomma, a distanza di anni, non c’è ancora pace per il povero Marco Pantani, un campione fragile forse ucciso per mano di altri sin dal giorno maledetto di Campiglio.
Forse è solo un modo per la famiglia di Marco e i tanti tifosi che ancora ha in tutto il mondo di aggrapparsi alla speranza che ci deve essere per forza un’altra verità. Che quel campione che aveva saputo rialzarsi nei pedali dopo tanti infortuni e cadute sportive non poteva arrendersi al doping prima e alla cocaina poi.
Magari le nuove indagini non restituiranno un Pantani diverso da quello che è oggi scritto nelle pagine polverose della storia, ma almeno dovranno fare chiarezza dove ancora la nebbia offusca la verità.
Solo così Marco, sua mamma Tonina, e tutti noi innamorati dello sport potremmo finalmente trovare pace.
E ricordare Il Pirata solo per quelle strepitose alzate sui pedali, togliendosi la bandana, sulle vette di Giro e Tour dove solo i più grandi hanno impresso il loro nome nella storia, rendendola leggenda.
